Il mercato del kiwi sta attraversando una fase di profonda trasformazione caratterizzata da una ridefinizione degli equilibri tra i principali Paesi produttori/esportatori e un cambio dettato anche dalle preferenze varietali dei consumatori internazionali.
Nel corso del 2025 la Nuova Zelanda ha consolidato la sua posizione di leader assoluto raggiungendo un record produttivo di circa 875.000 tonnellate che ha permesso di superare la soglia delle 800.000 tonnellate esportate. Questo si riflette in una nuova geografia delle destinazioni, dove la Cina ha recentemente soffiato il primato al Giappone diventando il primo mercato di sbocco per il prodotto neozelandese, seguite da Stati Uniti, Corea del Sud, Taiwan, Australia e diverse destinazioni europee, tutti mercati che mostrano espansioni nel tempo.
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.it
Il dato più rilevante è il sorpasso del kiwi giallo ai danni del verde in quasi tutti i quadranti mondiali, con la varietà verde che sembra stabilizzarsi solo recentemente; l'unica eccezione a questa tendenza è rappresentata da India e Africa (quest'ultima con volumi marginali) dove il prodotto a polpa verde mantiene la sua importanza, mentre in Europa i volumi di Gold hanno nel 2025 superato, seppur di poco, per la prima volta quelli del Green, il quale tende progressivamente al calo.
L'ascesa neozelandese vede le spedizioni salire costantemente fino a giugno con un'impennata significativa tra aprile e maggio, periodo in cui i volumi sono più che raddoppiati in quindici anni a diretto discapito del Cile e del finale di stagione del prodotto europeo.
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Proprio il Cile sta tentando una complessa operazione di recupero dopo anni di contrazione dovuti alla batteriosi, PSA e ad altri fattori avversi, con superfici che dovrebbero risalire progressivamente nei prossimi anni. Le movimentazioni del kiwi cileno si concentrano oggi verso l'Europa, l'America Latina e il Nord America, mentre l'Estremo Oriente evidenzia un significativo calo e l'Africa riceve volumi limitatissimi; nel 2025 i primi 5 mercati di blocco hanno concentrato poco più del 50% del volume: sono stati nell'ordine: Stati Uniti, India, Regno Unito e Olanda (come base per triangolazioni all'interno dell'UE27).
Probabilmente per adattarsi alla pressione della Nuova Zelanda, il Cile ha ridotto negli anni le spedizioni tra aprile e maggio concentrando le esportazioni tra maggio e luglio e allungando la commercializzazione da settembre in poi, in concomitanza con l'arrivo del prodotto dell'Emisfero Nord.
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Nello scenario europeo la Grecia si è imposta come il principale competitor dell'Italia, raggiungendo il primato produttivo e di export per il kiwi a polpa verde e destinando la merce soprattutto a Spagna, la stessa Italia, Germania, Polonia e Francia, oltre a mercati extra-UE in rapida espansione come Stati Uniti, Canada e Brasile. La campagna greca si è notevolmente allargata passando dalla finestra temporale novembre-febbraio di quindici anni fa, con una distribuzione che oggi copre da ottobre fino ad aprile, occupando spazi storicamente della produzione italiana.
L'Italia, dal canto suo, vede il proprio export strettamente legato alla disponibilità annuale di prodotto con un tasso di esportazione storicamente elevatissimo del raccolto, sebbene i volumi commercializzati all'estero tendano a diminuire passando dalle quasi 400.000 tonnellate del 2015 alle 225.000 tonnellate della stagione 2024/25. Le spedizioni italiane verso i mercati lontani hanno subito un calo dovuto alla minore disponibilità oltre che all'aggravio dei costi logistici e alle tensioni geopolitiche nelle rotte marittime di Suez e del Mar Rosso, portando ad una maggiore concentrazione verso destinazioni vicine e un appiattimento dei quantitativi spediti lungo i mesi con uscite più regolari.
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Mentre in passato i picchi italiani si registravano tra marzo e aprile, oggi la minore offerta di Hayward e la contemporanea pressione di Grecia e Nuova Zelanda comporta una finestra di export più stretta. Da non dimenticare che la Turchia emerge con una produzione in crescita, grazie a maggiori superfici, dove la varietà Hayward resta la più diffusa; sebbene l'export turco riguardi ancora quantità limitate, pari poco più del 10% del raccolto, i volumi verso Russia, Romania e Ucraina erano in aumento.
In questo scenario, il Medio Oriente rappresenta un raggruppamento geografico "ambivalente" sull'export di kiwi. Se a livello complessivo sembra rappresentare un'area numericamente non ai vertici della classifica delle principali destinazioni, con recentemente circa 25.000 tonnellate totali (pari al 2% del commercio complessivo di Nuova Zelanda, Cile, Grecia e Italia), dall'altro è uno dei mercati di riferimento di quelle aziende strutturate ad esportare verso mercati esteri particolarmente remunerativi.
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Il conflitto in Medio Oriente, innestandosi sulle già preesistenti criticità logistiche del Mar Rosso, sta delineando un doppio ordine di problemi. Da un lato, l'instabilità colpisce direttamente i paesi coinvolti nel conflitto, mettendo a serio rischio le nostre esportazioni di kiwi. Dall'altro, si assiste a una paralisi logistica più globale: la chiusura di scali strategici e la necessità di rotte alternative per raggiungere l'Estremo Oriente non solo allungano i tempi di transito, ma generano un aggravio dei costi di trasporto che si riflette inevitabilmente su tutte le destinazioni commerciali, non solo relativamente ai costi logistici
Questo scenario rischia di avvantaggiare i produttori dell'emisfero sud, i quali, essendo meno colpiti dalle problematiche logistiche nel Mediterraneo e nel Mar Rosso, possono contare su un accesso più agevole e competitivo ai mercati asiatici.
Fonte: CSO Italy per FreshPlaza.IT