Produttori biologici in allarme per la possibile stretta della UE sull'uso dei fitosanitari a base di rame

La commissione UE ha convocato una sessione straordinaria dello Scopaff il 27 novembre prossimo per votare il rinnovo dell'approvazione UE del rame come prodotto fitosanitario. Si parla di una scadenza di sette anni (contro i cinque inizialmente proposti) e della possibilità di sforare il limite massimo di 4 kg/ha di rame annui a patto che nei sette anni citati la media non superi questo valore. Sembra che l'ultima versione della proposta di rinnovo incontri il consenso della maggioranza degli Stati.

Questo significa che il totale dei chili di rame metallo utilizzabili per ettaro in sette anni saranno 28 kg e non più 42 kg. L'obiettivo finale è mettere il rame al bando. Per questo motivo la Commissione propone anche un rinnovo di autorizzazione di sette anni, invece degli usuali quindici.

Per Agrinsieme è impensabile, soprattutto per l'agricoltura biologica, ridurre ulteriormente la quantità massima di prodotti fitosanitari a base di rame utilizzabili annualmente per ettaro, senza peraltro lasciare agli Stati membri la necessaria flessibilità di intervento in funzione di particolari esigenze, quali le condizioni climatiche. Una decisione di questo tipo, infatti, sarebbe estremamente dannosa per le colture mediterranee, come la vite e l'ortofrutta, per le quali l'uso dei composti rameici è centrale in funzione della lotta alle patologie fungine e batteriche.

I viticoltori che operano in regime biologico sono molto preoccupati dall'eventuale stretta sul rame perché non possono utilizzare molecole di sintesi alternative e propongono una gradualità della riduzione che non pregiudichi le esigenze produttive, consenta alla ricerca scientifica e tecnologica di mettere a punto nuovi strumenti di difesa attiva alternativi al rame e permetta, ai produttori, di adeguare le proprie competenze e pratiche al fine di impiegarli in modo sostenibile per la propria impresa.

Fonte: Cia Piemonte


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