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Pierluigi Giuliani, CEO e Co-Founder di Agricola Moderna

"Non solo Gdo: fra i nostri obiettivi anche l'export"

Una nuova linea di insalate da agricoltura verticale con il marchio "Saper di Sapori" – Il meglio di Selex, prodotta da Agricola Moderna e in distribuzione da alcune settimane nei punti di vendita del Gruppo su tutto il territorio nazionale. È questa l'ultimo accordo commerciale fra l'azienda cremonese e la catena della Gdo. A spiegare il progetto e le strategie di Agricola Moderna è Pierluigi Giuliani, CEO e Co-Founder di Agricola Moderna.

Freshplaza (FP): Negli ultimi anni, Agricola Moderna ha fatto grandi passi avanti, arrivando a raccogliere circa 40 milioni di euro per il nuovo impianto di Agnadello (Cremona), che a regime nel 2027 produrrà circa 2 milioni di kg di ortaggi a foglia all'anno. In che modo questa nuova capacità produttiva modificherà la vostra presenza nella GDO italiana?
Pierluigi Giuliani (PG): Lo stabilimento di Agnadello è operativo dal luglio 2025, e all'inizio di quest'anno abbiamo avviato un ulteriore ampliamento del sito, reso possibile dai finanziamenti ottenuti da ISMEA. I lavori si concluderanno entro fine 2026, e stimiamo di raggiungere la piena capacità produttiva nel 2027 con circa 2 milioni di kg annui di ortaggi a foglia. È una crescita che stiamo già vivendo concretamente. Con Selex Gruppo Commerciale abbiamo lanciato a fine febbraio le linee "Saper di Sapori – Il meglio di Selex" e Optima di Consilia, disponibili su tutto il territorio nazionale.

Pierluigi Giuliani e Benjamin Franchetti

FP: Come esplicitare questa crescita?
PG: I numeri parlano chiaro: da circa 300 punti vendita a dicembre 2025 siamo arrivati a oltre 2.000 a febbraio 2026, e la nostra rete logistica è passata da 5-6 a 26 depositi in Italia, Sardegna inclusa. Man mano che la capacità produttiva cresce, si aprono due direttrici importanti. La prima è lo sviluppo su nuove insegne della GDO italiana: la disponibilità di volumi maggiori ci permette di costruire partnership strutturate con retailer con cui oggi non riusciamo ancora a lavorare in modo continuativo. La seconda è l'export: la nostra posizione in Lombardia è logisticamente favorevole, e una shelf-life fino a 13 giorni ci consente di arrivare freschi anche sui mercati più distanti, con una durata residua superiore rispetto ai prodotti da agricoltura tradizionale.

FP: Il vostro metodo idroponico indoor garantisce un risparmio idrico fino al 95% e permette di ottenere un prodotto che, non subendo stress e lavaggi, raggiunge una shelf-life fino a 13 giorni. Avete in programma di applicare questo modello produttivo anche ad altre tipologie di colture, oltre alle insalate e agli aromi attualmente in produzione?
PG: Le insalate rappresentano e continueranno a rappresentare il nostro core business. È la categoria che offre il mercato più ampio e nella quale il vertical farming riesce oggi a essere realmente competitivo. Il nostro modello produttivo esprime il massimo del suo potenziale quando applicato su larga scala, e le insalate sono la tipologia di prodotto che meglio si presta a questo sviluppo, consentendoci di ambire a una quota di mercato significativa. Detto questo, non ci fermiamo qui. Il nostro team di ricerca e sviluppo lavora in modo continuativo all'ottimizzazione di nuove colture a foglia, testando varietà e parametri produttivi per capire dove il nostro metodo può esprimere lo stesso livello di qualità e competitività che abbiamo raggiunto con le insalate. L'obiettivo è costruire le basi per entrare, in futuro, su altri mercati adiacenti — con la stessa logica: prima la solidità del modello, poi la scala.

FP: Sappiamo che la vostra azienda conta su un team multidisciplinare di 32 collaboratori, tra cui agronomi, ingegneri e data analysts. In che modo l'analisi dei dati e l'ingegneria si integrano quotidianamente per garantire il controllo costante di aria, acqua e temperatura necessario alla fotosintesi perfetta delle piante?
PG: L'agricoltura verticale non è semplicemente una tecnica di coltivazione: è la convergenza di quattro discipline distinte — agronomia, hardware, software e dati — che devono funzionare in perfetta sincronia. È proprio questa integrazione il vero vantaggio competitivo del modello, e costruirla richiede un team multidisciplinare che sappia parlare tutte e quattro queste lingue contemporaneamente.

Fin dalla nascita di Agricola Moderna, la raccolta e l'analisi dei dati sono state al centro del nostro modello operativo. Ogni coltivazione, ogni singolo seme è monitorato attraverso sensori che rilevano in continuo i parametri fondamentali. Questi dati vengono analizzati quotidianamente con un obiettivo preciso: migliorare la produzione in modo costante e incrementale. Se rileviamo determinate evidenze nelle insalate raccolte oggi, siamo già in grado di applicare le relative ottimizzazioni nelle coltivazioni del giorno successivo. È un ciclo continuo di lettura, interpretazione e azione.

FP: In che modo ottimizzate il sistema?
PG: L'integrazione con l'ingegneria è totale, e opera su due livelli. Sul fronte meccanico e strutturale, i dati ci permettono di ottimizzare flussi e tempi operativi: se un processo risulta inefficiente, interveniamo direttamente sull'impianto. Sul fronte software, analizziamo i dati per semplificare i processi digitali: se la gestione di un ordine richiede troppi passaggi, interveniamo sull'applicazione per ridurli. In sintesi, i dati non riguardano solo la crescita delle piante — governano l'intero ecosistema aziendale. Sono lo strumento che ci permette di ottimizzare in modo continuo sia la produzione agricola sia tutti i processi interni.

Per maggiori informazioni
[email protected]
https://agricolamoderna.com

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