"Coltivare il topinambur non è facile. È un articolo invernale e la raccolta va da ottobre a maggio". Lo afferma Daniele Mazzotti, agricoltore di Gambettola (Forlì-Cesena) che coltiva topinambur da alcuni anni.
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itDaniele Mazzotti
"A settembre ha una bella fioritura gialla, che sembrano margherite. La pianta arriva a tre metri di altezza e il tubero si scava da ottobre. L'idea mi è venuta vedendo un altro produttore che lo coltivava in montagna, dove nasceva spontaneamente lungo i corsi d'acqua. Messa a punto la tecnica di coltivazione, poi non è stato molto difficile svilupparne la produzione".
Mazzotti precisa che il topinambur si toglie dalla terra a mano, per questo è una coltivazione che richiede parecchia manodopera. "I miei clienti sono svariati, privati e negozianti. Attualmente il prezzo varia fra 2,50 e 3 euro al kg. Una volta raccolto, viene immagazzinato nei bins e poi conservato al buio, come le patate. Nelle giuste condizioni di temperatura e umidità si conserva a lungo".
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"Non sono l'unico a produrre topinambur in Italia. In Friuli Venezia Giulia vi è un'importante azienda che ne esporta la maggior parte verso la Germania e il restante quantitativo lo vende in Italia. La conservazione del topinambur è impegnativa quanto la raccolta: serve parecchia attenzione nel regolare luce (poca), temperatura e tasso di umidità".
Il tobinambur assomiglia a una patata, ma il sapore sorprende al primo assaggio. Si tratta sempre di un tubero ma dal gusto delicato, simile a quello del carciofo. La sua polpa, bianca o gialla, si cucina facilmente, un po' come la patata (ma non contiene amido). Può essere consumato anche crudo.
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