Il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale, stanno causando forti perturbazioni nei flussi commerciali. Diverse spedizioni di prodotti alimentari risultano ferme, come nel caso delle mele francesi. Oltre 250 container, pari a circa 5.000 tonnellate di mele, destinati al Medio Oriente - in particolare a Dubai, ma anche ad alcuni mercati asiatici - sono attualmente bloccati in mare, per un valore stimato tra 7 e 8 milioni di euro.
A questa situazione si aggiungono numerose sovrattasse applicate dalle compagnie marittime, legate al rischio di guerra, che riguardano anche i container già in viaggio. "A livello complessivo questo genera per la Francia circa 900mila euro di costi aggiuntivi", precisa Sandrine Gaborieau dell'Association Nationale Pommes Poires (ANPP). A tali costi extra si aggiunge anche la questione delle assicurazioni: le coperture legate al rischio di guerra stanno scomparendo oppure stanno diventando estremamente costose.
Di fronte a queste difficoltà, gli operatori stanno cercando alternative. "Gli esportatori stanno attualmente cercando soluzioni per l'instradamento dei loro container, in particolare passando dal Capo di Buona Speranza, ma questo allunga i tempi di trasporto di circa dieci giorni per le destinazioni asiatiche", spiega Gaborieau.
Consumi in netto calo sul mercato francese
Sebbene sia ancora presto per tracciare un bilancio della campagna 2025/26, dato che marzo è tradizionalmente un mese importante per i consumi, i primi indicatori risultano deludenti. Ad oggi, i consumi restano in calo rispetto all'inizio della stagione. Il fenomeno riguarda gran parte della frutta e della verdura, ad eccezione dei frutti esotici e della banana, che mostrano risultati migliori. "Secondo il panel Kantar di gennaio relativo alle mele, considerando il cumulato dall'inizio della stagione, le quantità acquistate sono in calo del 6% rispetto all'anno scorso e del 9% rispetto alla media degli ultimi tre anni", sottolinea Gaborieau.
Il contesto è reso ancora più difficile dal fatto che i prezzi restano elevati, con una media di 2,20 euro/kg dall'inizio della campagna. Questi livelli di prezzo incidono direttamente sui consumi. "I prezzi influenzano chiaramente la domanda e la guerra in Medio Oriente genera anche preoccupazione. Con il rincaro sui costi dell'energia, le famiglie saranno costrette a fare nuovi compromessi nelle loro spese".
La tendenza è analoga anche per le pere. Le quantità acquistate registrano un calo dell'8,8% rispetto all'anno scorso e del 12,5% rispetto alla media degli ultimi tre anni, considerando tutte le origini. Anche in questo caso i prezzi restano elevati, con una media di 3,06 euro/kg in questa stagione. Va tuttavia sottolineato che nella maggior parte delle catene di distribuzione è presente una chiara valorizzazione dell'origine francese, spesso a scapito delle pere importate.
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