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Marco Salvi all'assemblea di Fruitimprese: "Il settore merita più attenzione"

I destini del settore ortofrutticolo in un contesto inedito di difficoltà epocali

La frase che più frequentemente ha risuonato In occasione della 73esima assemblea annuale dell'associazione Fruitimprese è stata: "Il mondo non tornerà più quello di prima".

E, in effetti, lo scenario ricostruito dai diversi interventi che si sono succeduti sul tavolo dei relatori lascia poco margine al facile ottimismo che spera in un ritorno a quel mondo che conoscevamo prima del cambiamento climatico, della pandemia, e della guerra.

Con il tema: "Il settore ortofrutticolo si misura con la crisi economica internazionale: prospettive e opportunità", l'assemblea di Fruitimprese, svoltasi a Roma nella Domus Australia, ha visto la presenza di autorevoli relatori.

Davide Tabarelli (presidente di Nomisma Energia) e Massimiliano Mazzanti (ordinario di economia all'Università di Ferrara) hanno consentito alla platea di imprenditori presenti di conoscere in maggiore dettaglio quello che purtroppo sanno già per diretta esperienza quotidiana: costi energetici alle stelle, difficoltà di approvvigionamento di gas per la stagione autunnale, rischio di razionamento e blackout elettrici, carenza di manodopera, rischi climatici.

La situazione è grave, come ricordato da Tabarelli, in quanto esiste un ammanco fisico delle fonti energetiche che non è neppure paragonabile alla crisi energetica degli anni 70, in quanto sarà ben superiore e genererà uno shock di più lunga durata. Ed è qui che emergono tutti i ritardi dell'Italia: in 50 anni di storia, il nostro paese non è riuscito ancora ad affrancarsi dalle fonti fossili di energia e a diversificare con fonti energetiche alternative. Neppure rivolgersi adesso a paesi alternativi alla Russia (primo fornitore di gas naturale al mondo) sembra costituire una risposta efficace. Rispetto ad altre nazioni, l'Italia è quella messa peggio, perché è molto più dipendente dalle forniture estere.

Da sinistra: Davide Tabarelli (presidente di Nomisma energia) e Massimiliano Mazzanti (ordinario di economia all'Università di Ferrara) 

Tale contesto si riflette inesorabilmente, come illustrato dal professor Massimiliano Mazzanti, anche sui costi che le aziende ortofrutticole si trovano a sostenere. Il docente ha illustrato a tal proposito gli esiti di uno studio condotto a marzo 2022, in cui sono stati considerati i principali fattori di costo per le produzioni ortofrutticole di rilievo per l'Italia, da cui emerge che, tanto nella fase di produzione quanto in quelle di lavorazione, trasformazione e consegna dei beni, la variazione 2022 sui costi 2020 è ben più elevata rispetto alla variazione 2021 sul 2020.

Come reagisce il settore professionale a questo quadro preoccupante, e quali sono le priorità su cui lavorare? È stato chiesto a Maura Latini, amministratore delegato di Coop Italia, ad esponenti delle principali organizzazioni agricole italiane (Coldiretti e Confagricoltura) ed è stato oggetto di una tavola rotonda con alcuni esponenti di spicco del settore.

La politica è intervenuta per voce di Luigi Polizzi, direttore generale delle politiche internazionali e della Ue del Ministero per le politiche agricole (Mipaaf). Quest'ultimo è stato uno dei pochi a dirsi ottimista per il futuro del settore ortofrutticolo, giudicato vivace e in grado di penetrare nei mercati esteri, a patto però di concludere negoziati sulle barriere non tariffarie che ancora ci tengono fuori da molti paesi acquirenti. Non ha negato tuttavia che la logistica pesa moltissimo sulla competitività e che la crisi interessa tutto il sistema agroalimentare. Il funzionario ha indicato la necessità di governare i processi in atto applicando un serrato dialogo interprofessionale e unendo tutte le forze in campo. Il lavoro da fare è infatti molto, l'amministrazione c'è, è attenta ai problemi, ma: "Non tutto dipende da noi", ha concluso Polizzi.

Maura Latini e Luigi Polizzi

Anche Maura Latini, AD Coop Italia, ha voluto esortare il settore, ricordando un motto di Churchill ("Non lasciare mai che una buona crisi vada sprecata"). Le dinamiche che oggi spaventano gli imprenditori del settore, ha ricordato la manager, si sono innescate già prima dello scoppio del conflitto in Ucraina. A seguito della pandemia, infatti, si era creato un colossale collo di bottiglia nella logistica portuale internazionale che aveva già spinto al rialzo i prezzi di diverse materie durante l'estate del 2021. Anche i problemi climatici registrati in diverse nazioni del mondo avevano innescato una carenza di alcuni alimenti di base e avviato quella spinta inflattiva che oggi tiene banco in ogni analisi macroeconomica. Insomma, la crisi attuale ha in realtà un sottofondo strutturale, che si riflette inevitabilmente sia sui costi di acquisto delle forniture da parte dei retailer sia sui prezzi di vendita.

Per fare un esempio, da inizio anno Coop Italia ha già ricevuto ben 3 rialzi dei prezzi delle forniture da parte della grande industria. Rincari che, per il momento, il retailer non ha però riversato sui prezzi di vendita, onde evitare contrazioni nei consumi. La correlazione tra incremento del prezzo a scaffale e riduzione dei volumi di acquisto è infatti quantificabile in un rapporto tra 1 e 0,5. "Cioè, se ad esempio le stime del tasso di inflazione fossero quelle pubblicate da Ismea, ossia il 10%, rischiamo di perdere il 5% dei volumi acquistati", ha sottolineato Maura Latini, aggiungendo: "L'indice di fiducia tra le famiglie è tornato ai livelli che aveva durante la pandemia. La polarizzazione dei redditi è molto spinta. Cresce il risparmio, ma cresce anche la povertà, in quanto l'inflazione pesa diversamente a seconda del reddito. A maggior ragione, dunque, se la crisi attuale non è una "buona crisi", come nel motto di Churchill, ma una brutta crisi, l'Italia non può perdere questa occasione storica per cambiare completamente. Siamo a un punto di non ritorno. Non abbiamo un piano B. O si cambia tutti insieme o si fallisce".

La manager ha dunque auspicato una sinergia tra tutte le parti della filiera e un impegno da parte della politica, a tutela del consumatore finale, ma senza banalizzare il prodotto ortofrutticolo, come avvenuto sia nel canale della vendita online sia in quello del discount

Esortazioni a muoversi e a rimuovere gli ostacoli che hanno generato un ritardo nell'evoluzione del sistema agroalimentare italiano sono giunte anche dal presidente di Coldiretti Ettore Prandini. Troppe lungaggini hanno fatto perdere al Paese diversi treni e hanno impedito alla politica nazionale di avviare non solo un necessario piano di infrastrutture - strade, porti o più semplicemente bacini di accumulo delle acque - ma anche di compiere delle scelte di priorità - ad esempio, decidere e agire in merito al costo del lavoro, al decreto flussi, al biometano, alla genetica, agli agrofarmaci, ma anche solo avere un'unica fiera nazionale dell'ortofrutta, come il Fruit Logistica a Berlino. Il risultato dell'incapacità di scegliere, perché invece si tende ad accontentare tutti, è presto detto: un Paese fermo da decenni e ormai superato di gran lunga da molte altre nazioni concorrenti. 

Ettore Prandini e Nicola Cilento 

L'appello a una politica nazionale ed europea meno slegata dalla realtà dei fatti e più attenta all'urgenza dei problemi è giunto anche dal vicepresidente di Confagricoltura, Nicola Cilento. "Agli agricoltori, tutto si può togliere tranne la dignità. La riforma della PAC è stata scellerata perché ha incentivato a non produrre, invece che a farlo. Dal canto suo, l'Italia è stata il paese dei NO a tutto. Ora, nel mutato scenario macroeconomico e geopolitico, ne scontiamo le conseguenze".

Tutti questi elementi hanno costituito i punti salienti della relazione che il presidente di Fruitimprese, Marco Salvi, ha proposto all'assemblea dell'associazione che riunisce 300 imprese attive nell'import/export di ortofrutta, per un fatturato complessivo di 8 miliardi di euro.

Il 2021 era stato l'anno record delle esportazioni italiane, con un valore superiore ai 5,2 miliardi di euro (+8,3% sull'anno precedente) ed un saldo della bilancia commerciale di 1,076 miliardi di euro (+62,1% sul 2020 e pari a 3 volte quello registrato nel 2019, ultimo anno pre-covid). I numeri del primo trimestre 2022 risentono invece pesantemente dell'onda lunga della crisi internazionale: in volume l'export perde il 9,5%, mentre il valore scende del 3.6% rispetto al primo trimestre 2021. Vanno male un po' tutti i comparti, mentre crescono le importazioni.

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Amara la riflessione del presidente Salvi sulla competitività delle nostre esportazioni: dal 2008 ad oggi l'Italia ha perso 203 milioni di euro di export di pesche e nettarine, la Spagna ha guadagnato 373 milioni.

Se guardiamo alle fragole, le esportazioni dell'Italia sono rimaste costanti, la Spagna ha guadagnato 426 milioni di euro e la Grecia è entrata prepotentemente nel mercato passando da 9 a 110 milioni di euro di export.

La Grecia è in crescita esponenziale anche con il kiwi, dove però, grazie anche all'exploit del kiwi giallo, il nostro Paese continua a difendersi.

"La crisi Ucraina - ha detto Salvi - non avrà conseguenze dirette sulle nostre esportazioni, ma si ripercuoterà sull'intero mercato europeo per la mole di prodotto destinato all'area dell'ex Unione Sovietica proveniente da Turchia, Egitto, Sud Africa e Sud America che dovrà trovare una nuova collocazione. Freshfel stima in 4 milioni di tonnellate questa ondata. Il settore ha quindi sempre più bisogno di guardare a nuove destinazioni".

"La buona notizia è che finalmente è ripartito l'iter burocratico che ci dovrebbe consentire di esportare le pere in Cina. L'inserimento di addetti agricoli presso alcune importanti ambasciate all'estero è un segnale importante". 

Il presidente Fruitimprese, Marco Salvi, durante la sua relazione.

"I dibattiti sul Green Deal e la Farm to Fork continuano a tenere banco a Bruxelles. Fruitimprese - ha sottolineato Salvi - ritiene che debbono essere garantiti agli operatori i necessari strumenti di difesa delle piante e tutte le possibili alternative all'uso di agrofarmaci e fertilizzanti". 

Altro punto importante. La pandemia ha rivoluzionato i tradizionali flussi dei lavoratori addetti alle campagne di raccolta, facendoli confluire verso Paesi dove sono stati implementati sistemi virtuosi di gestione del personale straniero a cui viene riconosciuto un salario più alto a fronte di oneri ridotti per le aziende. I ritardi nella gestione da parte del Governo del Decreto Flussi rischiano di far lasciare sugli alberi la frutta estiva. E' necessario un netto cambio di passo.

E veniamo ai rischi legati al rapporto tra prezzi e consumi. Secondo i dati NielsenIQ, nel periodo febbraio 2021-febbraio 2022 i prezzi dell'ortofrutta in Italia sono aumentati del 4,8%, con un +4,6% per la verdura e +5,6% per la frutta, in linea con quanto registrato nell'UE. L'ISTAT segnala un preoccupante incremento di 1 punto percentuale al mese. Salvi si è chiesto per quanto tempo questo trend sia sostenibile, considerando che i dati sui consumi pubblicati da ISMEA riportano una riduzione tra il 2021 ed il 2020 dello 0,9% per la frutta e dell'1,8% per gli ortaggi ed i primi mesi del 2022 stanno confermando questa tendenza. "Dobbiamo far uscire i nostri prodotti dal concetto di commodity - ha precisato Salvi -. Produzione e distribuzione devono collaborare senza preconcetti".

A proposito della nuova norma sulle pratiche sleali, definita da Salvi chiara e coerente, il presidente di Fruitimprese ha auspicato che venga fatta rispettare sia in Italia che all'estero.

Infine una sottolineatura sugli imballaggi. Fra qualche mese si ricomincerà a parlare della plastic tax che, a parere di Fruitimprese, rappresenta in assoluto la soluzione meno corretta, sia dal punto di vista economico, sia da quello burocratico, se si intende applicarla con le regole anticipate l'anno scorso dall'Agenzia delle Dogane. Servono alternative percorribili e poco costose. 

L'assemblea di Fruitimprese è stata conclusa da una tavola rotonda, coordinata dalla giornalista RAI Susanna Petruni, con gli interventi di Benedetto Noberasco, import manager della Noberasco SpA, Luigi Peviani, amministratore delegato di Peviani SpA, Giulio Romagnoli, AD della Romagnoli SpA, Salvo Laudani, presidente di Freshfel Europe e Maura Latini.

Tavola rotonda: Laudani, Romagnoli, Peviani, Noberasco, Latini, moderatrice Petruni.

In appendice dei lavori, le relazioni degli sponsor International Paper (per voce di Giacomo Conte) e UNITEC (con intervento di Andrea Zecchini).


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