Riforma della PAC e settore frutta trasformata: chiesta adozione anche in Italia dell'aiuto accoppiato
"Ho sottoposto all'attenzione del ministro Martina – spiega il presidente di AIIPA settore prodotti vegetali Antonio Casana - la nostra posizione in quanto siamo notevolmente preoccupati dei contraccolpi che si avrebbero sulle nostre industrie nel caso di scelte sbagliate che porterebbero a una grave crisi il nostro comparto. Non abbiamo avuto ancora alcun riscontro da parte del Ministro sulla nostra richiesta di incontro, ma rimaniamo fiduciosi che il ministro riveda la proposta presentata in conferenza Stato-Regioni ed includa la frutta nell'opzione degli aiuti accoppiati".
"Siamo consapevoli - spiega il Presidente di Apo Conerpo Davide Vernocchi, la più grande organizzazione italiana di ortofrutticoli – che tutti i settori presentano criticità e problematiche, ma in questo caso siamo di fronte a un settore che con un modesto intervento (la richiesta è valutata in circa l'1% del totale budget disponibile) si avrebbe un'importante ricaduta positiva anche sul comparto dell'ortofrutta fresca, che in questo momento, soprattutto per le pere, sta vivendo una congiuntura di mercato particolarmente difficile. L'aiuto accoppiato alla filiera di trasformazione consentirebbe infatti una compensazione interna tra le possibili destinazioni e aiuterebbe a un riequilibrio del mercato, con notevoli effetti positivi sull'intero comparto e sui redditi agricoli. Si otterrebbe pertanto un effetto moltiplicatore con vantaggi per una filiera produttiva che impiega decine di migliaia di lavoratori sia a livello agricolo che nelle strutture di condizionamento e confezionamento finale, oltre che nelle industrie conserviere che trasformano il prodotto e lo destinano principalmente ai mercati esteri" (cfr. anche intervista su FreshPlaza del 15/04/2014).
"E' facilmente prevedibile – sottolinea Antonio Casana - che una scelta diversa sarebbe causa di un'irrimediabile perdita di competitività, trascinando verso una crisi irreversibile tutta la filiera fino alla chiusura dell'attività nelle aziende di trasformazione, con effetti gravi a livello occupazionale del comparto e dell'indotto. E di questi tempi, peggiorare ulteriormente le rare opzioni di crescita e di sviluppo a favore di rendite di posizione che non creano valore aggiunto né mantengono posti di lavoro, sembra veramente un'opzione inaccettabile".