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Georgia: una nazione fortemente ridimensionata a seguito delle secessioni


Lo scontro nella regione della Georgia muta fortemente la sua geoeconomia. Le prime cifre parlano da sole: il territorio è stato sino ad oggi di 69.700 Kmq. Ma con la recente secessione delle due realtà regionali perde 12.500 kmq. e quindi si riduce a 57.200 kmq. Quanto a popolazione, il Paese, che aveva 4.640.000 abitanti, con la perdita dell’Ossezia del Sud (70.000 abitanti) e dell’Abkhazia (533.800) si riduce ad una popolazione di 4.036.200.

Ma il colpo maggiore è per l’economia nazionale di Tbilisi, che in seguito alle divisioni si ritrova a perdere uno dei suoi porti strategici del mar Nero: quello di Suchumi. Ci sono poi le importanti spiagge turistiche di Gagra (che vanta una stazione termale nota in tutto il territorio dell’ex Unione Sovietica), Pitsunda, Novij Afon e Gudauta che da oggi non consegneranno più alle casse della Georgia i frutti di un importante giro di turisti provenienti da ogni parte del mondo.

Ed è crisi ancora più seria perché non ci sarà più l’apporto di quell’agricoltura ossetina ed abkhaza che ha contribuito sempre ad equilibrare il livello delle esportazioni nazionali. Va infatti rilevato che questo settore dell’economia locale ha avuto uno sviluppo particolare proprio nelle regioni che ora si staccano da quella Tbilisi considerata "casa-madre".

E’ appunto nelle valli ossetine ed abkhaze che, a partire dal 1992, era stato avviato un programma di privatizzazione della terra che ha poi dato frutti notevoli dal momento che proprio quelle aree sono in grado di fornire buone quantità di prodotti pregiati (soprattutto agrumi, viti, con significativa produzione vinicola), e, sempre tra i prodotti commerciali, barbabietola da zucchero, tabacco, oli aromatici. E non solo questo, perchè la presenza di vaste aree forestali (39% del territorio) ha qui reso possibile la formazione di una significativa industria del legname.

La Georgia dovrà ora fare i conti anche con altri settori - un tempo trainanti - che verranno a mancare. Perché le nuove realtà nazionali si prenderanno buona parte delle risorse del sottosuolo (carbone, petrolio, gas naturale, manganese) e anche quelle idriche soprattuto della regione dell’Abkhazia in grado, sino ad oggi, di alimentare la produzione elettrica di gran parte della Georgia.

Fonte: altrenotizie.org

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