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Quando i costi superano i margini di guadagno, il produttore fallisce

Drupacee: reti protettive e assicurazioni sono di aiuto, ma non rappresentano la panacea

Una stagione drupacee drammatica. Quest'anno, molti produttori potrebbero non continuare l'attività. Probabilmente una delle campagne più brutte da anni. Si parla molto del fattore climatico e di quanto sia necessario investire in reti antigrandine, ad esempio, ma in stagioni come queste è più facile immaginare di estirpare i frutteti e passare ad altre colture più redditizie.

"Quest'anno, chi è stato colpito dalla grandine e non aveva reti a protezione non è riuscito a vendere il prodotto. Solo chi ha proposto al mercato drupacee di qualità e calibro adeguato è riuscito a venir fuori da una situazione che definirei drammatica. Le piante protette da reti sembrano aver reso di più, oltre a prendere colore più velocemente. Si tratta di un modo per abbattere i costi, risparmiare nel lungo termine e garantire un prodotto pulito da grandine per almeno 12-15 anni". Così Nicola Bollino, operatore dell'area tra San Ferdinando di Puglia e Trinitapoli, il quale ha concluso la stagione la scorsa settimana con la varietà tardiva Fairtime (foto sopra e sotto).

"Produrre però costa molto e i margini di guadagno, quando ci sono, sono davvero ridotti. La Grande distribuzione propone dei prezzi che vanno a discapito dei produttori. E' stata l'annata più brutta che abbia mai vissuto da quando ho l'azienda – racconta Nicola – Le quotazioni attuali non fanno la stagione: c'è chi è agli sgoccioli e, per quanto riguarda noi, la campagna è già terminata. Si deve guardare alla media complessiva dell'intera annata. Nel 2018 vendevamo le nostre drupacee a 1 euro/kg in campo. Quest'anno da 0,60 a 1 euro significa che all'origine, nei bins, la varietà Fairtime è venduta da 0,40 a 0,70 euro/kg al massimo".

L'operatore pugliese sottolinea anche un altro aspetto: "Ormai non basta più assicurare i frutteti. Le assicurazioni sono infatti alle stelle e, in caso di calamità, i risarcimenti sono minimi".

Infine, guardando all'aumento dei costi generali, alla poca tutela da parte del governo, ai regolamenti da rispettare rispetto ai Paesi esteri, agli aumenti previsti del gasolio, alle certificazioni necessarie e a tanto altro, Nicola si chiede: "Se un produttore vende a 0,30 euro/kg e ha 0,50 euro/kg di costi, come può continuare a sopravvivere? Con una concorrenza sempre più spietata, per la prossima annata non sono per niente ottimista. E' una vera e propria guerra tra poveri!".


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