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UNAPA

Patate: quotazioni poco soddisfacenti e minori investimenti per i produttori italiani

L'AOP UNAPA, a nome dei propri associati e, in via più generale dell'intero comparto, assiste con crescente preoccupazione all'attuale scenario. 

La campagna commerciale 2020-21 si è conclusa con quotazioni di mercato poco soddisfacenti per i produttori italiani. Tra gli effetti della pandemia, la chiusura dei ristoranti, delle mense collettive e la riduzione del potere di acquisto delle famiglie hanno certamente determinato un calo dei consumi anche in una commodity come la patata.

A livello commerciale, le politiche aggressive intraprese dagli operatori stranieri, in primis quelli francesi, hanno generato una tensione fra domanda e offerta, portando la Gdo a richiedere prodotto di origine italiana in promozione. I maggiori costi di produzione, lavorazione, conservazione e della logistica hanno eroso la marginalità per tutta la filiera produttiva. 

La campagna 2021-22 si è aperta, anche per effetto della crisi Covid-19, con un diffuso decremento degli investimenti. Le ragioni alla base di questa contrazione sono molteplici e universali, come dimostrano gli orientamenti che stanno emergendo anche negli altri Paesi UE. In particolare, i rincari energetici e nei mezzi tecnici hanno prodotto un violento aumento dei costi di produzione che stimiamo, come UNAPA, maggiorati del 30% rispetto alla scorsa campagna, passando da 8.000 a 11-12.000 euro a ettaro.

Le temperature torride e l'assenza di precipitazioni, sia invernali che primaverili, stanno costringendo i produttori ad un impiego massiccio dell'irrigazione, nell'obiettivo di avere una produzione sufficiente a coprire almeno le ingenti spese già sostenute. La presenza di alcune emergenze fitosanitarie, in particolare quella legata agli elateridi, stanno minando la sostenibilità degli investimenti. 



L'assenza di valorizzazione della produzione nazionale ha generato un costante decremento delle superfici investite a patata, arrivando agli attuali 33.000 ettari. Se non verrà interrotta tale spirale, nonostante gli sforzi compiuti dal nostro settore per allinearsi agli standard sempre più esigenti della Gdo e dei consumatori, la coltivazione della patata in Italia progressivamente si esaurirà come, peraltro, possiamo già notare dal crescente numero di aziende agricole che annualmente cessano la propria attività.

Qualora ciò avvenisse, il rischio principale è che per garantire il nostro fabbisogno nazionale – che anche attualmente non riusciamo a soddisfare – verrà fatto sempre più ricorso a prodotto di origine estera, anche quello di Paesi terzi, con minori garanzie di tracciabilità e sicurezza alimentare per i nostri consumatori. 


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