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Gianpietro Magliari (Associazione di Agricoltori Sostenibili di Montagna) sugli squilibri lungo la filiera

"Perché il valore non arriva ai produttori?"

Fare la spesa è diventato più costoso per molte famiglie, e l'aumento del prezzo di prodotti di base come le patate ne è un esempio evidente. A prima vista, si potrebbe pensare che questi rincari si traducano in maggiori guadagni per i produttori agricoli.

In realtà, secondo Gianpietro Magliari, presidente dell'Associazione di Agricoltori Sostenibili di Montagna, con sede a Celico, in provincia di Cosenza, la situazione è diversa: "L'aumento dei prezzi al consumo non si riflette in modo proporzionale sui ricavi degli agricoltori. In molti casi, i produttori faticano a coprire i costi di produzione. Questo evidenzia uno squilibrio nella filiera, dove il prezzo finale cresce più rapidamente rispetto al valore riconosciuto a chi produce".

L'elemento di maggiore tensione risiede nell'analisi della catena del valore. Il divario tra il prezzo alla produzione e il prezzo alla vendita al dettaglio ha raggiunto livelli giudicati insostenibili da Magliari. "Esiste una sproporzione drastica tra quanto viene pagato il prodotto all'origine e a quanto viene venduto nei supermercati. Mentre all'agricoltore le patate vengono pagate pochi centesimi, sugli scaffali del supermercato i prezzi raggiungono anche i 2,50 euro/kg".

© Associazione di Agricoltori Sostenibili di Montagna

Un altro elemento da considerare riguarda il ruolo dell'agricoltura, in particolare nelle aree montane. "Oltre alla produzione alimentare, le aziende agricole contribuiscono alla gestione del territorio, riducendo il rischio di dissesto idrogeologico e incendi – sottolinea Magliari – La chiusura di queste attività ha quindi effetti non solo economici, ma anche ambientali e sociali sulle comunità locali".

"La scorsa campagna produttiva si è conclusa con un bilancio negativo, per i nostri pataticoltori. Nonostante l'elevato standard qualitativo dei tuberi di montagna, l'economia di settore ha sofferto a causa di fattori esterni predominanti – continua il presidente dell'Associazione – L'afflusso massiccio di prodotto proveniente dal Nord Europa, in particolare da Francia e Germania, ha dominato il mercato italiano. Abbiamo una difficoltà oggettiva nel competere con i volumi e le dinamiche dei Paesi europei limitrofi".

A questi fattori si aggiungono dinamiche internazionali e costi crescenti dei fattori produttivi. "L'impatto della guerra in Medio Oriente si ripercuote pesantemente sul settore, agendo in stretta combinazione con una forte speculazione che va a colpire gli 'anelli deboli' della filiera, ovvero gli agricoltori e i consumatori. La programmazione della prossima campagna agricola è compromessa dall'incertezza e dal rincaro degli input agricoli".

"Si riscontra un'estrema difficoltà di approvvigionamento di concimi: anche quando disponibili, i costi sono ingenti. Inoltre, l'aumento del gasolio agricolo incide già pesantemente sulle fasi di lavorazione. Di conseguenza, il costo di produzione delle patate è stimato in crescita quest'anno, passando da circa 0,35 €/kg a 0,50 €/kg. Vendere a prezzi inferiori o pari a tale soglia annullerebbe la natura imprenditoriale dell'attività agricola", conclude Magliari.

Per maggiori informazioni:
Gianpietro Magliari - presidente
Associazione di Agricoltori Sostenibili di Montagna
+39 340 9506248
[email protected]

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