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Kiwi: gli scambi commerciali italiani nell'ultima campagna

Export
Le esportazioni italiane di kiwi dell'ultima campagna commerciale si sono attestate su quasi 271.000 tonnellate, il quantitativo più contenuto degli ultimi anni, complice il deficit produttivo dello scorso anno. Ai minori quantitativi, che rispetto al 2016/17, registrano una riduzione del 16% è però corrisposto un valore che raggiunge il massimo livello di 444 milioni di euro (+6% sul 2016-17), grazie al buon posizionamento del prezzo medio.

La contrazione dell'export ha riguardato tutte le aree, con diminuzioni più evidenti verso le mete più lontane in favore delle destinazioni europee. Rispetto alla scorsa campagna si registra una flessione dell'11% in UE28 e del 12% verso l'Europa extra-UE28, mentre sono state più rilevanti le diminuzioni verso il Nord America (-24%) e l'Estremo Oriente (circa -50%), come è usuale a fronte di una minore disponibilità.

I volumi rimangono dunque indirizzati ai mercati europei, evidenziando una incidenza in calo negli anni, da quasi l'80% del 2008/09 al 64% del 2016-17 ma in ripresa sul 68% nell'ultimo anno. Il mercato tedesco si conferma come la principale destinazione, con una quota pari al 16% dell'intero export, in diminuzione rispetto al 20% degli anni 2008-2010. Rispetto a qualche anno fa, in flessione di qualche punto percentuale anche i quantitativi inviati in Spagna, passati mediamente dal 14% al più attuale 11%.

Nelle ultime due campagne commerciali accenni positivi dal mercato francese con quote che salgono dall'8% al 10% del totale; rinnovato interesse per il Belgio la cui rappresentatività si attesta nell'ultima campagna sul 6%, contro il 3-4% delle annate precedenti. Tra le altre destinazioni europee seguono in ordine di importanza Polonia e Regno Unito, al 5% dei quantitativi complessivi nella campagna scorsa, mentre risultano di minore importanza i restanti Paesi.

Dopo l'embargo russo si ridimensiona la quota inviata verso i paesi dell'Europa Extra UE, che ultimamente assorbe appena il 2% delle nostre esportazioni, ora destinate principalmente in Svizzera e Norvegia.

Molto limitati i volumi indirizzati verso i paesi africani, nell'ultima stagione pari al 3% del totale, rappresentati principalmente da Egitto, mentre rimangono limitati i volumi per Tunisia e Libia.

Uno sguardo sull'oltremare evidenzia volumi in crescita in Nord America, che è arrivato a rappresentare mediamente il 10% del totale, contro il 5-6% di un decennio fa; in crescita in particolare i volumi inviati verso il mercato statunitense che recentemente ha assorbito il 7% del totale. 

In positiva evoluzione anche la quota destinata ai Paesi sudamericani verso i quali nel 2017/18 abbiamo destinato il 7% delle nostre esportazioni, con maggiori volumi inviati principalmente in Brasile e secondariamente in Argentina.

Seppur quantitativamente minori, risultano in evoluzione, rispetto a qualche anno fa, i volumi verso le mete più lontane; la ricerca di nuovi mercati, l'innovazione delle tecniche di conservazione e, in alcuni anche il superamento delle barriere fitosanitarie ha consentito negli anni aggiungere destinazioni nuove o di aumentare i volumi verso i Paesi già serviti in precedenza.

In crescita i volumi inviati ai paesi medio-orientali che al momento assorbono il 3%, dove si conferma l'importanza di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Rilevanti anche i volumi diretti in Estremo Oriente, la cui rappresentatività è passata negli ultimi 10 anni dal 3% al 6% del totale. Nell'area si distingue per importanza la Cina, seguita da Taiwan e Hong Kong, ma in tendenziale crescita anche i volumi diretti verso Singapore ed India.

Rimane da citare l'Australia che recentemente assorbe il 3% dell'export italiano, contro l'1% di qualche anno fa.

Import
La minore disponibilità di kiwi della scorsa annata ha comportato un aumento considerevole delle importazioni, che normalmente oscillavano fra le 45.000 e le 55.000 tonnellate. Nel 2017 l'import ha raggiunto il record con oltre 68.000 tonnellate, un valore maggiore del 34% rispetto all'anno precedente. 

Nel corso degli anni è variata la classifica dei principali paesi fornitori.

Se fino a pochi anni fa il kiwi in contro-stagione di Cile e Nuova Zelanda rappresentava quote superiori all'80%, da qualche anno a questa parte, tale percentuale è scesa su poco più del 50%.

Molto più contenuta di un tempo la merce di provenienza cilena che in alcuni anni aveva sfiorato le 30.000 tonnellate, ma ultimamente sembra attestarsi su poco più di 10.000 tonnellate (19% del totale nel 2017). Abbastanza regolari invece i volumi della Nuova Zelanda che oscillano mediamente sulle 15.000 tonnellate, in riduzione nel 2017 sulle 11.000 tonnellate. 

In notevole aumento invece il prodotto in arrivo della Grecia in particolare nell'ultimo triennio. I volumi posizionati su circa 1.000-1.500 tonnellate fino al 2011 hanno evidenziato un aumento consistente a partire dal 2012, volumi in entrata proseguiti poi in tendenziale crescita nel triennio successivo ma con quantitativi altalenanti, per poi raggiungere il massimo livello di oltre 26.000 tonnellate nel 2017 arrivando a rappresentare il 39% dell'import complessivo. Anche in questo caso, questi maggiori volumi sono giustificati dalla minore disponibilità interna. 

Acquisti al dettaglio in Italia 
I kiwi ricoprono l'undicesima posizione nella classifica degli acquisti in volume di frutta, preceduti dall'uva e tallonati dalle nettarine. Con un peso sul totale della categoria pari, per il secondo anno consecutivo, al 2,6% dei consumi nazionali di frutta, i kiwi per il mercato interno nel 2017 sono stati pari a quelli dell'annata precedente ossia poco più di 117 mila tonnellate. Importante differenza viene rilevata invece sul fronte del prezzo medio di acquisto, con 2,15€/kg sono superiori del +6% all'importo medio speso nel 2016.

Risale l'indice di penetrazione dal 78,3% al 79,4%, ma rimane sempre un'elevata incidenza di nuclei che non acquistano questa specie, nonostante si tratti di un frutto nazionale di elevata presenza ed importanza.

Per il 2018, sebbene si disponga di un dato parziale, l'annata appare decisamente al di sopra della precedente e con le attuali 84 mila tonnellate (gennaio – agosto) si posiziona a +8% rispetto ai volumi dello stesso periodo dell'annata precedente. Incremento non solo per quello che riguarda le quantità, ma anche il prezzo medio che per l'anno in corso è di 2,21€/kg, fin qui superiore del +11% sul gennaio - agosto 2017.

Le esportazioni dei concorrenti europei
L'analisi sull'andamento delle esportazioni dei principali paesi concorrenti in ambito europeo mette in evidenzia, il già citato trend di aumento della Grecia, conseguenza della progressione in atto della produzione interna, che di anno in anno, sta raggiungendo volumi considerevoli.

L'export di questo paese nell'ultimo quinquennio è passato dalle 80.000 del 2013/14 a 150.000 tonnellate nel 2017/18 (+88%). Negli ultimi anni il principale mercato è rappresentato proprio dall'Italia che, nell'ultima campagna, ha assorbito oltre il 20% delle esportazioni totali, segue la Spagna con l'11%, Germania al 10% e Polonia al 7%. Da sottolineare come nell'ultimo quinquennio la quota di prodotto inviata ai Paesi europei, sia notevolmente cresciuta, passata infatti dal 43% del 2013/14 al 76% nel 2017/18.

In diminuzione le esportazioni del Belgio che passano dagli elevati livelli di 55.000 tonnellate raggiunti nel biennio precedente, alle 48.000 tonnellate nel 2017/18, come diretta conseguenza di un minor arrivo di prodotto cileno.

In ascesa i volumi del Portogallo attualmente sulle 16.000 tonnellate, contro le 8-9.000 tonnellate di qualche anno fa, anche in questo caso l'impulso è legato alla maggiore disponibilità di offerta interna. Il prodotto spagnolo destinato ai mercati esteri si posiziona mediamente sulle 14.000 tonnellate annuali, mentre appaiono in calo i volumi esportati dalla Francia da 19.000-22.000 tonnellate ai più attuali 14.000 tonnellate dell'ultima campagna.

Le indicazioni del raccolto 2018/19
Lo sviluppo produttivo atteso per la stagione entrante dovrebbe riflettersi anche nel commercio estero: dopo il calo delle esportazioni italiane di kiwi nel 2017/18, le prospettive per la campagna a venire vedono una ripresa delle movimentazioni, considerando l'aumento dei volumi.

L'offerta italiana infatti dopo le esigue produzioni dello scorso anno, dovrebbe ritornare su quantitativi più vicini alla media e le 435.000 tonnellate previste rappresentano infatti il 18% in più rispetto al 2017/18, ma rimangono inferiori del 4% sul 2016/17. 

Le stime produttive per la campagna 2018/19, indicano però produzioni superiori anche per i principali competitor Paesi europei e dovrebbe attestarsi nel complesso su poco meno di 762.000 tonnellate, il 9% in più rispetto al deficitario 2017/18, su valori più simili al 2016/17.

Fonte: CSO Italy per FreshPlaza.it


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