L'agricoltura, e l'ortofrutta in particolare, è un settore che necessita di forti capitali per svilupparsi. I 200 euro ad ettaro della Pac non permettono di pensare a nuovi investimenti". È uno dei passaggi della relazione di Gianluca Bagnara, economista, intervenuto alcuni giorni fa al convegno "Programmare il futuro e gestire il presente in modo organizzato" svoltosi a Faenza (Ravenna) e promosso dal Collegio dei Periti Agrari e Periti agrari laureati e Terra Viva (cfr. articolo generale e cfr. articolo sulla tecnologia).
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itPrimo a sinistra Gianluca Bagnara
"Con il tasso di chiusura a cui stiamo assistendo – ha precisato Bagnara – fra 20 anni mancherà la metà di aziende rispetto a oggi. Quindi occorre aggregare e sostenere quel 10% di imprese che potranno essere guida fra vent'anni. Queste sono scelte politiche di cui non ho mai sentito parlare, eppure parliamo di un indirizzo politico di 27 anni fa".
"L'agricoltura non è più un settore economico a forte intensità di lavoro, è un settore che ha bisogno di tanti capitali, anzi uno dei settori economici che più ha più bisogno di capitali e i 200 €/ha non permettono di investire per lo sviluppo e per andare sul mercato. Questo è l'altro passaggio di cui ancora abbiamo bisogno, non solo degli strumenti di sostegno pubblico, ma anche di un nuovo tipo di finanza, che è quella che accompagna questo tipo di investimento".
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"Un altro punto che metto al centro dell'attenzione è che non riusciamo a coordinare questi interventi a integrazione del sistema agricolo. Sta succedendo che si torna a una separazione fra l'attività di possesso del fondo e la gestione agricola, quindi la programmazione è fatta mettendo al centro la meccanizzazione e non la vocazione del territorio. Negli ultimi 40 anni, quasi 50, abbiamo avuto un trend di crescita della capacità produttiva e delle rese dell'uno per cento all'anno, da prima degli anni 80 fino a 15 anni fa. Attualmente la capacità produttiva totale che abbiamo in agricoltura in Italia è -1% all'anno. Quindi, nonostante più fertilizzanti, più concimi, più meccanizzazione, più acqua e più tutto quello che volete, abbiamo un -1% all'anno in accelerazione negativa: significa che ogni anno perdiamo l'uno per cento del valore della produzione agricola, cioè mezzo miliardo di euro".
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A cosa è dovuta questa perdita? "Manca la fertilità di suoli che va recuperata, ma chi ne sta parlando di questo, attualmente? Non il mondo agricolo, ma chi è lungimirante e vede margini di profitto. Parlo del mondo dell'energia, del mondo dei trasporti, della finanza: saranno loro a rapportarsi con il sistema produttivo per poter costruire un nuovo tipo di finanza internazionale ed è uno degli scenari geopolitici che si stanno concretizzando in questo momento. Grandi poteri si interessano del suolo per creare nuovi strumenti finanziari che non saranno mai gestiti dagli agricoltori. Ecco, forse è il momento di preoccuparsi, perché questo vuol dire che ci sono interessi che ci sfuggono", ha concluso l'economista.