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Dalla ricerca arriva l'etichetta che tutela fornitori e consumatori

Dalla ricerca italiana arriva un nuovo strumento in aiuto del consumatore finale e della GDO, che a breve potrebbe utilizzare l'etichetta intelligente per orientare meglio la propria clientela. Si tratta di un dispositivo che non ha bisogno di batteria o di ricarica e che funziona in maniera simile a un fusibile: quando si attiva, ingenera un processo irreversibile che riferisce a un utente dotato di opportuno lettore la possibilità che la confezione del prodotto abbia superato una temperatura di conservazione prestabilita. Viceversa, il fatto che il dispositivo non si sia attivato, segnala all'utente la certezza che il prodotto non ha mai superato il limite stabilito per la temperatura di conservazione.

Il cambiamento di stato dell'etichetta fornisce quindi informazioni in merito all'opportunità di commercializzare quel dato prodotto da frigo o surgelato. L'informazione viene notificata all'utente attraverso un'antenna del tipo impiegato in sistemi di identificazione a radiofrequenza (RFID).


Foto: antenna di un tag sensibile realizzato su film plastico (tipo imballaggio per surgelati nell'ambito del progetto Safe&Smart)

Se, da una parte, questo sistema aiuta il consumatore a tutelarsi meglio durante gli acquisti, dall'altra facilita ai responsabili di reparto e agli operatori della GDO l'individuazione immediata dei prodotti da selezionare per il reso.

Foto: indicatori di temperatura RFID realizzati su vari tipi di carta. Uno di questi viene acquisito da un lettore appositamente progettato (anch'esso brevetto ENEA nell'ambito del progetto SMARTAGS) e collegato a un computer da tavolo.

Ma vediamo più da vicino come funziona l'etichetta messa a punto presso il Centro di Ricerca dell'ENEA di Portici (NA) dal gruppo di lavoro costituito da Riccardo Miscioscia, Anna De Girolamo Del Mauro, Antonio Imparato e Carla Minarini del Laboratorio Nanomateriali e Dispositivi (NANO).

Riccardo Miscioscia, uno dei ricercatori che ha collaborato al progetto spiega i contenuti di questo lavoro frutto di una collaborazione iniziata anni orsono, nell'ambito dei progetti di ricerca a cui ha collaborato.

"Da poco abbiamo brevettato un'etichetta per cibi deperibili – ha spiegato Miscioscia (nella foto accanto) – ovvero un indicatore di temperatura wireless per monitorare lo stato di conservazione di prodotti deperibili nel settore agroalimentare. Le applicazioni pratiche si estendono ovviamente ai sistemi di conservazione che si basano sul mantenimento della catena del freddo, quali quello medico e farmaceutico. L'indicatore, inserito nell'etichetta, non richiede batterie, non integra sensori ed è in grado di segnalare con un semplice "sì-no" il superamento di una soglia di temperatura prestabilita e di memorizzare il dato per visualizzarlo in un momento successivo. L'indicatore, una sorta di termometro hi-tech, funziona con tecnologia RFID ad alta frequenza (Radio-Frequency Identification), preservando il trasferimento d'informazioni tra l'etichetta del prodotto e un lettore convenzionale".

Anche la logistica si potrà presto avvalere del ritrovato
L'etichetta studiata da ENEA può essere utilizzata nella gestione della catena del freddo: immaginiamo il trasporto su container reefer, nel campo della logistica di merci deperibili e in tutti i casi in cui occorre rilevare il superamento di una temperatura di conservazione. Immaginiamo anche le circostanze che richiedono la movimentazione di campioni biologici: insomma le possibilità d'impiego sono davvero ad ampio raggio sia nel campo ortofrutticolo sia in tanti altri settori importanti.


Foto sopra: Prototipo di tag con RFID HF con indicatore di temperatura integrato (a sinistra) mentre viene caratterizzato in laboratorio. Il tag è realizzato su carta per stampa.

"Il sistema da noi brevettato – prosegue il ricercatore - è caratterizzato da un basso costo di produzione e, diversamente da altri dispositivi tag passivi (senza batteria), può rilevare l'evento termico anche quando non è in prossimità di un lettore, memorizzando le informazioni relative a un picco di temperatura indesiderato nell'istante in cui si verifica. Questa informazione sarà successivamente trasmessa all'utente, quando l'etichetta sarà in prossimità del dispositivo lettore. La sfida ora è quella di integrare nelle etichette RFID uno o più sensori per garantire che le proprietà dell'oggetto tracciato non siano state alterate volontariamente o involontariamente da cause esterne. Attendiamo stimoli dal mondo imprenditoriale interessato a questo tipo di tecnologie per implementare eventuali collaborazioni".

Contatti:
Riccardo Miscioscia, ENEA - Laboratorio Nanomateriali e Dispositivi
Email: riccardo.miscioscia@enea.it


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