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Fondazione Agrion

Moria del kiwi in Piemonte: le linee guida

Si è tenuto in questi giorni presso la Fondazione Agrion un incontro dedicato alla moria del kiwi per fare il punto della situazione e presentare i risultati delle ricerche attuate in questi anni (Progetto KIRIS) grazie ai finanziamenti di Regione Piemonte e Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo.

L'incontro ha visto la partecipazione di più di 200 persone tra operatori del settore tecnici e ricercatori.

Introducendo i lavori l'Assessore regionale Marco Protopapa ha affermato: "La coltivazione del kiwi in Piemonte continua ad avere, nonostante le difficoltà, un ruolo strategico nello sviluppo della filiera frutticola piemontese. Pertanto come Regione Piemonte, in collaborazione con il Settore Fitosanitario Regionale e la Fondazione Agrion, abbiamo deciso di investire risorse importanti per la ricerca di soluzioni a questa problematica e per sostenere i produttori con operazioni di estirpo laddove ormai gli impianti si dimostravano totalmente compromessi. Anche attraverso queste azioni possono emergere gli elementi per costruire un rilancio di questa coltura".

Lorenzo Berra, coordinatore tecnico scientifico della Fondazione Agrion, ha proseguito evidenziando l'importanza del gruppo di lavoro regionale che ha permesso di affrontare la criticità a 360 gradi in funzione della multifattorialità delle cause. Ha poi moderato gli interventi dei partner del gruppo di lavoro: Settore Fitosanitario, CREA di Torino, DISAFA e Agroinnova - Università di Torino. 



Come è noto, questa specie frutticola è in forte difficoltà in Piemonte. Dall'arrivo della moria, nel 2015, sono già stati estirpati ufficialmente oltre 1300 ettari riducendo la superficie totale coltivata a 3318 ettari (fonte dati Agristat) di cui peraltro solo la metà si stimano ancora produttivi.



Ad oggi, le cause che portano alla comparsa della moria non sono state del tutto chiarite. Tuttavia è riconosciuto che si tratti di una sindrome multifattoriale nella quale sono coinvolti più aspetti: ambiente, suolo, stato fisiologico della pianta, microrganismi e pratiche agronomiche.

L'analisi statistica multivariata promossa dal Gruppo di lavoro Nazionale sulla moria del kiwi, istituito nel 2020 e coordinato da Chiara Morone del Settore Fitosanitario della Regione Piemonte e Michele Ghezzi del Settore Fitosanitario Nazionale, ha evidenziato la presenza di alcuni elementi comuni negli actinidieti colpiti: materiale di partenza in vitro (meristema), età del materiale di moltiplicazione inferiore ai 2 anni, precedente presenza di una coltura arborea, actinidieti già colpiti dalla batteriosi da Psa, ridotta salinità del suolo e di calcare, bassa CSC (www.protezionedellepiante.it/moria-del-kiwi/).

Il primo fattore limitante è rappresentato dal cambiamento climatico che sta modificando le normali condizioni di coltivazione del kiwi e si ritiene che abbia avuto un ruolo determinante nello sviluppo della sindrome.

A livello regionale, nel 2016, è stato creato un gruppo di studio costituito da Settore Fitosanitario, Fondazione Agrion, CREA-IT Torino, DISAFA e Agroinnova - Università di Torino a cui si è aggiunto più recentemente l'Università Politecnica delle Marche.



Considerata l'importanza dell'actinidia per la filiera frutticola piemontese, la Regione Piemonte ha sostenuto finanziariamente due specifici progetti di ricerca. Il primo, denominato KIMOR, si è concluso nel 2019, mentre il secondo, KIRIS, sta volgendo al termine. In quest'ultimo, lo studio della moria è stato focalizzato sull'analisi di alcuni parametri ambientali (VPD, PAR, temperatura del suolo) in relazione con quelli fisiologici della pianta (scambi gassosi fogliari, flusso linfatico, temperatura fogliare).

Sono poi intervenuti i ricercatori di Agrion, Luca Nari, Davide Nari e Valentina Roera che hanno illustrato l'articolata attività sviluppata in campo in questi ultimi anni e gli altri relatori: Laura Bardi (CREA IT-Torino), Davide Neri (Università Politecnica delle Marche) e Davide Spadaro (DISAFA - Università di Torino) e loro collaboratori.

Nelle prove realizzate tra il 2020 e il 2022 si è cercato di introdurre strategie alternative per la riduzione degli stress ambientali alle piante e alle radici. Si è quindi valutata l'incidenza dell'ombreggio derivante da diverse tipologie di coperture (rete nera, reti fotoselettive e telo plastico), dell'irrigazione climatizzante (sovrachioma) e il miglioramento delle caratteristiche strutturali del suolo mediante l'impiego di sostanza organica e corretta gestione delle irrigazioni.

Grazie al lavoro eseguito anche con il contributo dei tecnici del Coordinamento frutticolo e delle aziende del territorio, è stato possibile aggiornare le linee guida per la realizzazione dei nuovi impianti e per la gestione di quelli ancora produttivi.

In conclusione, Luca Nari ha presentato un elaborato che, portando a sintesi tutte le esperienze maturate, mira a dare ai tecnici ed ai produttori indicazioni tecniche sia sulla realizzazione dei nuovi impianti che sulla gestione di quelle in essere nel tentativo di mitigare il più possibile l'impatto di questa sindrome e dei fattori scatenanti.

Il presidente di Fondazione Agrion, Giacomo Ballari, intervenendo in chiusura dell'incontro, ha ribadito l'importanza di questo lavoro e della rete di ricerca che insieme al fitosanitario regionale si è riusciti a creare. Ha ringraziato i settori dei poli universitari piemontesi che hanno collaborato, il CREA IT-Torino e il prof. Davide Neri dell'Università Politecnica delle Marche. Ringraziando poi ancora la Regione Piemonte e la Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo per il contributo economico ha ribadito come questo sia il modo corretto per cercare di aiutare le filiere produttive a risolvere le criticità che aimè sono in continuo aumento.

"Continueremo a lavorare in questo senso, collaborando con tecnici e aziende produttive, convinti dell'importanza della produzione del kiwi per lo sviluppo della filiera frutticola e dei nostri territori. Non avremo ancora la soluzione in tasca, ma credo che con tutti gli accorgimenti introdotti, ci siamo vicini e voglio essere ottimista sul rilancio di questa coltivazione" ha concluso Ballari.

Linee guide per la realizzazione di nuovi impianti

1. Reimpianto actinidia dopo actinidia causa estirpo per moria è sconsigliato: dall'esperienza maturata in questi ultimi anni è stato osservato un insuccesso nella maggior parte dei casi. L'impiego eventuale di portinnesti in questo tipo di situazione è ancora in fase di valutazione e sperimentazione.

2. Gestione del suolo

a. Preparazione all'impianto 
■ L'apporto di sostanza organica è sempre consigliato, in particolare in caso di ridotta dotazione iniziale (< 2%);
■ Si consiglia l'impiego di un prodotto stabile e umificato (letame, compost);
■ L'impiego di consorzi microbici è consigliabile per favorire la diversità microbica (competizione naturale con i microrganismi coinvolti – es oomiceti). Gli effetti di questa pratica sono rilevabili nel lungo periodo;

b. Baulatura a doppia falda
■ Le prove realizzate hanno visto un miglioramento dello stato di salute delle piante grazie alla minor presenza di acqua nel volume di suolo esplorato dalle radici (maggior presenza di ossigeno);
■ Regimazione idraulico-agraria delle acque;
■ La baulatura crea una zona "franca" al di sopra di un eventuale ristagno idrico causato da piogge-irrigazioni in eccesso;
■ La sua altezza non deve essere così elevata (30-40 cm);
■ E' necessaria una corretta gestione dell'irrigazione e del cotico erboso onde evitare il surriscaldamento del terreno; 

c. Sovescio nell'interfila
■ E' consigliato i primi anni per aumentare le riserve di sostanza organica. L'assenza di inerbimento per un certo periodo, dopo la trinciatura/interramento primaverile, limita la competizione con le giovani piante. 
■ Dal terzo anno si consiglia l'inerbimento permanente gestito con sfalci (da evitarsi nei periodi più caldi della stagione estiva);

d. Lavorazioni del suolo (superficiali)
■ Nei primi anni è consigliabile in presenza di fenomeni di compattamento con lo scopo di arieggiare il suolo, altrimenti si sconsiglia;
■ Si ricorda che questa pratica può determinare:
■ danni diretti ai giovani apparati radicali
■ perdita di struttura e portanza del suolo 
■ un importante rilascio di nutrienti a scapito di una repentina mineralizzazione della sostanza organica (perdita di fertilità) 
■ un aumento della temperatura del terreno 
■ rischio di erosione

3. Coperture - rete antigrandine multifunzionale
■ Protezione dalla grandine;
■ Ombreggiamento delle chiome degli alberi;
■ Riduzione della temperatura fogliare e del suolo;
■ Va posizionata già dall'anno dell'impianto;
■ Possibilità di reti (teli) antipioggia;

4. Irrigazione
■ Obiettivo: soddisfare le esigenze idriche della pianta evitando deficit idrici e sovra irrigazioni;
■ Il monitoraggio dell'umidità del suolo mediante l'impiego di sensori che rilevino il potenziale idrico - contenuto volumetrico è fondamentale: vanno definite con attenzione le soglie di d'irrigazione;
■ La scelta del sistema irriguo è divenuta cruciale a causa delle sempre più frequenti condizioni siccitose: si consigliano sistemi che aumentino la superficie bagnata al fine di favorire lo sviluppo degli apparati radicali (doppia ala gocciolante, microjet, ecc);

5. Riduzione stress ambientali - Irrigazione climatizzante
■ Le prove in corso stanno mettendo in evidenza l'utilità di agire sul microclima dell'actinidieto in presenza di condizioni ambientali limitanti per la coltura (ondate di calore estivo);
■ La metodologia sovrachioma, impiegata per brevi periodi nell'arco della giornata e ad integrazione del sistema irriguo aziendale, consente una riduzione della temperatura fogliare e dello stress evapotraspirativo - aumento superficie inerbita;
■ Altri metodi con irrigatori sottochioma sono in osservazione;

6. Gestione delle giovani piante
■ Si consiglia di evitare fenomeni di lussureggiamento (apporti azotati - fitormoni) in quanto si rischierebbe di aumentare la sensibilità agli attacchi da parte della batteriosi da Psa (come osservato nel progetto KIMOR) e squilibrare il rapporto pianta/radici;
■ Controllare periodicamente gli apparati radicali al fine di comprendere il loro stato di salute e sviluppo;

Linee guide per la gestione degli impianti ancora produttivi

■ Controllo periodico delle radici;
■ Gestione dell'irrigazione: impiego di sensori per la definizione del reale fabbisogno idrico e se necessaria modifica del sistema irriguo;
■ Gestione del suolo: 
■ Uso di erpice arieggiatore in caso di compattamento
■ Apporti razionali di sostanza organica per favorire la struttura, ritenzioni idrica e vitalità
■ Mantenimento inerbimento interfila gestito con sfalci (da evitarsi nei periodi più caldi della stagione estiva)
■ Gestione della pianta:
■ Fertilizzazione relazionata alla dotazione del suolo e asporti annuali della coltura
■ Potatura equilibrata: secca e verde
■ Lotta alla Psa: autunnale e primaverile;
■ Eliminazione piante colpite: gli interventi irrigui possono diffondere microrganismi dannosi (oomiceti) alle piante adiacenti e diffondere la problematica. In presenza di un numero ridotto di soggetti sintomatici se ne consiglia il pronto espianto.


Data di pubblicazione:



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