Un evento monotematico che ha rappresentato il kick-off di una serie di iniziative sullo spinacio. Ieri,18 marzo 2026, presso l'Hotel Royal Continental di Napoli è stato organizzato da Rijk Zwaan Italia un convegno professionale di respiro internazionale, concepito per analizzare in profondità lo stato dell'arte e le prospettive future della filiera dello spinacio. L'evento, che ha segnato l'avvio di una più ampia campagna informativa globale, ha scelto l'Italia come punto di partenza, in virtù del suo incontrastato primato continentale.
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Davanti a una platea composta da oltre cento professionisti del settore, i lavori sono stati aperti da Pietro Guidi, Managing Director Rijk Zwaan Italia, il quale ha inquadrato immediatamente la centralità del contesto produttivo nazionale: "L'Italia è il paese dove la coltura dello spinacio è più diffusa e più professionale. Il nostro è un paese leader per lo spinacio in Europa e quindi nel mondo, e voi tutti rappresentate questa eccellenza. È anche la ragione per cui abbiamo scelto l'Italia per un focus su questa coltivazione".
© Giancarlo Fabbri | FreshPlaza.itPietro Guidi, Managing Director Rijk Zwaan Italia
L'incontro si è articolato attraverso una disamina oggettiva e ricca di dati, spaziando dall'analisi dei volumi commerciali e delle abitudini di consumo, fino all'impatto dei mutamenti climatici sui suoli e allo sviluppo di nuove risposte agronomiche e genetiche, delineando un quadro complesso ma ricco di opportunità per gli operatori del settore.
La centralità dell'Italia nella produzione e nell'export europeo
La prima sessione tecnica ha fornito una mappatura dettagliata del mercato dello spinacio fresco, curata da Simona Toloni, Crop Specialist Spinacio Rijk Zwaan Italia. Basandosi su elaborazioni di dati ISTAT, FAO, Nielsen e altri, aggiornati al 2024, è emerso che la produzione italiana ha superato le 80.000 tonnellate annue, un dato che si mantiene tendenzialmente stabile nel triennio 2022-2024.
© Giancarlo Fabbri | FreshPlaza.itSimona Toloni, Crop Specialist Spinacio Rijk Zwaan Italia
Questa stabilità produttiva poggia fondamentalmente su cinque regioni chiave, le quali, da sole, garantiscono il 90% dell'offerta nazionale: la Puglia e l'Abruzzo guidano le produzioni in pieno campo; la Campania e la Lombardia dominano il segmento delle coltivazioni in serra; mentre il Lazio si caratterizza per una produzione mista. Un dato di particolare rilievo riguarda la Lombardia, che nel periodo preso in esame risulta essere l'unica regione a registrare tassi di crescita decisi e significativi per quanto concerne le superfici investite.
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A livello continentale, l'Italia riveste un ruolo egemonico, coprendo ben il 32,5% dell'intera superficie agricola europea dedicata a questa coltura. Le coltivazioni protette (serra) rappresentano una fetta preponderante, arrivando a coprire il 46% della superficie totale italiana.
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Sul versante commerciale, l'Italia si conferma una potenza esportatrice. Come sottolineato da Toloni: "L'Italia è un esportatore netto di spinacio. Il 47% della produzione totale viene destinata all'export, registrando nel 2024 un totale di 38.000 tonnellate esportate". Questi volumi hanno segnato un incremento del 5% rispetto al 2023, generando un fatturato complessivo di 110 milioni di euro (+7% in valore), a dimostrazione di un comparto in ottima salute. Le esportazioni sono dirette per il 70% verso i paesi europei, con Germania e Regno Unito che si attestano come i principali partner commerciali, assorbendo insieme il 48% dei volumi e il 53% del valore totale esportato. Parallelamente, si registra una dinamica crescente anche sul fronte delle importazioni (+52% nel 2024 per un totale di 3.000 tonnellate), necessarie per colmare i vuoti di offerta durante il periodo estivo; i flussi in entrata provengono principalmente da Svezia e Polonia, che da sole coprono il 55% dell'import.
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Dinamiche di consumo e l'eterogeneità dei mercati internazionali
L'analisi si è poi spostata sull'accoglienza del prodotto. Il cosiddetto consumo apparente (=produzione - + import - export) in Italia nel 2024 si è attestato sulle 45.000 tonnellate, traducendosi in un consumo pro-capite teorico di circa 750 grammi all'anno. Il segmento degli acquisti domestici assorbe il 57% di questi volumi, registrando una crescita costante sia in termini quantitativi (+2,9%) che di spesa (+8%).
Le dinamiche di penetrazione del mercato rivelano un consumatore estremamente fidelizzato e diversificato nelle sue scelte. Un'indagine internazionale condotta sui principali mercati (Italia, Germania, Regno Unito, USA e Cina) mostra tassi di penetrazione altissimi: 94% in Italia, 87% in Germania e 81% nel Regno Unito. I fattori trainanti per l'acquisto risultano essere uniformi a livello globale: la percezione di salubrità, la facilità di preparazione e il gusto (che risulta essere anche l'unico fattore che d'altra parte può scoraggiare gli acquisti).
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Tuttavia, i formati di vendita differiscono profondamente da nazione a nazione. Nei mercati anglosassoni (USA e UK) domina incontrastato lo spinacio fresco venduto in busta, spesso in formati di piccola grammatura (100-200 g), mentre in Germania e in Italia prevale l'acquisto del prodotto surgelato. L'Italia, in particolare, presenta uno scenario peculiare: la busta di spinacio fresco al 100% è in forte espansione (confezioni che arrivano a pesare tra i 500 grammi e il chilo), ma resiste solidamente una fetta di mercato del 43% legata allo spinacio tradizionale venduto a mazzetto con la radice, una tipologia di consumo che, su scala globale, trova un parallelismo quasi esclusivamente nel mercato cinese. Anche nelle insalate miste di quarta gamma (baby leaf e mix salad), lo spinacio è considerato dal 50% degli acquirenti come un ingrediente dal forte valore aggiunto.
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L'impatto del cambiamento climatico e l'alterazione dei parametri ambientali
Durante il Summit è intervenuto Alessio Ilari, Ph.D. dell'Università Politecnica delle Marche, il quale ha presentato uno studio scientifico georeferenziato sull'impatto del cambiamento climatico sulla vocazionalità dei territori italiani.
© Giancarlo Fabbri | FreshPlaza.itAlessio Ilari, Ph.D. dell'Università Politecnica delle Marche
Lo spinacio è una coltura intercalare a ciclo breve, con un optimum termico di crescita ristretto tra gli 8-10°C e i 24°C; al di sotto dei -7°C le plantule subiscono danni letali, mentre al di sopra dei 24°C la pianta entra in stress fotosintetico. Basandosi sui dati dell'Agenzia Internazionale sull'Energia, che certificano per l'Italia un innalzamento termico di 1,24°C nel periodo recente (con proiezioni fino a +2°C al 2040), lo studio ha modellizzato l'idoneità delle principali aree agricole, tra cui il Tavoliere delle Puglie, la Pianura Padana, l'Agropontino, la Piana del Sele e la Piana del Fucino.
Il risultato della ricerca ha sfatato una convinzione diffusa: non è il caldo il principale nemico di questa coltura. Come ha spiegato il professor Ilari: "L'incremento di temperatura in realtà non ha un'influenza negativa nei confronti dell'adattabilità della coltivazione dello spinacio. Il vero fattore limitante sono le precipitazioni e in particolar modo le precipitazioni cumulate nel periodo di crescita". La brevità del ciclo colturale permette infatti di mitigare l'eccesso di calore, rimodulando agevolmente i calendari di semina.
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Il reale pericolo deriva dagli effetti secondari dell'alterazione climatica, in primis l'innalzamento del livello del mare e il deficit idrico, che portano alla salinizzazione delle falde acquifere. Ilari ha infatti avvertito: "I sistemi produttivi diventeranno quasi sicuramente sempre più dipendenti dall'irrigazione, e questo potrebbe rappresentare un problema soprattutto per le aree vocate limitrofe al mare per effetto del potenziale incremento del cuneo salino". I modelli previsionali al 2040 indicano che storiche aree produttive costiere, come la Piana del Sele e l'Agropontino, potrebbero subire un progressivo scivolamento verso una condizione di marginalità a causa di queste anomalie idriche. Ciononostante, sarà sempre la capacità dei produttori, in sinergia con la ricerca e lo sviluppo varietale, a fornire soluzioni e risposte alle criticità prospettiche.
Riflessioni globali: le testimonianze da Spagna, Germania e Stati Uniti
La natura globale di queste sfide abiotiche e biotiche è stata confermata da una serie di testimonianze dirette di operatori e specialisti internazionali.
Dalla Spagna, un produttore dell'azienda Sol de Levante, ha illustrato in un video-intervento i pesanti condizionamenti imposti dal deterioramento dei suoli e delle acque: "I maggiori problemi che abbiamo avuto quest'ultimo anno sono state la peronospora e altri funghi. Poi anche la gestione del tipo di suolo che abbiamo, che presenta un contenuto salino in aumento". Questa condizione obbliga i produttori spagnoli a ricercare cicli colturali sempre più veloci per sfuggire alle finestre meteorologiche estreme e richiede un impiego minuzioso di sensori di umidità per calibrare l'irrigazione.
Spostandosi nel Nord Europa, Jürgen Parschau, Crop Specialist Spinach Rijk Zwaan Germany, ha descritto un panorama stravolto dagli eccessi pluviometrici, riportando che l'industria tedesca deve oggi misurarsi costantemente con "forti piogge, tempeste di grandine e danni causati dal gelo da aprile a ottobre". Tali condizioni impongono la selezione di varietà con caratteristiche fenotipiche precise, come foglie dal portamento spiccatamente verticale per ridurre l'accumulo di umidità e i conseguenti marciumi.
© Giancarlo Fabbri | FreshPlaza.itJürgen Parschau, Crop Specialist Spinach Rijk Zwaan Germany
Dagli Stati Uniti, l'intervento video di Nick Thorp, Crop Specialist Spinach Rijk Zwaan US, ha posto l'accento sull'aggressività esponenziale dei patogeni, accentuata da inverni divenuti anomali: "Lo spinacio è un gifante, una coltura di enormi dimensioni e che si evolve così velocemente. Devi stare all'erta tutto l'anno. La peronospora è sempre una grande sfida, qui negli Stati Uniti, perché può azzerare interi raccolti". Thorp ha inoltre segnalato come le recenti temperature elevate, abbinate a forti piogge invernali, abbiano fatto letteralmente esplodere la pressione dello Stemphylium, costringendo l'intera filiera nordamericana a rivedere i propri piani operativi.
© Giancarlo Fabbri | FreshPlaza.itNick Thorp, Crop Specialist Spinach Rijk Zwaan US
Una sintesi di queste dinamiche su scala mondiale è stata tracciata da Wim in 't Groen, Crop Coordinator Spinach Rijk Zwaan, il quale ha ricordato le proporzioni del mercato globale: 30.000 ettari negli USA, 60.000 in Europa e ben 105.000 in Asia. In 't Groen ha confermato che l'eccesso di evaporazione e l'accumulo di sale lungo le coste stanno colpendo trasversalmente "Australia, Stati Uniti, in parte il Portogallo, il Sudafrica e molti altri paesi".
© Giancarlo Fabbri | FreshPlaza.itWim in 't Groen, Crop Coordinator Spinach Rijk Zwaan
A questo si aggiunge l'incremento globale delle malattie fungine del suolo (Pythium, Fusarium e Rhizoctonia), fenomeno che causa il damping off (moria delle piantine) ed è aggravato, specialmente in Europa, dalla progressiva scomparsa dei trattamenti chimici di concia delle sementi a causa delle restrizioni normative del Green Deal.
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L'innovazione genetica e la lenta ingegnerizzazione delle resistenze
Per far fronte a un quadro fitopatologico in rapidissima evoluzione, i programmi di breeding sementiero hanno assunto contorni di altissima specializzazione. Il dipartimento di diagnostica della Rijk Zwaan denominato "De Focus" con sede a De Lier (Paesi Bassi) impiega oltre 70 specialisti dedicati all'analisi dei patogeni, processando circa 100 campioni a settimana provenienti dai campi di tutto il mondo, per garantire un rilevamento precoce delle nuove razze fungine.
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David Courand, Team Leader Breeding Spinach Rijk Zwaan (in foto qui sopra), ha delineato le minacce principali e i complessi meccanismi attraverso cui vengono generate le nuove varietà. Tra i patogeni più temibili figurano la Peronospora (di cui oggi si contano ufficialmente 20 razze in continua mutazione), lo Stemphylium vesicarium (e in misura minore lo Stemphylium beticola) e l'emergente ruggine bianca dello spinacio (Albugo occidentalis), un fungo che si sta diffondendo lungo le coste del bacino del Mediterraneo.
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Il limite principale nel contrastare tali malattie risiede nella base genetica della coltura commerciale. Courand ha spiegato con estrema chiarezza il processo: "Lo spinacio coltivato ha un pool genetico piuttosto ristretto. Quindi, quando abbiamo bisogno di trovare una nuova resistenza, spesso dobbiamo cercare nelle specie relative di spinacio selvatico originarie del Medio Oriente". I genetisti si rivolgono a specie come la Spinacia turkestanica e la Spinacia tetrandra, i cui semi sono stati raccolti nel corso di vecchie spedizioni botaniche in aree oggi difficilmente accessibili.
Il trasferimento di un gene di resistenza da una pianta selvatica a una destinata ai banchi del supermercato è tuttavia un'operazione che richiede tempi industriali assai lunghi. Le piante selvatiche, infatti, presentano un fenotipo del tutto inadatto al commercio: steli lunghissimi, foglie appuntite e strette, e un'elevata eterogeneità. Courand ha precisato: "Sviluppare una pianta di alta qualità partendo da queste piante selvatiche richiede in media dai 7 ai 10 anni". Durante questo decennio, i selezionatori devono eseguire innumerevoli cicli di incrocio e screening per epurare i difetti morfologici della specie selvatica, conservandone esclusivamente il piccolo segmento di DNA responsabile della resistenza ai patogeni, fino a ottenere una foglia ovale, carnosa e uniforme, dotata di uno stelo strutturato idoneo sia al taglio meccanico che ai processi dell'industria del lavaggio.
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Alle resistenze biotiche si affiancano i protocolli per le resistenze abiotiche. Leonie Bal-Verberckmoes, Breeder Spinach Rijk Zwaan (in foto qui sotto), ha ribadito come la genetica si stia muovendo in anticipo per contrastare l'avanzata del cuneo salino evidenziata dal professor Ilari: "Nel prossimo futuro, la salinità diventerà una delle criticità maggiori in molte aree agricole in Italia. Impatterà sulle rese e anche sulla qualità del prodotto. Noi stiamo testando le nostre varietà per condizioni estreme, per assicurarci di sviluppare varietà molto resilienti".
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Sinergia tecnica: agronomia, rotazioni e sostenibilità economica
La sessione conclusiva dell'evento ha focalizzato l'attenzione sulle risposte operative che i produttori possono implementare nel breve e medio termine. Il dibattito ha evidenziato come le coltivazioni indoor e fuorisuolo - un comparto in cui l'Italia detiene peraltro il primato in Europa, seguita dalla Francia - rappresentino un argine efficace contro gli eventi meteo estremi e i danni fisici derivanti da grandine o precipitazioni violente. Tuttavia, gli esperti hanno ammonito che gli ambienti protetti non sono esenti da rischi, tendendo a favorire l'accumulo di patogeni tellurici come Fusarium e Pythium, a causa dell'alta intensità colturale.
In quest'ottica, è emerso con forza il concetto di responsabilità agronomica. La genetica più avanzata, è stato sottolineato, rischia di essere vanificata se non supportata da una corretta gestione del terreno. Wim in 't Groen è stato categorico su questo punto: "Coltivare spinaci ogni anno sullo stesso terreno finirà per distruggerlo, quindi in qualità di coltivatori dovete pensare alle rotazioni colturali". Un richiamo alla prassi agronomica ribadito anche da Simona Toloni: "L'innovazione e la tecnologia apportate vanno tutelate con pratiche colturali che vadano a mantenere questa resilienza. È un lavoro di squadra perché le sfide ci sono, ma abbiamo tutti gli elementi per gestirle". Per aiutare l'agricoltore a diluire i rischi e non affidarsi a un'unica genetica, Rijk Zwaan mantiene portafogli varietali estremamente ampi: solo per l'Italia sono proposte circa 40 varietà commerciali differenti, mentre a livello globale il ventaglio supera le 120 referenze specifiche per tipologia (baby leaf, teen leaf, orientali, etc).
La digitalizzazione e l'agricoltura di precisione si configurano come strumenti complementari imprescindibili. Il professor Ilari ha menzionato i software GIS (sistemi informativi geografici open-source) e il monitoraggio sensoristico della salinità della falda freatica come elementi fondamentali per calibrare l'irrigazione, riducendo gli sprechi e abbassando la conducibilità elettrica nei suoli compromessi.
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Infine, l'impatto di questi mutamenti sui bilanci delle aziende ortofrutticole è stato oggetto dell'analisi economica di Pietro Guidi. Rispondendo a un quesito sulla sostenibilità finanziaria delle produzioni a fronte dell'aumento generalizzato dei costi (energia, fertilizzanti, ricerca), Guidi ha descritto le dinamiche di ripartizione del valore lungo la filiera. I costi energetici non si scaricano in modo lineare, ma seguono dinamiche "a gradino" (step by step), innescate da shock geopolitici internazionali. Questo scenario rende inevitabile il trasferimento degli oneri lungo tutti gli anelli della catena commerciale, dalla genetica fino al prezzo finale sullo scaffale, rendendo vitale per i produttori la capacità di elevare il valore aggiunto del prodotto finito per assorbire le fluttuazioni macroeconomiche senza erodere i propri margini.
La mattinata di lavori si è così conclusa restituendo agli operatori la fotografia di un settore solido, altamente tecnologico e strategico, in cui la combinazione tra ricerca genetica decennale e sofisticate pratiche agronomiche rappresenta l'unica vera polizza assicurativa per garantire continuità di fornitura ai mercati ortofrutticoli mondiali.