"Il 2025 è stato un anno record per il nostro export (6,7 miliardi euro) ma il futuro della nostra ortofrutta resta a rischio, le aziende agricole non trovano più personale esperto né giovani da formare: c'è un buco di almeno 100.000 lavoratori". Si è aperta con questa cruda consapevolezza la 77ª Assemblea annuale di Fruitimprese, svoltasi ieri 16 aprile 2026 a Roma. In una fase in cui l'ortofrutta italiana è chiamata a misurarsi con i costi di produzione, le regole e la competitività globale, l'associazione ha scelto di mettere al centro dei lavori il fattore più critico per lo sviluppo dell'intera filiera: la manodopera.
© Giancarlo Fabbri | FreshPlaza.it
L'evento ha visto un rapido ma incisivo passaggio istituzionale. Il Ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha riassunto la linea strategica del governo nel trinomio "proteggere, promuovere, produrre". Ha ricordato l'impegno istituzionale per salvaguardare le produzioni, citando in particolare la vitale deroga europea ottenuta per l'uso del fitoregolatore Dormex a tutela del kiwi, che non lascia residui sulla frutta, e ha rivendicato la recente approvazione di una storica legge per la tutela del Made in Italy agroalimentare e il contrasto all'Italian Sounding.
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Sulla stessa lunghezza d'onda il saluto di Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, che ha spronato l'Europa a ritrovare centralità, ribadendo che nell'umiltà del confronto e lavorando insieme si potranno "costruire tante opportunità sia per il comparto agricolo, sia per l'industria, sia per la cooperazione, sia per la logistica".
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A margine dei saluti, l'On. Paolo De Castro ha lanciato una "provocazione" contro le "fake news" e le "trasmissioni scandalistiche" che colpiscono ingiustamente il settore. Sottolineando il paradosso di un'opinione pubblica allarmata sui fitofarmaci nonostante le aziende italiane abbiano "ridotto il 50% di principi attivi" innalzando la qualità ai vertici mondiali, De Castro ha esortato la filiera a smettere di difendersi: "Questo tema della comunicazione non è più il caso di affrontarlo in maniera passiva, dobbiamo passare a una maggiore energia e aggressività ed essere orgogliosi di quello che il nostro sistema ortofrutticolo ha fatto".
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La relazione del presidente Marco Salvi: record export e un buco da 100.000 lavoratori
L'assemblea è entrata nel vivo con la dettagliata relazione del presidente Marco Salvi, che ha delineato i forti chiaroscuri in cui è immerso il comparto ortofrutticolo. Da un lato, il dinamismo delle aziende ha portato l'export a nuovi primati. "L'anno 2025 segna un nuovo primato per le esportazioni di ortofrutta fresca", ha evidenziato Salvi, con un valore di "6,7 miliardi euro" (in aumento dell'11%) e sfiorando i 4 milioni di tonnellate esportate (+8,1%). Numeri trainati da campioni dell'export come le mele, che hanno superato "1 milione di tonnellate esportate" e generato "oltre 1,1 miliardi di euro" in valore, seguiti dagli ottimi risultati per uva da tavola e kiwi. Tuttavia, le crisi geopolitiche rischiano di penalizzare fortemente il commercio, rendendo vitale "accelerare sull'apertura dei nuovi mercati", in particolare in Cina e Messico per le mele e in Sudafrica e Brasile per l'uva da tavola.
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Ma "l'ipoteca più grande sul futuro del settore" è la carenza di addetti. Il presidente ha lanciato un avvertimento allarmante: "Negli ultimi anni si è venuto a creare un vero e proprio buco negli organici delle aziende agricole che non hanno più trovato maestranze esperte, né personale da formare". "Oggi la situazione è drammatica", ha incalzato Salvi, avvertendo che le aziende "sono costrette spesso a rinunciare a investimenti ed espansioni".
Le soluzioni messe in campo finora "si sono dimostrate solamente dei palliativi". Anche il recente accordo pilota siglato dal Ministero con l'Uzbekistan per l'arrivo di 50 lavoratori "è da lodare, ma oggi non basta", considerando che "il settore ha bisogno di 100.000 persone". La farraginosa burocrazia del Decreto Flussi, ha ricordato Salvi, ha creato "sacche di illegalità", intrappolando in Italia decine di migliaia di stranieri in attesa del rinnovo dei permessi, mentre "i giovani disposti a lavorare nei campi sono pochissimi e disincentivati da un sistema, quello della disoccupazione agricola, che li spinge a limitare il numero di giornate lavorate".
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Non sono mancate aspre critiche alle politiche UE. Salvi ha puntato il dito contro la perdurante "decimazione" degli agrofarmaci a protezione delle colture, che ha spinto molti produttori italiani di kiwi a delocalizzare in Grecia. Ugualmente inaccettabile è stato definito il dossier imballaggi (PPWR), che metterà al bando dal 2030 le confezioni in plastica per l'ortofrutta sotto gli 1,5 kg, sebbene esse rappresentino "solo lo 0,8% del totale delle confezioni in plastica", mentre la filiera ha salutato con entusiasmo il via libera italiano alla sperimentazione in campo aperto delle TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita).
La voce tecnico-giuridica: l'analisi del prof. Giulio D'Imperio
A inquadrare la carenza di manodopera dentro norme e criticità operative è intervenuto il prof. Giulio D'Imperio, accademico e consulente del lavoro. I dati INPS presentati dal professore sono l'impietoso specchio di un settore che invecchia: su oltre 1,1 milioni di operai agricoli censiti nel 2024, vi è una concentrazione nella fascia tra i 50 e i 54 anni (115.917 addetti), mentre l'ingresso dei giovani è irrilevante.
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D'Imperio ha paragonato il nostro sistema ingessato a quello dei grandi competitor europei: in Grecia sopravvive il lavoro migrante "in maniera informale" a causa degli scarsi controlli ispettivi, in Spagna si assumono stagionali "direttamente in Marocco" tramite snelle agenzie interinali, e in Germania operano contratti stagionali agili, salari minimi garantiti e solidi accordi bilaterali con i paesi terzi per la "totalizzazione dei contributi" e l'esportabilità delle pensioni.
Per l'Italia, il professore ha accolto con speranza una recentissima novità normativa: "Il Consiglio dei Ministri ha approvato il permesso unico di soggiorno. Mi auguro serva a snellire e a facilitare le procedure per poter utilizzare lavoratori extracomunitari", evitando loro di dover ripetere l'iter dei flussi. Ha infine spronato le imprese a fare uso di istituti formativi ignorati, come "il contratto di apprendistato professionalizzante" per l'agricoltura e i tirocini formativi extracurricolari, oltre al sistema scuola-lavoro.
Contributi a tutto campo dai sindacati e dagli esperti
La composizione della tavola rotonda, coordinata da Silvia Marzialetti, giornalista di Radiocor - Il Sole 24 Ore, ha evidenziato la volontà di affrontare l'emergenza in una prospettiva strutturale, riunendo rappresentanti industriali e parti sociali.
Roberto Caponi (Confagricoltura) ha ribadito che la mancanza di addetti nei campi è un vero "dramma" perché dettato dai cicli biologici: "Non è come in altri settori produttivi, dove alcune lavorazioni si possono procrastinare. I raccolti o si fanno quando serve o si butta via il lavoro di un intero anno". Ha difeso la disoccupazione agricola definendola "un ammortizzatore sociale senza il quale non troveremmo nessuno", ma ha lanciato l'allarme sugli appalti truffaldini: per sopperire alla mancanza di braccia, le aziende si affidano a terzi rischiando di scivolare nella "fornitura fraudolenta di manodopera".
© Giancarlo Fabbri | FreshPlaza.itDa sinistra a destra: Carlo Bevini, Plant General Manager San Felice SP – DS Smith Packaging Italia, Roberto Caponi, Direttore Generale Confagricoltura, Silvia Guaraldi, Segretaria Nazionale FLAI-CGIL,Vincenzo Dell'Orefice, Segreteria generale FISASCAT CISL, Romano Magrini, Responsabile Lavoro Coldiretti, Antonio Vargiu, Segreteria Nazionale UILTUCS e la moderatrice.
A fare eco su questo rischio è stato Romano Magrini (Coldiretti), che ha denunciato il business delle false cooperative: "Nel 99% dei casi la sede legale è un garage con una serranda tirata giù. Paradossalmente noi subiamo il caporalato delle imprese senza terra a discapito dei lavoratori". Magrini ha invocato uno snellimento del Decreto Flussi, dove "il vero problema non sono i numeri, ma la velocità nel dare risposta", e ha invitato le istituzioni a sanare la posizione dei lavoratori extracomunitari bloccati in Italia con documenti scaduti.
Sul versante sindacale, Silvia Guaraldi (FLAI-CGIL) ha difeso con fermezza la disoccupazione agricola, snocciolando i dati di un comparto dai salari esigui: "La media ISTAT 2023 di stipendi degli operai agricoli maschi è di 7.200 euro, femmine 5.400". Guaraldi ha sottolineato l'urgenza di regolarizzare i migranti per evitare che finiscano nelle mani del caporalato, diventando "carne da macello per lo sfruttamento e per i delinquenti", e ha rilanciato il ruolo virtuoso delle reti territoriali del lavoro capaci di organizzare l'incrocio tra offerta e trasporti locali sicuri.
Vincenzo Dell'Orefice (FISASCAT CISL) ha evidenziato l'imprescindibile utilità del Contratto Nazionale firmato con Fruitimprese per normare la flessibilità, suggerendo di sfruttare le "convenzioni territoriali" per modulare tempi e reclutamento a livello locale.
Antonio Vargiu (UILTuCS) ha spostato l'ottica sul "lavoro povero" che affligge 6 milioni di italiani, chiedendo di fare fronte comune affinché le dinamiche conflittuali e i ribassi imposti dalla "grande distribuzione organizzata" non si ripercuotano lungo la filiera a scapito di salari e tenuta aziendale.
L'industria dell'imballaggio ha offerto uno sguardo complementare con Carlo Bevini (DS Smith Packaging Italia). Notando che la disaffezione al lavoro manuale colpisce l'intero sistema logistico e dei servizi, non solo quello della produzione in campo, Bevini ha auspicato che l'adozione, ad esempio, di macchine in grado di montare scatole in automatico sia un passo decisivo per rispondere alla sfida.
I robot nei frutteti: la visione di Unitec
E di fatti, a fronte di un capitale umano sempre più introvabile, la risposta finale non può che arrivare dall'innovazione tecnologica. L'intervento in chiusura di Angelo Benedetti, presidente di Unitec e sponsor dell'evento, ha catapultato i presenti nel prossimo futuro.
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"Tutti quelli che hanno parlato prima di me hanno elencato le difficoltà a gestire la manodopera", ha esordito Benedetti. "Vediamo se è possibile allora supplire a tale carenza con le macchine, l'automazione e la robotica". Unitec seleziona già, grazie alle sue tecnologie avanzate, "450 miliardi di frutti ogni anno" nei magazzini globali. Inoltre, azzera la manodopera in fasi faticose come lo svuotamento bins, la selezione qualitativa interna ed esterna e l'incassettamento. La rivoluzione attesa è però lo spostamento di questi automi all'aperto, nei campi.
Benedetti ha proiettato video di prototipi operativi dotati di avanzati sistemi di visione e bracci aspiranti, che staccano il frutto riconoscendone in autonomia la maturazione. "A maggio-luglio andremo in campo con i test finali", ha annunciato, assicurando che "pensare che nel 2027 siamo in grado di raccogliere kiwi, mele, pesche, susine tramite delle macchine è una cosa reale". Per aggirare il costo di acquisto per aziende che raccolgono un solo mese all'anno, Unitec proporrà un sistema di "affitto per la raccolta". La conclusione è stata inequivocabile: "L'investimento in tecnologia si ripaga da solo".
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In conclusione, l'assemblea di Fruitimprese non è solo un momento associativo, ma un tavolo in cui la filiera prova a dare una risposta condivisa alla questione più delicata del presente: garantire lavoro, continuità produttiva e competitività a un comparto che vale occupazione, export e presidio del territorio. E mentre la burocrazia fatica a stare al passo con le esigenze del settore, la via dell'automazione traccia una strada che l'ortofrutta italiana è ormai destinata a percorrere.