L'attuale crisi geopolitica nelle rotte marittime del Medio Oriente rappresenta una minaccia critica per l'esportazione di ortofrutta italiana, in particolare per il settore delle mele. La situazione odierna viene descritta come un peggioramento rispetto alle precedenti interruzioni legate al conflitto a Gaza, a causa dell'instabilità che ora coinvolge non solo il Mar Rosso ma anche lo Stretto di Hormuz. La chiusura, o l'elevato rischio di transito attraverso quest'ultimo, ha indotto le compagnie di navigazione a sospendere i trasporti verso i porti dell'Upper Gulf. L'Arabia Saudita, mercato strategico tra i primi cinque per l'export di mele italiane oltremare, risulta difficilmente raggiungibile, mettendo a rischio i carichi in viaggio e la programmazione per i mesi primaverili. Le aziende affrontano costi assicurativi e logistici in vertiginosa ascesa, con la concreta possibilità di dover riportare la merce al punto di origine per evitare la perdita totale del prodotto.
Il settore ortofrutticolo italiano dimostra una resilienza acquisita attraverso una serie di crisi cicliche iniziate nel 2020 con la pandemia. Tuttavia, l'attuale instabilità mediorientale rischia di far perdere all'Italia l'importante "fetta di mercato" primaverile verso il Medio Oriente, che storicamente rappresentava la destinazione più vicina e naturale per le mele italiane in questo periodo dell'anno.
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"La situazione attuale è un 'dejavu peggiorativo' rispetto all'inizio del conflitto a Gaza. Mentre in precedenza la circumnavigazione del Capo di Buona Speranza permetteva comunque di raggiungere porti quali Dubai e Kuwait, l'attuale criticità dello Stretto di Hormuz ha paralizzato i flussi. La situazione muta costantemente, rendendo i mercati estremamente instabili". Così dichiara Enzo Garnero, responsabile commerciale di Sanifrutta, società cooperativa agricola piemontese di produzione, lavorazione e confezionamento di frutta fresca, e amministratore delegato della piemontese Aurum Fruit, azienda di trading, specializzata nell'export oltremare.
"Lo stretto di Hormuz è considerato chiuso o ad altissimo rischio, e nessuna compagnia di navigazione si assume la responsabilità di attraversarlo con carichi di frutta. Negli ultimi due mesi, si era registrato un discreto ottimismo poiché molte compagnie avevano ripreso a transitare nel Mar Rosso. L'improvviso aggravamento geopolitico ha bruscamente interrotto questa fase di ripresa – aggiunge Garnero – A differenza di altre rotte, la circumnavigazione dell'Africa è considerata 'pressoché inutile' per le destinazioni del Medio Oriente. Il porto di Jeddah, situato nel Mar Rosso, risulta difficilmente servibile. I porti in Bahrain, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti (Dubai) sono attualmente isolati dalle principali linee di trasporto container".
"L'Arabia Saudita è stabilmente nella top five dei mercati oltremare per l'esportazione di mele dall'Italia", sottolinea Garnero. "Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrain, pur avendo volumi inferiori singolarmente, rappresentano collettivamente una quota di mercato significativa. Sebbene la stagione delle esportazioni si avvii verso la conclusione per lasciare spazio alla produzione dell'emisfero sud, i danni attuali colpiscono varietà specifiche. Le mele Red Delicious e Granny Smith costituiscono la maggior parte dei carichi attualmente in viaggio o programmati. La stagione per la Royal Gala è invece pressoché terminata. Anche il kiwi è coinvolto nelle difficoltà di spedizione, interessando diversi esportatori italiani".
Le aziende esportatrici si trovano a gestire una serie di emergenze logistiche e finanziarie senza precedenti. "L'incertezza sui tempi di consegna e la necessità di rotte alternative generano costi aggiuntivi variabili e imprevedibili. Tutti i carichi previsti per il mese di marzo sono attualmente in standby, in attesa di chiarimenti sulla fattibilità delle spedizioni. Inoltre, i premi assicurativi sono schizzati alle stelle, gravando pesantemente sui margini aziendali".
Infine Garnero evidenzia: "L'obiettivo immediato delle aziende è la messa in sicurezza della merce già caricata. Solo dopo aver risolto le consegne in corso sarà possibile valutare la sostenibilità economica e logistica delle spedizioni future, in un clima di incertezza che impone una vigilanza costante e una gestione operativa estremamente flessibile".
Klaus Hölzl, responsabile vendite di VOG-Home of Apples, spiega che il Consorzio sta seguendo con attenzione l'evolversi della crisi attuale e mantiene un contatto costante con i clienti presenti nelle aree interessate. "Stiamo monitorando attentamente la situazione e siamo in costante contatto con i nostri clienti sul posto per seguirne l'evoluzione e intervenire dove necessario. Stiamo già valutando possibili soluzioni insieme ai partner commerciali. L'auspicio è che le tensioni possano risolversi rapidamente, così da ripristinare al più presto condizioni di stabilità e consentire un ritorno alla normalità negli scambi commerciali".
Kurt Ratschiller, direttore commerciale di VIP - Associazione delle Cooperative Ortofrutticole della Val Venosta, sottolinea come l'instabilità geopolitica rappresenti un fattore di crescente incertezza. "Il numero di crisi e conflitti nel mondo purtroppo è in aumento costante da decenni e la situazione attuale non fa eccezione. In questo contesto, risulta ancora difficile prevedere con precisione quali potranno essere le ripercussioni sul mercato: gli effetti, infatti, dipenderanno in larga misura dall'evoluzione e soprattutto dalla durata delle tensioni in corso".
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I primi contraccolpi iniziano a essere visibili anche sulle imprese romagnole. "Imprese agricole, industriali e di logistica del nostro territorio sono le prime a essere state colpite". Legacoop Romagna conferma come l'interdizione del Golfo Persico e il blocco dello Stretto di Hormuz abbiano già fermato i container di ortofrutta romagnola diretti verso l'area del Golfo, in particolare carichi di kiwi e mele destinati all'Arabia e ai Paesi limitrofi. La principale preoccupazione, nell'immediato, riguarda il rischio di deperimento della merce già in viaggio, ma cresce anche l'incertezza per le spedizioni programmate nelle prossime settimane. Tra le cooperative associate si registra inoltre forte allarme per l'aumento dei costi energetici: i primi segnali arrivano dal settore dell'autotrasporto, dove il prezzo del gas avrebbe già registrato un balzo del 40%, mentre il petrolio segna un incremento intorno al 10%, con il timore di possibili difficoltà negli approvvigionamenti.
L'escalation del conflitto nell'area mediorientale potrebbe inoltre alimentare una nuova fase di rincari lungo tutta la filiera agroalimentare. In una nota, il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ha sottolineato come il rischio di un nuovo shock energetico sia concreto, in un contesto in cui il settore agricolo non ha ancora assorbito gli effetti del conflitto tra Russia e Ucraina. Negli ultimi quattro anni, infatti, i fertilizzanti hanno registrato un aumento del 46% e l'energia del 66%. Considerando che dall'area mediorientale proviene oltre il 25% della disponibilità globale di fertilizzanti e più di un terzo di quelli utilizzati nel mondo, eventuali interruzioni delle forniture potrebbero tradursi in ulteriori aumenti dei costi produttivi, con ricadute sull'intera filiera e sui prezzi al consumo. Un fenomeno già osservato dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, quando - secondo analisi Coldiretti su dati Istat - l'inflazione alimentare è passata dallo 0,6% del 2021 al 9,1% nel 2022 e al 10% nel 2023.