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Demeter Italia

"La guerra sta costringendo i nostri Paesi a rivedere il modello produttivo"

La guerra in Iran e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz hanno finora paralizzato le rotte attraverso cui transitano fino al 30% dei fertilizzanti mondiali, causando un rapido aumento dei prezzi, minacciando la disponibilità per la stagione agricola e mettendo in grande difficoltà sistemi produttivi costruiti su una dipendenza strutturale dai concimi chimici di sintesi. Una crisi che, quale sia l'esito della tregua, durerà a lungo e che però non coinvolge chi coltiva con metodo biodinamico. Ciò rappresenta infatti una risposta concreta alle fragilità di un sistema agricolo che ha affidato la propria sopravvivenza alla chimica e alle rotte commerciali globali.

I Paesi del Golfo sono infatti produttori cruciali di fertilizzanti azotati, fosfatici e di zolfo. Secondo i dati di Signal Ocean, il 20% di tutti i flussi marittimi di fertilizzanti proviene dal Golfo Arabico, una quota che sale al 46% considerando soltanto l'urea, il fertilizzante azotato più utilizzato al mondo. Dal 28 febbraio scorso, data dell'attacco statunitense e israeliano all'Iran, quasi un milione di tonnellate di fertilizzanti sono fisicamente bloccate nel Golfo Persico. A livello globale, il prezzo di riferimento dell'urea è aumentato di oltre il 30% dall'inizio del conflitto, raggiungendo i massimi degli ultimi tre anni. Tutti motivi che stanno facendo temere per l'approvvigionamento globale di cibo.

L'agricoltura biodinamica: immune dalla crisi dei fertilizzanti
La crisi rende visibile a tutti che l'agricoltura industriale è fragile. Costruita su catene di approvvigionamento globali, su risorse fossili e su logiche estrattive, è dunque strutturalmente vulnerabile a ogni perturbazione geopolitica. Una criticità che chi pratica l'agricoltura biodinamica e biologica conosce da sempre e da cui ha scelto di tenersi lontano.

© DEMETER ITALIA

"In questa guerra che, come tutte le guerre, è contro ogni logica di rispetto della natura e dell'uomo, l'agricoltura industriale trema. Il biologico e biodinamico rappresentano il modello alternativo per tutta l'agricoltura italiana e per la sicurezza alimentare del nostro Paese". Lo dice Enrico Amico, presidente di Demeter Italia, il marchio che riunisce gli agricoltori biodinamici italiani. "Il biodinamico ha scelto da tempo un'altra strada: nessun fertilizzante chimico, nessuna dipendenza dall'urea, dall'ammoniaca, dal gas naturale e quindi dalle rotte marittime che li trasportano. L'agricoltura biodinamica dimostra da oltre un secolo che la fertilità del suolo si costruisce con il compost, i preparati biodinamici, la rotazione delle colture, la cura paziente della vita che è nel terreno. Non è romanticismo. È agronomia applicata".

Il metodo biodinamico può fare scuola e indicare a tutti gli agricoltori una via concreta per liberarsi dalla dipendenza dai fertilizzanti chimici. Demeter auspica che questa crisi drammatica possa almeno aprire finalmente un dibattito serio sulle fragilità strutturali dell'agricoltura industriale e sulle alternative già disponibili e comprovate. Anche se la guerra finisse domani riavviare la produzione e il trasporto di fertilizzanti richiederebbe settimane, in un momento cruciale per le semine. Le conseguenze sui raccolti e sui prezzi alimentari globali si faranno sentire per mesi mentre l'agricoltura biodinamica rimarrà immune da tutto questo.

"La crisi che stiamo vivendo – prosegue Amico – non è solo una crisi di fertilizzanti. È la crisi di un modello che ha messo l'efficienza a breve termine davanti alla resilienza a lungo termine, che ha sostituito i cicli naturali con le catene di fornitura globali, che ha trasformato la terra in un fattore di produzione piuttosto che in un organismo vivo da custodire. Ma questa crisi è anche un'occasione che non va sprecata. Invitiamo istituzioni, imprese e agricoltori a guardare con serietà a ciò che l'agricoltura biodinamica ha costruito nel tempo: un sistema che produce cibo sano, che custodisce il suolo per le generazioni future, che mantiene stabili i propri costi perché li ha radicati nella natura e non nella finanza internazionale delle materie prime".

Per maggiori informazioni:
www.demeter.it

Data di pubblicazione:

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