"Per il biodinamico non cambia nulla, tutto proseguirà come prima. L'unica differenza è che la legge sul biologico, che aspettiamo da 15 anni, dovrà ripetere l'iter parlamentare e si perderà altro tempo". Non è particolarmente stupito Paolo Pari, direttore di Almaverde Bio, che racchiude anche il marchio Verdea per il biodinamico.
Paolo Pari
Il 9 febbraio alla Camera è stato approvato l’emendamento che toglie il termine biodinamico dal comma 3 dell’articolo 1. Ora tutte le associazioni di categoria auspicano comunque che ci sia un iter veloce per giungere all'approvazione finale (cfr. articolo correlato).
"Credo che si sia 'battagliato' sui principi e non sulla realtà. Al giorno d'oggi, le nostre aziende che fanno biodinamico non si ispirano ai principi di un'epoca ormai lontana, ma sono totalmente moderne e legate all'attualità. Di certo, fondano tutto sulla fertilità dei suoli, sulla vita dei microorganismi che la rendono possibile, sulla sostanza organica. Tutte cose che, a dire il vero, si insegnano in ogni istituto tecnico di agraria e in ogni facoltà universitaria".
Nella pratica, per le aziende agricole cosa cambia? "Nulla - ribadisce Pari - perché, prima che biodinamica, un'azienda deve essere biologica e rispondere a tutti i requisiti necessari. E dunque continueranno ad essere biologiche".
Pari, agronomo laureato con il massimo dei voti all'Università di Bologna, aggiunge: "Il biologico è nel mio DNA come metodo di difesa delle piante dalle malattie, ma anche come schema di produzione certificata che tiene conto di tutti gli aspetti che concorrono a ottenere un raccolto, un allevamento, o un trasformato (vino, olio, pomodoro). Il biodinamico è una segmentazione della produzione biologica che mette al centro dell'attività una visione olistica della produzione, in cui il terreno e la sua fertilità sono il cuore della produzione".