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Ciliegio: con le giuste tecniche, Panaro 1 e Panaro 2 diventano un fiume in piena!

Risultati molto interessanti sono stati ottenuti nella valutazione delle due varietà di ciliegio Sweet Early® Panaro 1 e Early Star® Panaro 2 (nella foto sotto) attraverso un approccio integrato condotto durante un quinquennio di sperimentazioni realizzate nel vignolese grazie alla collaborazione tra l'Università di Bologna e la cooperativa Agrintesa.


Particolare della fruttificazione di Panaro 1 (a sinistra) e Panaro 2 (a destra) allevate su Gisela 6 alla IV foglia.

"Le due varietà - precisa a FreshPlaza Stefano Lugli del dipartimento di Scienze Agrarie di Bologna - hanno spesso fornito risultati produttivi inferiori alle attese, nonostante l'autofertilità (S4’S9) e la precoce induzione a fiore, almeno per Sweet Early. Gli studi condotti sulla biologia fiorale di Panaro 1 evidenziano una germinabilità del polline piuttosto bassa, 30-40% contro il 70-80% delle altre varietà. Inoltre, è emerso che i fiori di Panaro 1 sono molto sensibili al freddo in caso di gelate primaverili, anche nello stadio iniziale di gemma rigonfia".

"Per Early Star - continua Lugli - i problemi sono legati al vigore elevato e all'habitus assurgente e scarsamente ramificato, insieme a una ridotta capacità di differenziare gemme a fiore, con alta percentuale di dardi vegetativi nei primi anni di sviluppo dell'albero. In questi casi, l'influenza del portinnesto può risultare determinante e anche la tecnica di potatura può giocare un ruolo fondamentale sulle risposte produttive di tali varietà".


Forma di allevamento a bandiera stretta VHDP (oltre 3.000 piante per ettaro) di Panaro 1 (a sinistra) e Panaro 2 (a destra) su Gisela 6 alla IV foglia.

Per questo motivo, presso l'azienda Zanoli Emilia a Marano (MO), è stata condotta una prova ad altissima densità di impianto (VHDP) con alberi delle cultivar Panaro 1 e Panaro 2 messi a dimora nel febbraio 2008 e allevati a bandiera stretta (nella foto sopra) su portinnesto Gisela 6, alla densità di 3.150 piante/ha.

Romano Amidei (nella foto accanto), dell'Ufficio tecnico di Agrintesa, è ideatore del sistema integrato VHDP + potatura lunga, dimostratosi particolarmente adatto alle due varietà Sweet Early e Early Star.

"La tecnica di potatura tradizionale in fase di allevamento e produzione utilizzate negli impianti HDP e VHDP - spiega Amidei - è stata sostituita da una potatura a tutta cima applicata fin dall'impianto sull'asse centrale e successivamente su ogni branchetta di 2 e 3 anni, conservando sempre il prolungamento di questi assi. In questo modo, evitando i tagli di ritorno, l'attività vegetativa è risultata limitata ai soli germogli apicali e si sono evitate pericolose competizioni tra germogli in fase di crescita, gemme in fase di differenziazione e frutticini nelle prime fasi di sviluppo, a tutto vantaggio della fase produttiva dell'albero".

I risultati dimostrano la validità di questo duplice approccio con varietà difficili come Panaro 1 e Panaro 2: la combinazione soggetto nanizzante e "taille longue" ha consentito di produrre già al secondo anno e di arrivare a livelli produttivi al IV e V anno di 17 ton/ha per Sweet Early® Panaro 1 e di 25 ton/ha per Early Star® Panaro 2 (vedi grafico sottostante).


Produzione per albero (kg/albero) e rese produttive per ettaro (t/ha) al V anno (nel viola più chiaro) dell’impianto delle due varietà Panaro 1 e Panaro 2 allevate a VHDP.

"Anche la qualità dei frutti - continua Amidei - è risultata molto buona. Il 58% dei frutti di Panaro 1 ha registrato un calibro uguale o superiore ai 28 mm, mentre per Panaro 2 tale percentuale è stata superiore al 60%" (vedi grafico sottostante).


Ripartizione percentuale in classi di calibro delle due varietà (Panaro 1 a sinistra e Panaro 2 a destra) al IV anno dall’impianto.

"Si tende sempre più a dare sbrigativamente giudizi, positivi o negativi, sul potenziale delle nuove varietà -conclude Stefano Lugli, aggiungendo - Per classificare una varietà serve tempo e servono metodologie di sperimentazione integrate, con necessari approfondimenti sulle risposte vegeto-produttive delle nuove varietà a condizioni agronomiche, portinnesti e tecniche di gestione diverse da quelle adottate nei normali test di valutazione. Questo dovrebbe servire a dare risposte certe ai frutticoltori nel difficile momento della scelta varietale, almeno per quanto riguarda il ciliegio".

Per maggiori informazioni: stefano.lugli@unibo.it

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