A cura di Ottavio Cacioppo

Convegno Kiwitaly: un focus sulle fitopatie dell'actinidia

Dopo una pausa di 2 anni, a causa della pandemia, la ripresa della manifestazione di Campoverde (provincia di Latina) ha registrato una strepitosa partecipazione di visitatori. Il giorno 1° maggio si è svolto il convegno Kiwitaly, che è stato centralizzato sulla difesa del kiwi: batteriosi da Psa e moria. Quest'ultima, comparsa nel veronese nel 2012 e diffusa nelle aree actinicole italiane, ha causato la perdita di circa 8mila ettari e ancora non è stata trovata la diagnosi.


Qui e nelle foto successive: la Fiera di Campoverde (LT)

I relatori dell'incontro: Ottavio Cacioppo (ex Capo dell'I.P.A. di Roma - Regione Lazio) che ha relazionato sulla batteriosi e sull'impiego di prodotti che sanificano il suolo; Gianni Tacconi (CREA, Centro Genomica e Bioinformatica di Fiorenzola d'Arda - Piacenza) ha trattato la moria del kiwi, aspetti agronomici e patologici, nuovo sistema di monitoraggio dello stato idrico del kiwi, sensori e analisi 3D; Luca Gatto - S. Maola (Agronomi Latina), moria del kiwi: esperienze agronomiche per contrastare il fenomeno.

Introduzione
Sono 51 anni che coltiviamo il kiwi in Italia, e in questo lasso di tempo si è delineato un quadro patologico della coltura che è stato tenuto sotto controllo.

Però, negli anni 2007-2010 la batteriosi ha creato seri problemi all'actinidicoltura della Provincia di Latina e di altre aree actinidicole italiane, inducendo le istituzioni e le organizzazioni che operano nel settore a prendere provvedimenti a favore dei coltivatori.

Nel mondo sono state segnalate le seguenti batteriosi che colpiscono il kiwi:                

1 - Agrobacterium tumefaciens;
2 - Pseudomonas viridifrava;
3 - Pseudomonas siringae pv siringae;
4 - Pseudomonas siringae pv actnidiae (P.S.A.). 

Agrobacterium tumefaciens (Smith e Townsend), segnalato in Nuova Zelanda, causa escrescenze tumorali sull'apparato radicale e alterazione al colletto della pianta. In Italia non è stato mai riscontrato.  

Pseudomonas viridiflava in Italia è stato segnalato per la prima volta nel 1990 (Ottavio Cacioppo e Marco Scortichini, L'Informatore Agrario n.22/1990). Si manifesta con imbrunimento dei petali, i quali marciscono. Sono interessate dalle alterazioni anche altre parti del fiore: sepali, stami e pistilli. I fiori colpiti degenerano e cadono, in Italia, esattamente nel Lazio, durante la fase di apertura dei boccioli fiorali, nel 1989 si sono riscontrati gli stessi sintomi descritti per la batteriosi fiorale in altri Paesi. 

La relazione di Gianni Tacconi

Altre alterazioni erano state riscontrate sul peduncolo, il quale appariva alterato, imbrunito e fragile, di facile rottura. La comparsa dei sintomi descritti si è avuta dopo che la piantagione ha subito fenomeni climatici avversi (pioggia abbondante, sbalzi di temperatura accentuata). Poco prima che si aprissero i fiori, anche sulle foglie sono state osservate delle macchioline idropiche.

Pseudomonas syringae pv siringae. Batterio responsabile di cancri e di avvizzimenti rameali, fessurazioni al tronco e maculature fogliari. Segnalato in Italia nel 1989 (Scortichini M.-Margherita L.) L'Informatore Agrario 42,125-1269.

Peseudomonas siryngae pv. actinidiae Takikawa et al. (P.S.A). Il batterio manifestato con essudato rosso sangue fotografato ma non identificata la causa nel 1980 a Borgo Grappa (LT) da Ottavio Cacioppo (Informatore Agrario n.1 1981, "L'actinidia in Italia prende il posto della viticoltura?". Si precisa che la diagnosi della suddetta descrizione (essudato rosso sangue) è stata fatta da Ottavio Cacioppo nel 1981 quando si è recato in Nuova Zelanda. 

Le batteriosi presenti in Itali hanno causato pesanti perdite: è sufficiente ricordare che, dal 2008 al 2011, la cultivar a polpa gialla Hort 16 A, circa un migliaio di ettari, è stata distrutta. Detta varietà è stata sostituita dai neozelandesi dalla cultivar a polpa gialla, G3, attualmente in espansione in Italia.

Luca Gatto impegnato a descrivere gli aspetti agronomici per contrastare la moria del kiwi

Mezzi di lotta
Le batteriosi vengono curate con operazione agronomiche: asportazioni dalla pianta delle parti legnose ammalate e utilizzo di prodotti a base di rame (batteriostatico) e di agrofarmaci (battericidi). L'asportazione delle parti della pianta ammalata è bene farla alla temperatura di 25 °C, quando il criobattero è inattivo.

Attualmente le batteriosi risultano sotto controllo.

Pianta di kiwi Hayward con essudato violaceo causato dal batterio P.S.A.

Moria del kiwi
Sono in corso numerose ricerche per dare risposta a questa fitopatia, esse sono imperniate su l'obiettivo di sanificare il suolo con prodotti registrati come emendanti, la cui efficacia è riconosciuta da vari Paesi. Prevalentemente si tratta di prodotti composti da microrganismi che rivitalizzano la flora batterica del suolo, migliorano la salute dello stesso, lo sviluppo delle radici e assorbimento per osmosi dei nutrienti minerali contenuti nella soluzione circolante e ottenere risultati migliori di produzione e qualità dei frutti.   

Tronco di kiwi Hayward con lesioni batteriche      

Anche prodotti a base di polimeri, con il loro alto potere di assorbire, risultano utili per la salute del suolo e quindi delle piante.

Piante di kiwi Hayward malate di batteriosi Pseudomonas viridiflava

Altre prove sono quelle sull'impiego di apparecchiature che arricchiscono di bollicine d'aria l'acqua d'irrigazione migliorando l'arieggiamento del suolo. 

Piante di kiwi Hayward malate di batteriosi Pseudomonas viridiflava

I due relatori, Gianni Tacconi e Luca Gatto, hanno arricchito gli aspetti agronomici della moria del kiwi al fine di contrastare la suddetta fitopatia.


Data di pubblicazione:



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