Afghanistan: dalla Cooperazione italiana 6,2 milioni di euro per l'agricoltura

Oltre sei milioni di euro dalla Cooperazione italiana per migliorare le condizioni sociali ed economiche degli agricoltori nelle province afghane di Herat, Baghdis, Farah e Ghor. Il programma S.A.R.S. finanziato dalla Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri è partito con l'accordo firmato il 22 dicembre 2010 dall'ambasciatore italiano Claudio Glaentzer, il ministro delle Finanze di Kabul, Omar Zakhilwal, e il viceministro dell'Agricoltura, Abdul Ghani Ghuryani.

Con una donazione di 6,2 milioni la Cooperazione sosterrà il ministero dell'Agricoltura e quello dello Sviluppo Rurale, sia a livello centrale sia periferico, nella gestione integrata di iniziative che si inseriscono nei programmi nazionali del Governo.

Favorendo sinergie tra i due dicasteri, l'intervento mira a sostenere il reddito degli agricoltori attraverso la creazione di filiere che permettano al prodotto della terra di arrivare al mercato locale e internazionale. Colture ad alto reddito come lo zafferano, il pistacchio nell'area settentrionale (Baghdis), il melograno nella zona di Farah, la mela per la provincia di Ghor, l'uva da consumo fresco o trasformata nel territorio di Herat.

Ma non sarà trascurato, si legge in una nota della Cooperazione a Kabul, "un prodotto di tradizionale sostegno agricolo come il grano, al fine di migliorarne la raccolta e l'appropriato stoccaggio per aiutare gli agricoltori a ridurre le perdite di produzione che si aggirano intorno al 30 per cento, ed evitare così la caduta dei prezzi".

Esperti afghani e italiani lavoreranno fianco a fianco per assicurare che il finanziamento italiano possa ricadere a beneficio delle popolazioni dei distretti agricoli. Una componente del programma sarà dedicata a interventi di gestione delle risorse naturali e in particolare di riforestazione e controllo dell'erosione del suolo, nel tentativo di restituire alla Regione Occidentale parte delle foreste che una volta la ricoprivano e che oggi sono scomparse quasi del tutto. 

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