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Radicchio di Chioggia: i prezzi non sono soddisfacenti

Non è un momento favorevole per il radicchio di Chioggia, così come per i radicchi in generale. Lo conferma il presidente del Consorzio di tutela Giuseppe Boscolo Palo che fa un'analisi sull'attuale situazione di mercato. "L'offerta è notevole, in quanto le temperature mediamente più elevate del normale hanno contribuito a far maturare il prodotto senza scalarità. E le stesse temperature, senza gelate, fanno sì che in campo ci siano altre verdure che vanno a creare una sorta di competizione con i radicchi".

Secondo il presidente, in questo momento i prezzi alla produzione non coprono i costi di produzione o quasi. La Gdo non riesce ad assorbire la produzione presente e anche nei mercati c'è un surplus. 

"La produzione è anticipata - aggiunge Boscolo Palo - e quello che generalmente si raccoglie poco prima di Natale, quest'anno è in raccolta ora. Auspichiamo l'arrivo del vero freddo, quello che dà la spinta ai consumi al radicchio e toglie dal mercato altre produzioni più autunnali".

In Veneto si produce più di metà del radicchio di tutta l'Italia e il radicchio di Chioggia è primo per superficie coltivata, quantità di produzione e presenza sul mercato, mentre in tutto il mondo si sono diffuse tipologie che lo imitano, ma non lo eguagliano.

Si possono fregiare della denominazione di origine esclusivamente le produzioni ottenute dal seme autoctono tramandato e custodito dalle famiglie degli ortolani locali, che le coltivano secondo un rigido disciplinare nel territorio di 10 comuni delle tre provincie contermini di Venezia, Padova e Rovigo. Il disciplinare della IGP Radicchio di Chioggia distingue la produzione in due tipologie: "precoce", con raccolta dal 1° aprile al 15 luglio, e "tardivo", con raccolta dal 1° settembre al 31 marzo.

Negli ultimi mesi, in Veneto si è parlato molto di riordino dei mercati all'ingrosso. Sul questo fronte, Boscolo Palo afferma che "Chioggia ha i bilanci in ordine e la quota maggioritaria è in mano ai privati, circa il 58% contro il 42% del pubblico. Ma la quota pubblica è altresì importante. Credo che la legge Madia dovrebbe tenere presente delle realtà sane e permettere di continuare con le attuali gestioni che, addirittura, portano profitto alle casse comunali".


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