L'intervento dell'avvocato Gualtiero Roveda

Incauto acquisto: quando il limite al prezzo stracciato e' legale, oltre che morale

Capita talvolta che frutta e verdura vengano scambiate a cifre talmente basse, che la loro origine può destare sospetti. Potrebbe trattarsi, ad esempio, di merci sottratte in maniera illecita (in una sola occasione, sono stati sottratti da un'unica azienda anche centinaia di quintali di merce), o acquistate sottocosto operando pressioni indebite; tutto ciò determina in ogni caso una perdita per il produttore. Chiediamo all'avvocato Gualtiero Roveda, consulente di Fruitimprese, alcuni chiarimenti sull'argomento.

FreshPlaza (FP): In quali responsabilità può incorrere l'imprenditore che acquista una partita di frutta, di dubbia provenienza, a un prezzo manifestamente inferiore a quello di mercato?

Gualtiero Roveda (GR): In capo all'acquirente si possono profilare responsabilità di natura penale e civile. Sotto il primo aspetto, potrebbero configurarsi o il delitto di ricettazione ex art. 648 c.p. o la contravvenzione di cui all'art. 712 c.p. acquisto di cose di sospetta provenienza; sotto il secondo l'obbligo di risarcire il danno conseguente al reato.

FP: Quando può configurarsi la "ricettazione" e quando "l'acquisto di cose di sospetta provenienza"?
GR: E' rilevante l'elemento psicologico. Il legislatore, con la fattispecie di cui all'art. 712 c.p., vuole punire la condotta di disattenzione, distrazione, negligenza in merito al dubbio sulla provenienza della cosa. Nella ricettazione, invece, è richiesta una consapevolezza maggiore, che si pone su un gradino immediatamente superiore rispetto al mero sospetto, delineandosi in termini di rappresentazione da parte dell'acquirente della effettiva possibilità della provenienza della cosa da un furto.

FP: L'operatore ortofrutticolo, esperto acquirente, farà fatica a giustificare merce acquistata a un prezzo troppo basso.
GR: Certo. Gli operatori del settore conoscono i prezzi di mercato al centesimo. Inoltre, vi sono precisi obblighi relativi alla tracciabilità dei prodotti, imposta dalla legislazione europea. In ragione di ciò, dal momento della raccolta, questi devono mantenere la loro identificazione in tutte le fasi, sino allo stabilimento di lavorazione. Non è facile sfuggire, pertanto, alla contestazione più grave. L'acquirente, esperto del settore, potrebbe essere accusato del reato meno grave, ex art. 712 c.p., solo nel caso in cui fosse stato rassicurato in modo convincente in merito alla provenienza e alla natura del buon affare che gli viene proposto. In questo caso, gli si potrebbe solo contestare un atteggiamento negligente, imprudente, dinanzi al dubbio sulla provenienza della cosa. Si ritiene, infatti, che la contravvenzione sussista ogni qualvolta l'acquisto avvenga in presenza di condizioni che obiettivamente avrebbero dovuto indurre al sospetto. Si deve aver sempre presente che l'avidità, connessa all'occasione di poter concludere un affare vantaggioso e conveniente, può far scendere pericolosamente la soglia critica dell'attenzione.



FP: Sotto il profilo civile a quali conseguenze si espone l'incauto acquirente?
GR:
Il diritto di ottenere il risarcimento dei danni si fonda sulle conseguenze dannose immediate e dirette del reato. Vale in proposito il principio di diritto secondo cui la valutazione del danno patrimoniale cagionato dal reato non deve avere esclusivo riguardo al valore economico della cosa ricettata, ma deve fare riferimento a tutti i danni patrimoniali oggettivamente prodotti alla persona offesa dal reato, quale conseguenza diretta del fatto illecito e perciò ad esso riconducibili.

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