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Gli esportatori sperano in un ritorno alla normalità

I conflitti in Asia occidentale sconvolgono l'export indiano di merci deperibili: perdite fino a 1,5 miliardi di dollari

La guerra in corso in Asia occidentale ha causato enormi disagi al settore dell'esportazione di prodotti deperibili dall'India. I ritardi nelle spedizioni, che richiedono tempi di consegna rigorosi, compromettono direttamente la qualità dei prodotti e causano ingenti perdite finanziarie per gli esportatori. Ad affermarlo è Cyril Chakranarayan della Olive Import Export.

"Carichi destinati all'esportazione, per un valore compreso tra 1 e 1,5 miliardi di dollari, subiscono interruzioni a causa di ritardi, deviazioni o resi", afferma Chakranarayan, sottolineando che tra questi vi sono anche pagamenti bloccati presso acquirenti in tutta l'Asia occidentale, per un valore di 238-295 milioni di dollari. "Anche i costi di trasporto e assicurazione sono aumentati vertiginosamente, passando da 3.000 a 8.000 dollari per container, oltre a ulteriori supplementi di 5.000 dollari imposti dalle compagnie di navigazione".

© Olive Import Export

Secondo Chakranarayan, praticamente tutte le categorie di prodotti deperibili sono state colpite dai diffusi ritardi nelle spedizioni e dai container bloccati nei porti. "Un impatto particolarmente grave si è registrato subito dopo la dichiarazione di guerra, quando oltre 200 container sono rimasti fermi per più di 10 giorni nel porto JNPT di Mumbai. Uva da tavola e cipolle hanno subito pesanti danni qualitativi, costringendo al ritorno delle merci dal porto per venderle sui mercati interni e recuperare quanto più valore possibile. Tra gli esportatori si è diffuso il panico a causa della forte congestione delle navi e della sospensione degli acquisti da parte degli acquirenti del Golfo, come quelli del porto di Jebel Ali", spiega Chakranarayan.

Gli esportatori hanno reagito dirottando urgentemente le navi verso porti alternativi del Golfo, come Khorfakkan e Sohar, non appena sono stati riaperti, e adottando rotte più lunghe per evitare la zona di conflitto. "Le spedizioni marittime ora passano per il Capo di Buona Speranza, con un aumento dei tempi di transito di 10-20 giorni e un incremento dei costi di trasporto di 2-4 volte, mentre le rotte aeree attraverso gli hub europei e asiatici costano fino al 100% in più". Chakranarayan sottolinea anche i maggiori rischi per i prodotti deperibili, legati a queste movimentazioni e ai tempi di transito più lunghi, come deterioramento e perdita di qualità, spingendo molti esportatori a rivolgersi a mercati più vicini.

© Olive Import Export

"Lo Stretto di Hormuz rimane di fondamentale importanza per l'India, poiché da lì transitano quasi il 70% delle esportazioni di prodotti deperibili e il 70-80% delle importazioni energetiche del Paese. Tuttavia, al momento non è pienamente operativo a causa dei problemi di sicurezza nella zona di guerra, sebbene ad alcune navi dirette in India sia ancora consentito il passaggio".

L'impennata dei prezzi del petrolio sta aggravando la situazione, facendo lievitare i costi di trasporto aereo, marittimo e stradale, tutti fondamentali per la catena delle esportazioni, e aumentando di conseguenza i prezzi complessivi dei prodotti agricoli deperibili, sia sul mercato interno sia su quello internazionale.

"Tutto dipende dall'evolversi del conflitto: se la situazione bellica sarà sotto controllo, potremmo assistere a sviluppi positivi sui mercati internazionali", conclude Chakranarayan, auspicando un ritorno alla normalità prebellica per le esportazioni, una volta che le rotte marittime saranno completamente riaperte e stabilizzate.

Per maggiori informazioni:
Cyril Chakranarayan
Olive Import Export
+91 83 29 142 948
[email protected]
www.oliveimportexport.com

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