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Cile: Unifrutti taglia di 200 ettari le superfici coltivate a uva da tavola

Stretta nella morsa di costi energetici e di produzione crescenti, una delle voci di maggior peso per l'export cileno - cioè l'uva da tavola - sta correndo il rischio di essere ridimensionata. Perlomeno così traspare dalle parole di Arturo Costabal, responsabile commerciale della compagnia Unifrutti: di fronte a costi maggiorati del 35% negli ultimi tempi, infatti, si è desico per quest'anno di ridimensionare la produzione.

"Oggi abbiamo circa 2.000 ettari coltivati a uva - spiega Arturo Costabal - ma alla fine del 2008 prevediamo di terminare la stagione con 200 ettari in meno di superfici piantate". La compagnia sta investendo sullo sviluppo di nuove varietà di uva, cui potranno essere destinati questi terreni.

Tra le voci di costo che maggiormente hanno inciso quest'anno, Costabal menziona l'energia elettrica, impiegata principalmente per la refrigerazione del prodotto e nelle linee di confezionamento. D'altra parte, le previsioni sui prezzi non depongono a favore di ulteriori incrementi. "I prezzi dell'uva da tavola sui mercati internazionali sono oggi al loro miglior livello - spiega Costabal - e non ci aspettiamo che aumentino. Anzi, prevediamo che il prossimo anno la situazione potrebbe essere più complessa".

Oltre alle preoccupazioni sul fronte dei costi, infatti, il Cile deve vedersela oggi anche con la comparsa della tignoletta della vite (Lobesia botrana), ora circoscritta, ma per l'eliminazione completa della quale bisognerà attendere almeno tre-quattro anni.

Fonte: chilepotenciaalimentaria.cl

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