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Giornata tecnica: ricerca e trasferimento - prima parte

Frutticoltura con le specie tropicali in clima mediterraneo

Interessante incontro, quello organizzato lo scorso mese (clicca qui per vedere la locandina) a Rocca di Capri Leone (ME) dal Gruppo di Lavoro 'Frutti Tropicali e Subtropicali' della Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana (SOI), coordinato dal Prof. Vittorio Farina, dal Dipartimento SAAF dell'Università di Palermo e dal Dipartimento D3A dell'Università di Catania, in collaborazione con Irritec.

Accoglienza convegno. (Clicca qui per vedere fotoalbum completo)

L'evento dal titolo "Frutticoltura con le specie tropicali in clima Mediterraneo: ricerca e trasferimento", ha visto il susseguirsi di una lunga serie di interventi di altissimo profilo tecnico e scientifico, animati da un vivace dibattito e da un'ampia partecipazione di pubblico.

Al centro (in piedi): Massimo Mirabella, moderatore

A moderare i lavori c'era Massimo Mirabella, giornalista di Agrisicilia, il quale ha introdotto i lavori parlando dell'importanza che rivestono le coltivazioni tropicali, un tempo considerate solo di nicchia, mentre ora si stanno diffondendo in Sicilia in maniera crescente. Il moderatore ha posto l'accento anche sull'opportunità di conoscere bene il rapporto costi/benefici, nell'ottica di un investimento finalizzato all'innovazione.

Carmelo Giuffrè (Clicca qui per vedere fotoalbum completo)

Il primo relatore è stato Carmelo Giuffrè, fondatore e amministratore di Irritec Spa, che ha ospitato la giornata, nonché uno dei maggiori sponsor dell'iniziativa tesa a sviluppare meglio un settore in forte espansione negli areali siciliani più idonei. 

"Seguiamo da tempo le aziende impegnate in questo genere di coltivazioni – ha detto Giuffré – progettando apposite soluzioni irrigue ad hoc".

Dopo i saluti di Salvatore Messina, in rappresentanza per l'occasione della Federazione Ordini Dottori Agronomi forestali della Sicilia e dei due ordini provinciali di Messina e Palermo, sono entrati nel vivo gli interventi programmati, con la relazione di Maria Gloria Lobo Rodriguez dell'Istituto Canario de Investigaciones Agrarias (ICIA) di Tenerife, Spagna, che ha parlato a lungo dei processi in post raccolta dei frutti tropicali coltivati alle Canarie.

Maria Gloria Lobo Rodriguez (Clicca qui per vedere fotoalbum completo) 

L'esperta si è focalizzata sull'efficacia dei trattamenti post raccolta tradizionali, ma anche di quelli innovativi nell'ambito della determinazione delle migliori condizioni di conservazione dei frutti tropicali. Le specie prese in considerazione sono avocado, mango e papaya.

"La tendenza è quella di commercializzare i frutti tropicali in modo che arrivino sui banconi dei supermercati con un grado di maturazione ready to eat - ha detto Lobo Rodriguez - Per addivenire a questo risultato, bisogna partire da una corretta gestione del frutto sulla pianta e nei successivi processi in post raccolta. Il mango si può raccogliere ready to eat, mentre l'arrivo alla giusta maturazione dell'avocado in supermercato si può ottenere, ad esempio, facendolo maturare gradualmente prima di esporlo".

Alberto Continella

Di avocado ha parlato anche Alberto Continella, docente di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree dell'UniCT.

"Uno dei pregi dell'avocado – ha spiegato Continella - è rappresentato dal fatto che il frutto non ha un periodo di maturazione tale per cui, poi, deve essere per forza raccolto entro una breve finestra temporale, ma è possibile gestire il prodotto sulla pianta, mantenendolo più a lungo fino al momento in cui, dal punto di vista economico, diventa più conveniente raccoglierlo e commercializzarlo. Questo credo che sia un pregio che non ha eguali in altre colture frutticole e quindi consente di avere una migliore organizzazione aziendale per la gestione del prodotto in campo fino a sei mesi di potenziale raccolta per lo stesso frutto, ossia da dicembre a giugno per quanto riguarda i nostri areali".

Mango e papaya, invece, sono stati al centro della relazione di Vittorio Farina, docente di frutticoltura tropicale e subtropicale dell'Università di Palermo. Farina si è incentrato sugli aspetti positivi, ma anche su quelli negativi della coltivazione di mango e papaya.

Vittorio Farina. (Clicca qui per vedere fotoalbum completo)  

"Negli ultimi anni, abbiamo visto come utilizzare gli strumenti di base per la coltivazione di questi frutti tropicali - ha detto il docente – ma, evidentemente, non ci siamo abbastanza soffermati sugli aspetti che possono influire negativamente sull'esito degli impianti. Occorre focalizzare la nostra attenzione sull'evoluzione delle diverse fasi fenologiche in funzione delle variabili climatiche, prima di tutte la temperatura, e questo va fatto soprattutto per le cultivar di nuova introduzione".

Dettaglio della mostra pomologica. (Clicca qui per vedere fotoalbum completo)  

Il riferimento di Farina va a quell'insano ottimismo che porta all'insuccesso di taluni impianti, perché carenti di studio delle variabili pedoclimatiche che portano a situazioni economicamente perdenti.

"Stiamo anche analizzando la crescita puntuale del frutto con strumenti innovativi (fruttometri), al fine di limitare gli input esterni permettendo interventi di precisione. Infine, continuiamo con lo studio delle curve di maturazione, per stabilire il momento ideale di raccolta, e delle tecnologie innovative dei gestione postraccolta (edible coating – Modified Atmosphere Packaging)".

Segue articolo correlato.


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