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Modena: sempre piu' lavoratori italiani si offrono per la raccolta di frutta

La crisi occupazionale ha fatto riscoprire l’agricoltura ai modenesi, che in misura maggiore fanno richiesta di assunzione per la raccolta della frutta, da anni ormai una attività svolta prevalentemente da lavoratori stranieri. Così, un’attività che negli scorsi decenni serviva agli studenti per guadagnare qualche soldo per le vacanze durante l’estate, ora è diventato un modo per arrotondare i magri stipendi, se non addirittura per sbarcare il lunario.

E’ il caso di dire che il settore primario contribuisce, seppur in parte, a contenere una recessione generalizzata "che subiscono anche i produttori agricoli — spiega la Cia di Modena — ma che è un settore, a differenza di altri, in grado di reagire meglio alle difficoltà economiche".

I segnali eloquenti della crisi e del conseguente 'ritorno' all’agricoltura è la crescente richiesta di impiego nelle campagne stagionali di raccolta della frutta, quando in estate i produttori hanno la necessità di avere a disposizione più manodopera per le attività aziendali. Da pochi giorni, ad esempio, ha preso il via la raccolta di una delle le produzioni d’eccellenza del modenese, quella delle pere, che in provincia è coltivata su di una superficie di circa 9.000 ettari. Si tratta di una coltura che rappresenta un quarto di tutto il raccolto nazionale, in particolare con la 'regina' delle pere, ovvero la varietà Abate.

"L’annata è buona sul piano produttivo, ma lascerà l’amaro in bocca ai coltivatori che hanno visto lievitare i costi assicurativi a causa del mancato rifinanziamento di un fondo creato per abbattere i costi assicurati", spiega Giorgio Tusini, imprenditore agricolo di San Prospero e responsabile per Confagricoltura del settore frutticolo. Tusini, che ha una superficie investita a pere di circa 90 ettari, si riferisce al Fondo di solidarietà nazionale, un plafond che quest’anno, dopo ripetute promesse governative, non è ancora stato messo disposizione dei produttori per abbatte i costi delle polizze.

"Questo atteggiamento si tradurrà in un raddoppio dei costi produttivi — dice ancora Tusini — e molti produttori non saranno in grado di sopportare oneri così pesanti". Il frutticoltore sollecita anche i Consorzi di difesa grandine affinché si facciano carico, nei confronti del governo, di sbloccare le risorse previste dalla normativa.

Non è indenne dalla crisi la produzione di mele estive, una nicchia di mercato altamente specializzata del territorio modenese. Quest’anno le quotazioni all’origine della varietà gala, la prima mela che consumiamo in questo periodo, non supera i 20 centesimi a fronte di costi produttivi che sfiorano i 34 centesimi, quando invece sui banchi della spesa valgono da 1,20 a 1,30 euro.

Gli agricoltori segnalano inoltre le vendite promozionali 'selvagge' e i 'sottocosto' da parte della Grande distribuzione. "A stagione frutticola inoltrata — fa sapere la Confederazione italiana agricoltori di Modena — invitiamo la grande distribuzione o a mantenere prezzi equilibrati delle produzioni valorizzandone l’alta qualità, perché l’andamento del prezzo in campagna tende ancora una volta ad un’eccessiva penalizzazione di questa parte produttiva della filiera".

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