La produzione del carciofo violetto, nella provincia di Foggia e più precisamente nel distretto pugliese della Capitanata, ha subito una serie di arresti forzati, dovuti a condizioni meteorologiche estreme. L'evento più critico, una forte gelata, si è verificato nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, compromettendo parte dei campi. Ulteriori gelate a gennaio e febbraio hanno rallentato la ripresa vegetativa delle piante. Inoltre, in produzione, il comparto risente ancora degli effetti negativi della grave siccità registrata nel 2025. Come se non bastasse, una violenta grandinata, alle 16.30 del 14 marzo 2026, ha colpito la zona.
© Giuseppe Bracone
Carciofi colpiti dalle gelate
"Nonostante i ritardi, la nostra produzione era ripartita con vigore nelle ultime settimane - afferma il produttore pugliese Giuseppe Bracone - I campi che avevano superato le gelate di inizio anno stavano cominciando a produrre carciofi di qualità quasi eccellente, sebbene permanessero difficoltà nella selezione di prodotti esteticamente impeccabili per i mercati più esigenti".
"Con la grandinata di sabato (si legga 14 marzo 2026, ndr), ci siamo giocati almeno 2-4 capolini a pianta. Solitamente si può arrivare anche a 10 per pianta. Ora bisogna aspettare la ripresa vegetativa, se ci sarà. Il prodotto senza foglie e con gambo danneggiato sarà consegnato in anticipo all'industria del trasformato. Ciò si traduce in una fornitura inferiore per il mercato del fresco", spiega Bracone.
© Giuseppe BraconeGrandinata nei campi di carciofi in data 14 marzo 2026
Nel frattempo, il ritardo a livello produttivo ha spalancato le porte ai flussi d'importazione, che hanno occupato gli spazi della Grande distribuzione organizzata e dei mercati all'ingrosso con forniture continue e visivamente standardizzate. Il principale fattore di distorsione del mercato è l'importazione massiccia di carciofi dall'Egitto, che giungono nei porti del Sud Italia tramite container.
"Il carciofo egiziano sta dominando diversi canali. La sua presenza è segnalata in catene della Gdo, spesso venduto in mazzetti da 3-4 pezzi, e nei principali mercati all'ingrosso campani e pugliesi. All'arrivo il prodotto si presenta defogliato, con un gambo di circa 10 cm, confezionato in casse di plastica da 30 pezzi, con un colore viola intenso e un aspetto estremamente uniforme, perciò 'bello da vedere'. Il suo viaggio in container può durare fino a una settimana, perciò una domanda sorge spontanea: cosa verrà utilizzato per preservare la compattezza delle foglie e il colore del gambo, evitando l'annerimento che solitamente colpisce il prodotto fresco dopo 4-5 giorni?", si chiede Bracone.
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Carciofo violetto della provincia di Foggia, al momento in campo
La situazione commerciale, secondo il produttore pugliese, appare sempre più critica a causa del crollo dei prezzi all'ingrosso. "Attualmente la quotazione di vendita si colloca tra 0,15 e 0,30 euro a capolino, con un valore medio prevalente intorno ai 0,20 euro. Tuttavia, le sole spese di logistica e movimentazione incidono già per circa 0,15 euro a capolino. Il margine residuo per chi produce risulta praticamente nullo, e questo senza considerare i costi di produzione - spiega Bracone - La situazione è ulteriormente aggravata dalla presenza del prodotto egiziano, venduto a prezzi all'ingrosso compresi tra 0,20 e 0,30 euro a capolino: un livello che spinge dettaglianti e venditori ambulanti a preferirlo rispetto al prodotto nazionale, percepito come meno attraente dal punto di vista estetico".
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Carciofo violetto della provincia di Foggia, al momento in campo
"Guardiamo con preoccupazione ai prossimi mesi. Fino a Pasqua si prevede una forte richiesta di carciofo fresco e, con l'ultima grandinata, la speranza di riuscire a competere con le importazioni estere, anche in termini di presentazione del prodotto, appare sempre più lontana - aggiunge Bracone - Da metà aprile, solitamente, la produzione si sposta verso l'industria del trasformato (carciofini sott'olio, pesti, condimenti per pizza), ma anche in questo caso esiste una crescente preoccupazione per l'importazione di prodotti semilavorati in fusti, provenienti da Egitto e Tunisia". Il produttore sottolinea, inoltre, la stangata a seguito del conflitto in atto in Medio Oriente. "Dobbiamo fare i conti con il super rincaro del carburante per uso agricolo e l'aumento di tutti i fertilizzanti azotati".
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Carciofo violetto della provincia di Foggia, al momento in campo
"Io e i miei colleghi ci troviamo a dover combattere una battaglia impari. Da un lato il rispetto di disciplinari di produzione rigidi e la gestione di crisi climatiche, dall'altro la competizione con un prodotto estero che punta tutto sull'estetica e sul basso costo. La sfida attuale non è solo produttiva, ma comunicativa: bisogna far comprendere al mercato che la bellezza estetica, spesso preservata artificialmente, non coincide necessariamente con la qualità organolettica e la sicurezza alimentare. Aspetti di cui il nostro carciofo italiano, così come tutta l'ortofrutta nazionale, può andare fiero", conclude Bracone.
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Giuseppe Bracone
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