Italia: commenti positivi sul nuovo limite al 20% per il contenuto di succo naturale di frutta nelle bibite
Come precisato dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Mario Catania, la norma non impatta in nessun modo sui succhi o i nettari di frutta che hanno una loro precisa definizione codificata in ambito comunitario e che hanno percentuali di frutta significativamente più alte.
I succhi di frutta, infatti, sono derivati al 100% da frutta, sia nel caso dei prodotti freschi che di quelli ricostituiti da prodotto concentrato. La nuova direttiva comunitaria prevede, inoltre, per questa tipologia il divieto di aggiungere zuccheri.
Per quanto riguarda invece i nettari, nel caso italiano i più presenti sul mercato sono quelli definiti "succo e polpa", la percentuale di succo e/o purea di frutta presente nella bevanda varia a seconda della tipologia di frutto utilizzato e può andare dal 25 al 50%.
Coldiretti Calabria ha salutato il provvedimento come una vera e propria vittoria che va a coronare la sua battaglia "non lasciamo sola Rosarno, coltiviamo gli stessi interessi", imperniata proprio sulla richiesta di elevare il limite di succo di frutta nelle bibite. "Un' ottima e straordinaria notizia - sottolinea il presidente regionale Coldiretti, Pietro Molinaro - con una norma che manda in soffitta la legge nazionale di oltre cinquanta anni fa. L'aumento della quantità di frutta nelle bibite al 20% è ora una realtà che migliora la qualità dell'alimentazione e concorre a ridurre così le spese sanitarie dovute alle malattie connesse all'obesità e dà una risposta concreta al territorio coniugando giustizia economica e giustizia sociale".
"L'aumento della percentuale del contenuto minimo di frutta al 20% corrisponde - precisa la Coldiretti - all'utilizzo di 200 milioni di chili in più di arance all'anno con evidenti e positive ricadute occupazionali che andranno ad alleviare la catena dello sfruttamento. Adesso, il passo successivo – conclude Molinaro - è l'approvazione dei regolamenti attuativi sull'indicazione obbligatoria dell'origine del succo in etichetta".
"Il decreto approvato dal governo è un passo avanti verso soft drink più salutari, nell'interesse di consumatori e produttori – commenta a sua volta il presidente di Confagricoltura Mario Guidi - Se una bibita si chiama aranciata o limonata è giusto che abbia una percentuale minima di succo di arancia o di limone e non solo bollicine".
"L'incremento dell'8% di succo nelle bibite si traduce in un aumento della richiesta industriale di agrumi, soprattutto di arance, che in parte favorisce le produzioni agricole nazionali anche se annualmente vengono importati circa 30 milioni di kg di succo di arancia – pone in evidenza Confagricoltura - C'è da dire che l'Italia, paese vocato alla coltivazione di agrumi, è anche esportatore di succo di arancia per circa 58 milioni di kg, soprattutto in Germania".
"Un provvedimento importante - dichiara Ambrogio De Ponti, Presidente di Unaproa- che, una volta ottenuto il parere di compatibilità da parte dell'Unione Europea, apporterà grandi benefici sia per i consumatori che per i produttori, a condizione che siano assicurati i dovuti controlli circa la reale presenza di succo naturale di frutta. Voglio per questo – aggiunge De Ponti - ringraziare il Ministro Catania per l'impegno profuso nella modifica auspicata da tutto il mondo agricolo di una norma oramai obsoleta, che risaliva ai primi anni '60."
"Accogliamo con molta soddisfazione la decisione di innalzare il contenuto di succo naturale di frutta dal 12 al 20 per cento nelle bevande analcoliche assunta dal Governo", cosi il presidente di Fedagri-Confcooperative Maurizio Gardini commenta la misura, a nome dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.
Ora, conclude Gardini, "auspichiamo che in particolare il comparto agrumicolo del nostro Paese possa trovare giovamento dalla nuova norma".