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Allagamenti in alcune aree dell'agro Pontino: preoccupa la durata del ristagno

Le intense e continue precipitazioni piovose in alcune zone del basso Lazio, tra cui Pontinia, Sabaudia e Terracina (tutte in provincia di Latina), combinate all'esondazione di alcuni corsi d'acqua, hanno portato a situazioni di allagamento nelle campagne. Qui riportiamo alcune foto scattate a inizio della 48ma settimana, che testimoniano la condizione di campi e serre.

Un produttore locale conferma la gravità della situazione: "Circa un migliaio di ettari sono finiti sott'acqua, a seguito dell'esondazione del fiume Sisto che ha gonfiato di conseguenza i canali, provocando l'inondazione dei campi circostanti. Le foto si riferiscono alla zona Terracina-Sabaudia, dove pure la viabilità è al collasso a causa della frana di un tratto della Pontina e di altre interruzioni della rete stradale primaria. Tutto il traffico è stato dirottato verso le strade secondarie, che possiamo ben immaginare in che stato si trovino".

Secondo il produttore, sono andate perdute intere coltivazioni di insalate per IV gamma, carote e rape: "Siamo in ginocchio - lamenta - e ciascuno dovrebbe assumersi le proprie responsabilità, a cominciare dal Consorzio di Bonifica. Perché ancora oggi, per esempio, se gli agricoltori vogliono dragare i canali o manutenerli, rischiano di essere passibili di denuncia? Vorremmo vedere una logica diversa anche sul fronte della prevenzione".

Il ristagno è il vero nemico
Per comprendere meglio gli effetti sulle colture orticole della zona, FreshPlaza ha sentito il parere di un esperto. "La durata dei ristagni idrici sarà un fattore determinante. Ove infatti la saturazione di acqua nei terreni duri oltre le 24-48 ore, il rischio è quello dell'asfissia radicale e dunque della morte delle piante. Se invece, come speriamo, il deflusso delle acque avverrà più rapidamente, talune coltivazioni potranno ancora recuperare".

Ci sono infatti dei distinguo da fare. L'esperto precisa: "Chi aveva appena lavorato i terreni ed effettuato i trapianti - penso al caso delle zucchine, per esempio - ovviamente ha ben poco da salvare. Diverso il caso di coltivazioni come spinacio o spinacino. Il primo taglio potrebbe risultare impossibile, soprattutto per la difficoltà di accesso ai campi allagati, ma poi - sempre in caso l'acqua defluisse presto - la campagna non sarebbe compromessa".

Nel caso del ravanello o della valeriana: "I prodotti potrebbero risultare imbrattati dal fango, ma basterebbe un lavaggio per risolvere il problema, che è solo di natura estetica".

Mentre la zona di Fondi sembra essersi salvata, l'area di Pontinia risulta quella maggiormente colpita: qui sono presenti coltivazioni estensive (come cereali), ma anche produzioni di lattughe, come riccia e scarola, e di brassiche.

Anche a Sabaudia si sono verificate esondazioni. L'esperto sottolinea: "A essere colpite sono state le serre che si trovavano più vicine a canali o altri corsi d'acqua. C'è da dire che, se da una parte è mancata la manutenzione di questi ultimi, è anche vero che nei decenni si è costruito o si sono realizzate coltivazioni in quelle che, sin dall'epoca della bonifica, erano considerate zone di naturale esondazione delle acque. Va ripensata pertanto anche la progettazione dei nuovi insediamenti".

Nel frattempo, si guarda con preoccupazione alla colonnina di mercurio: "Speriamo che le temperature non scendano sotto lo zero finché i terreni sono ancora impregnati dalle acque. Le coltivazioni protette dovrebbero scongiurare eventuali rischi di gelate, ma è chiaro che gli eventi climatici degli ultimi anni devono farci prendere coscienza che convivere con fenomeni di tropicalizzazione richiede nuovi approcci in agricoltura e nelle aree urbane".


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