Maggiori tutele nei confronti delle importazioni massive da Egitto e Cina, stop all'eliminazione indiscriminata di principi attivi per la difesa, tutela dall'aumento dei costi quali energie e lavoro. Sono solo alcune delle richieste che il gruppo europeo di contatto aglio ha messo nero su bianco in un documento fatto pervenire ai membri del Parlamento Europeo.
"Se la crisi interna costituisce una minaccia per la sopravvivenza del settore, la situazione si aggrava a causa delle importazioni provenienti da Egitto e Cina - si legge nel documento - le cui condizioni di produzione e di accesso al mercato europeo sono manifestamente sleali".
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.it
"Le importazioni di aglio cinese sono state storicamente soggette a un dazio specifico di 1200 euro a tonnellata, ma questa cifra non è mai stata adeguata e attualmente ha perso una parte molto significativa del suo potere protettivo".
"Inoltre - si legge nel documento - tale dazio è stato sistematicamente eluso tramite pratiche di triangolazione, falsa dichiarazione di origine, frazionamento delle spedizioni e sottofatturazione".
Secondo il gruppo di contatto, un'altra minaccia al prodotto europeo è costituita dall'aglio egiziano. Negli ultimi due anni, le importazioni di aglio provenienti dall'Egitto hanno registrato una crescita esponenziale. "Questa nazione beneficia di costi energetici molto bassi, legislazione del lavoro molto più blanda rispetto agli standard europei in materia di benessere dei lavoratori, uso generalizzato di fitofarmaci non ammessi nell'unione europea, accordi preferenziali che, in pratica, facilitano l'accesso al mercato europeo con squilibrio competitivo rispetto ai produttori europei".
Alla luce di tutto ciò, il gruppo di contatto chiede l'attivazione di clausole di salvaguardia nei confronti dell'aglio egiziano e l'aggiornamento urgente dei dazi per l'aglio cinese, con garanzie di reciprocità negli standard di produzione, con controlli sistematici alle frontiere e la richiesta di certificazione del rispetto degli standard europei e non del Paese di coltivazione. Inoltre, è necessaria una revisione della politica tutta europea di ritiro delle sostanze attive.