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Pere sudafricane: raccolto inferiore, ma di migliore qualita'

Se c’era la possibilità che le pere sudafricane arrivassero finalmente in Cina, in questa stagione, il Coronavirus l’ha spazzata via, ed è stato anche meglio: ha evitato agli esportatori sudafricani di pere di esporsi in mercato in crisi.

I loro mercati tradizionali dell'Europa e del Medio Oriente, mostrano meno intoppi, come afferma Christo Strydom, direttore generale della Wolfpack Fruit Packers, con sede a Wolseley.

"Ciò che stiamo vedendo, al momento, è che la frutta arriva, la logistica funziona e il mercato è alla ricerca di frutti. Da nessuna parte vediamo un blocco per un'eventuale assenza di potere d'acquisto. In effetti, le persone devono mangiare, anche se ovviamente questa situazione potrebbe cambiare molto rapidamente".

La stima delle pere destinate all'industria è in calo del 4%, con la riduzione più pesante per la Abate Fetel, la cui flessione in tutta l'area del Capo è prevista al 28%, rispetto alla scorsa stagione (almeno nell'area di Ceres).

A sinistra: Packhams Triumph. A destra: Forelle (foto: Wolfpack)

"Siamo impegnati a confezionare le pere Packham, la nostra varietà maggiore, le Abate Fetel e le Forelle, da esportare a giugno o luglio", afferma Christo. "Quelle sono le uniche varietà rimaste nei magazzini. Le pere estive come Bon Chretien [Williams o Bartlett], Rosemarie, Flamingo e Cheeky sono esaurite".

Alla Wolfpack Fruit Packers interrompono le esportazioni di pere prima che ci sia la sovrapposizione con i volumi dell'emisfero settentrionale.

Raccolto inferiore, ma flussi migliori
"La qualità e i flussi di prodotto confezionato sono decisamente migliori rispetto allo scorso anno, in particolare per le Packham che hanno più frutti di medie dimensioni in questa stagione, offrendoci un ventaglio dei calibri più commerciabili e delle pezzature preferite. Quindi, anche se le i volumi raccolti sono inferiori nel numero, siamo in grado di imballare più cartoni per l'esportazione, e la qualità è migliore".

La riduzione dei quantitativi è in parte il risultato di un inverno che inizia semplicemente troppo tardi. "Il mese di maggio è un periodo critico, in cui i frutteti sono in stato di dormienza: è come novembre nell'emisfero settentrionale, anche se non ho mai visto la neve qui, a maggio, come invece ho visto a Bologna a novembre. La scorsa primavera, la temperatura a maggio è stata troppo mite, non ha fatto abbastanza freddo".

L'industria e il governo sono molto attivi
Per quanto riguarda il rischio rappresentato dal Coronavirus, che è ancora molto meno grave in Sudafrica che in Europa, Christo osserva che l'industria è stata molto proattiva. "Se dovesse essere chiuso un impianto di confezionamento, sarebbe un duro colpo per l'economia di una città rurale, quindi dobbiamo evitarlo. Condivido pienamente le misure annunciate dal nostro Presidente Ramaphosa e le restrizioni che ha imposto riguardo agli spostamenti".

Il manager conclude che i prodotti ortofrutticoli tradizionali non subiranno eccessive ripercussioni dal Coronavirus: "E' un raccolto abbastanza normale, la qualità è buona e, nonostante le incertezze, in realtà non sembra vada tanto male".

Per maggiori informazioni:
Christo Strydom
Wolfpack, Wolseley Fruit Packers
Tel: +27 23 231 1066
Email: Christo@wolfpackpears.co.za
http://www.wolfpackpears.co.za


Data di pubblicazione:
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