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Packaging in orticoltura: le soluzioni che migliorano la qualita'

Lo scorso 20 aprile 2012, durante la rassegna Ortomac di Cesena (FC), si è tenuto il convegno "Innovazioni per una orticoltura di qualità" in cui è stata presentata la relazione di Tiziana M.P. Cattaneo e Anna Rizzolo del CRA – IAA Milano Dipartimento di trasformazione e valorizzazione dei prodotti agro-industriali dal titolo "Il packaging in orticoltura: soluzioni controllate in grado di migliorare l’offerta nel rispetto della qualità"


I requisti del packaging.

La sicurezza e la qualità di un prodotto alimentare confezionato sono il risultato di interazioni complesse tra l'alimento, la confezione e l'ambiente. Ciascuno di questi elementi può entrare in relazione con ogni altro, dando luogo a qualche fenomeno di interazione.

Nel corso del tempo il packaging ha subito un'evoluzione concettuale: tecniche di confezionamento per contenimento e protezione, quindi l’impiego di materiali barriera, di confezioni che modulano la conservazione, di materiali attivi e dispositivi intelligenti, con biomateriali e biomateriali attivi.

La crescente richiesta di prodotti sicuri, funzionali, con shelf-life prolungata, nonché di confezioni pratiche, ecocompatibili, a basso costo e di sistemi di vendita e distribuzione strategici, rappresentano le forze motrici che, negli ultimi anni, hanno spinto il settore del packaging alimentare verso innovazioni di materiali, di macchine e di tecnologie facendo assumere all'imballaggio un nuovo ruolo attivo e interattivo al tempo stesso.

La movimentazione dei prodotti ortofrutticoli freschi si distingue in tre momenti specifici, ai quali corrispondono diverse soluzioni di imballaggio: il trasporto dal campo ai centri di smistamento (consorzi, magazzini di stoccaggio ecc.); il trasporto dai centri di smistamento alla distribuzione (mercati rionali, GDO ecc.) e la vendita al consumo.


Trasporto dal campo ai centri di smistamento: le cassette di plastica o legno sono indicate per i prodotti più delicati e su percorsi non troppo lunghi.


Trasporto dai centri di smistamento alla distribuzione. Si utilizzano prevalentemente le cassette di plastica a rendere (37%) e le cassette di cartone ondulato (28%).


L'imballaggio in polistirene espanso rappresenta un sistema innovativo per il mantenimento delle verdure più delicate.

Nella vendita al consumo, gli imballaggi primari a contatto con i prodotti sono i cestelli in cartoncino, il sacco a rete di rafia, il sacchetto di plastica per la vendita non assistita di prodotti sfusi a banco. Il sacchetto in plastica rappresenta il 28% degli imballaggi, il sacchetto di carta il 24% mentre la vaschetta con coperchio in poliacc. plastico il 9% (nella foto sotto un esempio).



La storia e l'evoluzione degli oggetti destinati al contatto con gli alimenti sono sempre state condizionate da due aspetti tra loro indipendenti: da un lato, la disponibilità di tecniche e materiali per produrli e, dall’altro lato, l'aspettativa di loro specifiche funzioni o prestazioni.

Intense trasformazioni industriali e progressi scientifici hanno portato al progressivo e prevalente impiego di polimeri plastici di sintesi (variamente composti e combinati anche con altri materiali). Da tempo si registra un consistente interesse verso materiali di origine naturale, che non derivino dal petrolio e abbiano un minore impatto sull'ambiente.

Queste nuove attenzioni e sensibilità verso l'ambiente e la naturalità non sono però limitate all'uso di materiali di origine biologica, ma possono riguardare anche la combinazione di materiali sintetici con sostanze naturali al fine di introdurre nuove, specifiche e utili funzionalità, come nel caso del bio-packaging.

PLA
E' un biopolimero ottenuto dall'amido di mais, biodegradabile e compostabile al 100% secondo la norma EN13432. Il PLA è un materiale che non resiste alle alte temperature (max 55° C), per cui viene accoppiato al cartoncino biodegradabile per essere resistente alle alte temperature.

Polpa di cellulosa
Questa materia prima si ricava dalle fibre residue della lavorazione di alcune piante, in particolare dal bamboo e della canna da zucchero. Adatto a contenere anche cibi liquidi, resistenti al calore.

MATER-BI
Un tipo di bioplastica creata a partire dall'amido di mais, grano e patata, totalmente biodegradabile e compostabile. Film sia neutri che stampati in PLA/MATER-BI/CELLOPHANE.

Gli stessi possono essere forniti neutri o con stampa digitale fino a 10 colori flexo con colori all’acqua. Un imballo biodegradabile che garantisce la salvaguardia dell'ambiente e con un impatto positivo sull’inquinamento, degradabile tramite l’azione combinata di calore e luce.

Nella relazione sono stati quindi affrontati, da un punto di vista prettamente tecnico, il bio-packaging, le sostanze naturali biologicamente attive per applicazioni di Functional Bio-packaging, i fattori che limitano la diffusione e il valore commerciale di imballaggi A&I (attivi e intelligenti) e riportati gli esempi degli imballaggi antimicrobici sperimentati su ortaggi e prodotti di IV gamma: gli active packaging. Si tratta di sistemi o film a rilascio di sostanze antimicrobiche. I film possono contenere la sostanza antimicrobica immobilizzata (polimeri modificati ad attività antimicrobica; barriere multistrato con antimicrobici immobilizzati). Altra innovazione, gli imballaggi ad atmosfera modificata attiva e passiva.

Tra le altre nuove soluzioni, l’utilizzo di prodotti innovativi derivanti da polimeri organici di interesse per il settore agro-industriale, come il rivestimento alimentare a base di polimeri organici, parzialmente biodegradabile e potenzialmente edule.

Da valutare meglio le performance del rivestimento proposto, in comparazione con quelle degli attuali trattamenti utilizzati nelle tre diverse filiere alimentari e lo scale-up di produzione e applicazione dei rivestimenti nell'ambiente industriale coinvolgendo le piccole e medie imprese per la dimostrazione in campo e la valutazione delle reali trasposizioni di scala del nuovo rivestimento.

Tra le soluzioni innovative citate, anche i polimeri organici filmanti in soluzione acquosa ed emolliente batteriostatico (l’alcool polivinilico PVOH ne è il principale componente) e l’Ecofilm 20S, esclusivamente composto da additivi alimentari autorizzati anche a livello europeo.

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