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Rubinaccio di Ortofrutta Italia: i danni causati dal Cinipide si estendono

Castagne: crolla la produzione in Campania, regione leader con il Lazio

"E' vero che, in alcune aree del Paese, la lotta al parassita del castagno Cinipide inizia a dare i primi frutti, ma da quest'anno è messo fuori gioco anche l'importantissimo areale produttivo avellinese: l'emergenza, per la castagna italiana, è dunque tutt'altro che esaurita, anzi".

Giampaolo Rubinaccio
(foto a destra), coordinatore dell'area frutta a guscio dell'organismo Interprofessionale Ortofrutta Italia e produttore di castagne a Quindici (AV), interviene, dati alla mano, dopo la pubblicazione dell'articolo di FreshPlaza di ieri (vedi qui) per sottolineare quanto sia drammatico il quadro generale malgrado alcune regioni del Nord, in primis Piemonte e Toscana, denotino una ripresa rispetto al 2012.

"In realtà si tratta di aree di importanza marginale - prosegue Rubinaccio - in Campania invece ci sono quattro Comuni che, da soli, producono tante castagne quanto la Toscana; così come, nel Lazio, la produzione castanicola di una decina di aziende è pari a quella dell'intero Piemonte. Intendiamoci, è ovviamente positivo che la lotta al Cinipide stia portando risultati ma occorre dire chiaramente che laddove le castagne fanno seriamente reddito si stanno verificando, anche se in modo silente, fenomeni di tragedia produttiva e sociale."



Parole perentorie quelle di Rubinaccio, che analizza le performance del mercato italiano negli ultimi anni: "La Campania è stata l'ultima a subire gli effetti del parassita, tanto che nel 2011 e nel 2012 il prezzo medio al produttore campano - l'unico a detenere ancora castagne - era di oltre i 2,50 euro al chilo. Alla fine della scorsa stagione vi sono state aree come quelle di Montella-Bagnoli, Serino, Cilento e Alto Casertano contaminate dal parassita, tanto che la castagna dell'areale di Avellino, l'unica a essere parzialmente risparmiata, era quotata al produttore circa 3 euro al chilo. Adesso anche l'avellinese è crollato: solo alcune aziende di Quindici e Moschiano hanno un po' di materia prima, che raggiunge quotazioni da trattativa privata."

"Insomma, il Nord denota una ripresa produttiva, ma siamo nell'ordine di decimali rispetto al potenziale produttivo laziale e campano: il quadro generale resta allarmante", ribadisce Rubinaccio.

"Non capisco l'euforia di qualcuno: come sistema-Italia abbiamo sì migliorato, ma manca all'appello circa l'80% della castanicoltura del Paese. Così come non bisogna in alcun modo giustificare quanto è avvenuto sul fronte dell'import, anche con riferimento al prodotto non comunitario."

Dati Istat 1999-2007: da Campania e Lazio veniva il 67% della produzione
Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, il valore delle produzioni castanicole, nella media del periodo 1999-2007, era di circa 46 milioni di euro; la Campania da sola contribuiva per 19,6 milioni di euro (il 42% del totale nazionale), nettamente prima davanti al Lazio che "valeva" 11,4 milioni di euro (25%). Staccate le altre regioni: Calabria 4,6 milioni di euro (10%), Toscana 4,5 milioni di euro (10%), Piemonte 2,4 milioni (5%), Emilia Romagna e Lombardia 1 milione circa ciascuno (2%).

Una graduatoria che oggi sarebbe tutta da rivedere, con numeri pesantemente ridimensionati dei devastanti effetti del Cinipide che ha tagliato le gambe ad una delle produzioni tipiche del "made in Italy" di qualità.

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