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E' sufficiente il marchio ombrello made in Italy per promuovere i prodotti italiani?

L'ortofrutta siciliana nel contesto dei mercati internazionali

Le dinamiche del commercio ortofrutticolo internazionale non ricalcano i confini geografici nello scacchiere mondiale e gli elementi di valutazione delle produzioni, a prescindere dalla loro provenienza, si tracciano per referenza, segmento, qualità e valore. La nazionalità di provenienza, a volte può diventare una sorta di marchio ombrello, come nel caso del "made in Italy", ma ciò basta davvero?


 
Da una parte vi sono macroregioni che tradizionalmente sono vocate alla produzione e, dall'altra, ci sono aree che sembrerebbero prevalentemente destinatarie di prodotti al consumo. Tra le prime annoveriamo il Sud Europa, dove è possibile distinguere chiaramente la Sicilia come zona di produzione di alcune importanti referenze (settore fresco) che fin qui hanno raggiunto:
 
•  i mercati del Nord ed Est Europa, con quasi tutte le referenze               ortofrutticole prodotte nell'isola;
•  il Nord America con uva da tavola, pomodoro e poco altro
•  l'Asia e il M.O. con buona parte dei prodotti, ma con quantità               abbastanza esigue
•  la Repubblica Popolare Cinese, esclusivamente con la pregiata           arancia rossa a seguito dell'accordo fitosanitario (reso operativo nel 
   2019)

Cosa può offrire la Sicilia?
"Finito il sogno industriale, in una regione in cui il 4,2% del contributo al PIL è formato dall'agricoltura – dice Salvo Garipoli di SG Marketing, esperto marketing manager nel settore dell'agribusiness – diventa evidente l'importanza dell'agroalimentare in questa parte del Paese, anche per gli anni a venire. Da qui l'esigenza di rivedere l'approccio ai mercati tradizionali, quali Francia e Germania in primis, e la ricerca verso quelli nuovi che passa dalla capacità di adattarsi alle richieste di consumo, proprio come hanno bene imparato a fare i nostri competitor, Spagna e Sud America (oltre che il Nord Africa) su tutti. Per raggiungere i ricchi mercati mediorientali, per esempio, la chiave d'accesso sta nel valore imprescindibile dei prodotti".

Salvo Garipoli

La Sicilia offre certamente anche altre merci rispetto a quanto fin qui citato, ma limitiamoci in questa sede a solo due referenze, abbastanza rappresentative: pomodoro e uva. La coltivazione del pomodoro da mensa, in Sicilia, rappresenta il 45% del totale prodotto a livello nazionale, con una superficie di 11.200 ettari. Non deve impressionare la quantità, ma le diverse fasce di qualità che qui insistono a partire dalle varietà commodity (che costituiscono la maggior parte, e questo dato deve essere spunto di riflessione), passando dal più pregiato "Pachino" e similari, per finire con poche varietà da club, ovvero di alto gusto.
 
Altra referenza di valore è rappresentata, come si diceva, dall'uva da tavola che esprime ottime qualità nel panorama produttivo internazionale, grazie a condizioni pedoclimatiche difficilmente ripetibili. 

In Sicilia vi sono due Consorzi di Tutela dell'uva da tavola Igp, quello di Canicattì (AG) e quello di Mazzarrone (CT), ma a titolo esemplificativo prendiamo in esame solo quest'ultimo, in virtù di alcuni dati di cui disponiamo nell'immediato. Entrambi i consorzi, infatti, esprimono produzioni di alto livello. Vedremo nell'articolo correlato quali sono gli sbocchi per questi prodotti sui nuovi mercati.


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