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Sparito nel nulla

Che fine ha fatto il Catasto Ortofrutticolo?

E' sparito dalle agende e dalla discussione. Stiamo parlando del Catasto Ortofrutticolo che, a fine 2018, era stato annunciato dal Ministero come la soluzione a tutti i mali del comparto ortofrutticolo. Così strategico che, a oltre 2 anni dal suo annuncio, nulla si è ancora mosso. Ogni tanto il ministro Teresa Bellanova lo nomina, ma di concretezza ancora non se ne vede. 

"Pare sparito dalle agende politiche di tutti - spiega Luciano Mattarelli esperto e fondatore di consulenzaagricola.it - così come quei 5 milioni di euro annunciati per la sua realizzazione. Ma, sia chiaro, non tutti i mali vengono per nuocere. Perché un Catasto potrebbe essere valido oppure totalmente inutile".

Secondo Mattarelli (in foto), il Catasto Ortofrutticolo è valido solo se realizzato e gestito con un criterio imprenditoriale e non per racimolare dei finanziamenti. "Se serve per valutare con oggettività la produzione e gestirne gli impianti alla luce dei consumi e dell'export, può essere utile. Così come lo è, ad esempio, per il comparto vitivinicolo. Ma serve anche una gestione politica che guardi all'Europa e al mondo: i prezzi della frutta sono legati anche alle produzioni e ai commerci a livello mondiale: certe dinamiche non si possono controllare".

Abbiamo chiesto anche a un altro interlocutore, ben inserito a livello ministeriale, se nei "corridoi" del Ministero se ne senta parlare ma, anche lui, conferma che tutto è stato surclassato da altri temi.

Invece, un imprenditore ortofrutticolo così aveva commentato (cfr. Freshplaza del 5/02/2019): "Bene il Catasto ortofrutticolo - esordisce il frutticoltore - ma se non vi è organizzazione, può rappresentare un'arma a doppio taglio. Se da un lato il mondo agricolo può valutare in anticipo una determinata produzione, dall'altro anche la Gdo, che è ben organizzata, può farlo. Quindi se la produzione si annuncia abbondante, i prezzi saranno tenuti bassi fin dalla partenza della campagna; se invece è scarsa, accadrà lo stesso perché i buyer sapranno organizzarsi per tempo per acquistare all'estero. Non voglio essere pessimista, ma la mia opinione è che conta e che può realmente fare la differenza è l'organizzazione e la concentrazione nel vendere".