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L'agricoltura sostenibile a tutela del pianeta: resoconto del secondo workshop Bayer-Campus Agroalimentare

Un'agricoltura sostenibile, certamente, ma forse in questo come in nessun altro caso tra il dire e il fare la strada può essere lunga, così come non c'è n'è una sola e univoca.

Del tema si è parlato lo scorso venerdì 15 aprile a Piacenza, al Campus Agroalimentare Raineri-Marcora, in occasione del secondo workshop sull'agricoltura italiana "Riflessioni sul futuro: un'agricoltura sostenibile a tutela del pianeta"; organizzato dall'istituto scolastico, con il sostegno di Bayer, e che ha visto confrontarsi studenti ed esperti del settore.


I relatori del workshop. Da sinistra: Don Cristian Mendoza (docente dell'Università Pontificia della Santa Croce di Roma), Luca Ponzi (giornalista Rai), Paola Sidoti (Business Affairs & Management Support Bayer Crop Science), Luca Segalini (Presidente ANGA Emilia-Romagna), Andrea Minardi (Coldiretti Giovani Impresa di Piacenza) e Annamaria Castellazzi (Università degli studi di Pavia).

Fede, lotta alla criminalità (leggasi agromafie), nuova chimica, tecnologia: tutte strade che possono portare a un'agricoltura sostenibile; tutte strade sondate da chi, nei rispettivi ambiti, venerdì è intervenuto al workshop. "Serve un nuovo concetto di sviluppo umano e questo concetto ha bisogno di custodia e cura della natura", ha spiegato Don Cristian Mendoza, docente della facoltà di Comunicazione dell'Università Pontificia della Santa Croce di Roma.

A chiedere con forza un nuovo modello di sviluppo umano è nientemeno che Papa Francesco, nella sua enciclica "Laudato si'", dove "sottolineando – ha continuato Mendoza - il vincolo tra l'abuso delle risorse naturali e la sofferenza umana, il Papa ci chiede di rispettare la Natura secondo la precisa concezione della creazione nel Cristianesimo, chiamata nell'enciclica 'ecologia umana' ". Del "Laudato si'" se n'è parlato anche di recente, nel corso dei lavori di COP 21, la conferenza mondiale sul clima.


Don Cristian Mendoza, docente della facoltà di Comunicazione dell'Università Pontificia della Santa Croce di Roma.

Tuttavia, se il Papa stesso chiede di custodire e curare la natura, il punto di partenza è che non tutti oggi lo fanno e per chi lotta e lavora per un'agricoltura sostenibile (ed equa, verrebbe da aggiungere) c'è anche chi opera e lavora in direzione contraria. "Le mafie fatturano ogni anno 220 miliardi di euro, di questi 15,5 vengono dalle agromafie (la criminalità nel settore agroalimentare, ndr). Nel proprio rapporto annuale sulle Agromafie Coldiretti ed Eurispes stimano che nel giro di 4/5 anni il fatturato delle agromafie sia cresciuto di 4,5 miliardi di euro", ha spiegato Luca Ponzi, giornalista Rai e autore, insieme alla collega Mara Monti, del volume "Cibo criminale", una rassegna di casi giudiziari nel settore delle truffe alimentari.


Un momento del workshop.

Ora la domanda è: perché tra tutti gli illeciti possibili quelli che si giocano nell'agroalimentare sono cresciuti così tanto? Primo perché, ha ripreso il giornalista "si mangia tutti i giorni", poi perché "non si rischia molto: se vendi formaggi marci c'è una multa, non la prigione", come invece capita se traffichi in armi o droga. E terzo perché quello agroalimentare è un mercato con una grande richiesta e dove c'è la domanda ci sono anche i soldi, che sono l'obiettivo finale di mafie e criminalità. E tutto questo l'Italia agroalimentare pulita lo sa bene: vedi alla voce Italian sounding, che costa al sistema agroalimentare italiano 164 milioni di euro. Al giorno. Ancora Eurispes stima, riporta Ponzi, "se il cibo fintamente italiano fosse davvero made in Italy, allora ci sarebbero (in Italia) 300mila posti di lavoro in più".


Luca Ponzi, giornalista Rai e co-autore del libro "Cibo criminale".

"Scordiamoci – ha continuato il giornalista – di una mafia ignorante e con la coppola. Parliamo delle stesse persone che affamano il mondo e le professionalità che le mafie mettono in campo sono altissime". Come intervenire quindi? "Teniamo lontano la mafia – ha concluso – quando noi stessi seguiamo le regole del gioco".


Il pubblico del workshop.

Tuttavia, l'agricoltura sostenibile chiama in causa direttamente i produttori e tutto il sistema dell'agroalimentare; spesso la sostenibilità di una produzione è declinata nell'uso di pochi o nessun prodotto fitosanitario. "Su altri settori dov'è coinvolta la chimica – ha sottolineato Paola Sidoti, Business Affairs & Management Support di Bayer Crop Science – la gente si aspetta un progresso. Quando si parla invece di cibo, questa positività verso il progresso è molto minore. C'è una forte paura e forse viene da anni in cui l'attenzione verso i possibili rischi non è stata sufficientemente valutata; ma pure perché, come sistema, non siamo stati in grado di far capire che dietro questo cibo c'è tanto lavoro, tanta ricerca e tanto progresso. Sono state fatte moltissime ricerche per capire come controllare le malattie, aiutando l'agricoltore a ridurre i costi e soprattutto a impiegare meno prodotti", leggasi usare meno chimica; e in questo è stata complice anche una normativa che sull'uso dei prodotti fitosanitari si è fatta più stringente di anno in anno.


Paola Sidoti, Business Affairs & Management Support di Bayer Crop Science.

"Negli anni – ha ripreso la Sidoti – si è visto che si può lavorare cercando il giusto equilibrio tra l'ambito agrario e l'ambito naturale: gli agricoltori non hanno nessun interesse a lavorare danneggiando l'ambiente in cui lavorano e, come Bayer, stiamo collaborando con loro perché ci rendiamo conto della necessità di lavorare in maniera più trasversale: da un lato arrivare a una maggiore qualità di quello che arriva sulla tavola, dall'altro comunicate l'attenzione alla salubrità". Non a caso, negli ultimi anni Bayer ha svecchiato gran parte del suo catalogo di principi attivi.


Luca Segalini, presidente Anga Emilia-Romagna.

La sfida per il futuro (prossimo) non è semplice, come ha ricordato Luca Segalini, presidente della sezione ANGA dell'Emilia-Romagna, la sezione Giovani di Confagricoltura, "dobbiamo essere consapevoli che non esiste un'attività umana a impatto zero, ma nel rispetto dell'ambiente, in agricoltura, abbiamo già fatto molti passi in avanti. Sarà difficile aumentare le rese a livelli come quelli introdotti con l'innovazione varietale. Ma ci sono nuove tecnologie, come l'agricoltura di precisione e i big data, che ci permetteranno di aumentare le produzioni con un'attenzione all'ambiente. La tecnologia e la ricerca sono i punti cardine della sfida che ci siamo dati a Expo Milano 2015, e le aziende condotte da giovani sono quelle che maggiormente investono in tecnologia, ricerca e sviluppo"; un modo per ricordare l'importanza del ricambio generazionale.


Andrea Minardi, di Coldiretti Giovani Impresa di Piacenza.

Grazie alla Legge di orientamento per l'agricoltura (228/2001), di cui ha parlato agli studenti Andrea Minardi di Coldiretti Giovani Impresa di Piacenza, molti giovani sono riusciti a trarre lavoro dal settore: "i giovani – ha sottolineato Minardi – stanno guidando una vera e propria rivoluzione culturale e stanno apportando al settore 3 tipi di innovazione: quella tecnologica, quella di processo e quella di servizio. All'impresa agricola finalizzata esclusivamente alla produzione e alla coltivazione del terreno, si sostituisce un'impresa agricola avente anche finalità di salvaguardia ambientale".