"Basta con la caccia alle streghe"

Rincaro dei prezzi alimentari: la parola alla GDO



Lo scorso 20 settembre 2008, in occasione delle celebrazioni per il decennale della cooperativa CPR System (vedi anche articolo correlato), si è tenuta anche un'interessante tavola rotonda dal titolo: "Nuove Sfide della Filiera Agroalimentare: efficienza logistica, riduzione dei rifiuti e risparmio energetico", nella quale si è fatto il punto sulla scottante questione del rincaro dei prezzi dei generi ortofrutticoli e alimentari lungo la filiera che va dal campo alla tavola.

Tra le personalità intervenute al dibattito, Vincenzo Tassinari (Presidente Coop Italia) e Francesco Pugliese (Direttore Generale Conad) hanno presentato la situazione, vista dall'ottica delle grandi catene di distribuzione.

Secondo Tassinari (nella foto), la problematica dei prezzi non si risolve con un clima di caccia alle streghe o di "tutti contro tutti". "Bisogna partire dal presupposto - ha spiegato Tassinari - che l'Italia è al 64mo posto al mondo in termini di capacità competitiva. Praticamente siamo dietro a paesi come l'Albania o la Mongolia. Se non affrontiamo il nodo della competitività del sistema Italia nel suo complesso, è inutile prendersela con il mondo della grande distribuzione, la cui finalità principale è quella di mantenere la propria clientela e di rispondere dunque alle sue esigenze nel migliore dei modi, non certo quella di speculare sui prezzi".

Secondo Tassinari, il rincaro dei prezzi discende principalmente da due ragioni, una di ordine generale, l'altra di ordine nazionale: in primis la speculazione da parte delle "mani forti" della finanza internazionale, che possono "giocare" con strumenti a leva (come i contratti cosiddetti derivati) anche sulle materie prime agricole. La seconda è da individuarsi nell'incremento delle voci di costo, tanto più difficile da ammortizzare in un contesto di inefficienza della catena logistica, quale quello italiano. "L'unica soluzione - sottolinea Tassinari - è la cooperazione, non la lotta tra i diversi anelli della filiera. Non si possono seriamente considerare risposte valide al problema dei prezzi misure come i Farmers Market, che pesano una percentuale minima nel contesto generale. I problemi vanno superati in modo razionale, pragmatico e programmatico, non con misure puramente demagogiche e marginali".

Da parte sua, Francesco Pugliese (nella foto) ha ricordato che, seppure la voce alimentare è motivo di preoccupazione per i consumatori, essa costituisce pur sempre solo un 16% delle voci complessive di spesa. "Ho l'impressione - dichiara Pugliese - che per mascherare ben altri e maggiori problemi si stiano puntando i riflettori sui prezzi del cibo, in specie pane, pasta, frutta e verdura. E tutto il resto? I costi del gasolio, delle bollette, dei mutui a tasso variabile? Qui il vero problema è il reddito degli italiani, rimasto praticamente al palo da dieci anni".

Secondo Pugliese, le proposte fin qui avanzate, come per esempio l'idea di una filiera a "km zero" sono del tutto irrazionali, se non potenzialmente dannose: "Chi si occupa infatti dei controlli sulla sicurezza alimentare dei cosiddetti prodotti a chilometro zero? - si domanda Pugliese - Chi ci guadagna? Chi ci rimette? Siamo certi che non ci siano rischi per la salute dei consumatori? Forse bisognerebbe spiegare le cose in modo più chiaro e onesto. Nessuno menziona, per esempio, che i circa 3.000 autotreni che valicano il Brennero ogni notte e che sul nostro territorio nazionale viaggiano su gomma (con i relativi costi energetici e ambientali), appena passano le Alpi vanno invece su rotaia! Una logistica avanzata, al momento impensabile in Italia".

Per quanto riguarda invece la proposta di inserire il "doppio prezzo" (alla produzione e alla distribuzione) sugli scaffali della GDO, Vincenzo Tassinari si chiede: "Ma ci rendiamo conto? E come farei poi io a promuovere il prodotto italiano, nel momento in cui vado a mettere, per esempio, il prezzo alla produzione dell'arancia spagnola o di quella sudamericana, che sono assolutamente non comparabili con quanto ricava il produttore italiano? Come lo spiego poi al consumatore che però il prodotto italiano è migliore, anche se costa di più?". Il dibattito appare dunque quantomai aperto.

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