In Italia la moria del kiwi interessa le principali aree di produzione dell'actinidia determinando una preoccupante riduzione della superficie coltivata. Si tratta di una sindrome multifattoriale in cui sono coinvolti ambiente, suolo, tipologia e stato fisiologico della pianta, microrganismi e pratiche agronomiche. Il ristagno idrico risulta uno tra i fattori determinanti.
L'eccesso di acqua nel terreno, determinato sia da precipitazioni intense sia da una gestione irrigua non corretta, infatti, provoca la destrutturazione del suolo e riduce la disponibilità di ossigeno. Questo compromette la formazione di nuove radici assorbenti e favorisce l'attività di microrganismi patogeni, come l'oomicete Phytopythium, identificato come uno dei principali responsabili dell'insorgenza della moria dell'actinidia. A livello di chioma, invece, le criticità sono legate all'aumento dell'evapotraspirazione, della temperatura fogliare e della radiazione luminosa incidente.
In questo quadro si inserisce il progetto SOS-KIWI che affronta la moria dell'actinidia con un approccio integrato volto a valutare anche l'efficacia di strategie agronomiche nel contrasto alla sindrome. Attraverso interventi mirati sul suolo, sull'irrigazione e sull'ombreggiamento è infatti possibile agire in maniera preventiva sui principali fattori coinvolti nella comparsa dei sintomi.
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Gestione del suolo
Nella fase di preparazione di un nuovo impianto è fondamentale garantire al terreno un adeguato apporto di sostanza organica, soprattutto quando i livelli risultano inferiori al 2%. La concimazione di fondo rappresenta quindi un intervento chiave, da effettuare preferibilmente attraverso l'utilizzo di prodotti stabili e ben umificati, come letame maturo o compost. Si consiglia altresì l'impiego di consorzi microbici, che favoriscono la biodiversità della rizosfera e contribuiscono a instaurare una naturale competizione con microrganismi potenzialmente dannosi, come alcuni oomiceti. Tra le strategie innovative in fase di sperimentazione nell'ambito del progetto SOS-KIWI, Agrion sta conducendo prove in campo per valutare l'efficacia dei consorzi microbici selezionati specificatamente per l'actinidia dal progetto in condizioni reali di coltivazione. A tal proposito, nel 2024 sono state messe a dimora 150 nuove piante di actinidia Hayward autoradicato e nel 2025 realizzati gli inoculi.
Sono stati forniti quattro diversi consorzi microbici dalle Università di Torino, Udine, Reggio Calabria e Napoli, di cui tre costituiti da Biological Control Agents (BCA), ovvero microrganismi, come funghi e batteri, in grado di contrastare in modo naturale i patogeni vegetali, e uno da Plant Growth Promoting Rhizobacteria (PGPR), batteri benefici che colonizzano la zona del suolo attorno alle radici e stimolano la crescita e il benessere delle piante. Questi, sono stati applicati 3 volte: in primavera, alla ripresa vegetativa, in post fioritura e in autunno. Nel corso della stagione sono stati eseguiti i rilievi biometrici per valutare l'accrescimento vegetativo delle piante: non sono emerse differenze statisticamente significative. Tuttavia, è importante ricordare che i benefici legati all'utilizzo di questi prodotti si manifestano soprattutto nel lungo periodo.
Un altro intervento efficace è la baulatura a doppia falda, che nelle prove condotte ha dimostrato il miglioramento dello stato di salute degli apparati radicali. Questo risultato è legato alla riduzione dell'acqua nel volume di suolo esplorato dalle radici e alla conseguente maggiore disponibilità di ossigeno. La baulatura permette inoltre una migliore regimazione idraulico-agraria, creando una zona rialzata rispetto a eventuali ristagni idrici dovuti a precipitazioni intense.
Nei primi anni dall'impianto è consigliata la pratica del sovescio nell'interfila, che contribuisce ad aumentare le riserve di sostanza organica e a ridurre la temperatura del suolo. A partire dal terzo anno, è generalmente consigliato adottare un inerbimento permanente, gestito tramite sfalci regolari, evitando però i tagli nei periodi estivi più caldi per non accentuare lo stress della coltura.
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Infine, le lavorazioni superficiali del suolo mediante utensili arieggiatori risultano utili in presenza di compattamento, poiché favoriscono l'ingresso dell'ossigeno e migliorano la porosità. Vanno realizzate preferibilmente in autunno dopo la raccolta, quando il suolo si trova in condizione di tempera, cioè con il grado di umidità ottimale per essere lavorato.
Coperture - rete antigrandine multifunzionale
L'utilizzo di una rete antigrandine multifunzionale si sta rivelando un elemento di grande importanza nella progettazione di un nuovo actinidieto. Oltre alla funzione protettiva contro gli eventi grandinigeni, la rete svolge anche un efficace ruolo di ombreggiamento, contribuendo a ridurre la temperatura delle foglie e del suolo. Questo aspetto è particolarmente rilevante nei periodi estivi, quando l'eccesso di radiazione può aggravare lo stress termico e idrico delle piante. Per massimizzare i benefici, è consigliabile installarla già a partire dal primo anno d'impianto, così da creare fin da subito un microclima più favorevole allo sviluppo delle giovani piante.
Irrigazione
La gestione irrigua riveste un ruolo centrale nella prevenzione della moria del kiwi. L'obiettivo principale è quello di garantire alla pianta un apporto idrico adeguato, evitando sia situazioni di stress da carenza d'acqua sia fenomeni di sovrairrigazione, entrambi potenzialmente dannosi per l'apparato radicale. Per raggiungere questo equilibrio è indispensabile effettuare un accurato monitoraggio dell'umidità del suolo, utilizzando sensori in grado di rilevare il potenziale idrico o il contenuto volumetrico d'acqua. Queste misurazioni consentono di definire soglie di intervento precise, così da programmare irrigazioni puntuali ed evitare decisioni basate esclusivamente su valutazioni visive o su stime approssimative. Nell'ambito dell'actinidieto sperimentale del progetto SOS-KIWI, infatti, sono stati installati tensiometri Watermark, che permettono di monitorare costantemente l'umidità del terreno e ottimizzare la gestione idrica.
Grazie ai dati di potenziale idrico del suolo rilevati ogni mezz'ora è stato possibile programmare le irrigazioni evitando situazioni sia di stress sia di eccesso idrico. La scelta del sistema irriguo assume oggi un'importanza ancora maggiore, soprattutto alla luce dell'aumento delle condizioni caldo-siccitose legate al cambiamento climatico. Per favorire uno sviluppo più equilibrato e profondo dell'apparato radicale, sono consigliati sistemi in grado di aumentare la superficie bagnata del suolo, come la doppia ala gocciolante o i microjet, che assicurano una distribuzione dell'acqua più omogenea e una migliore capacità della pianta di fronteggiare gli stress idrici estivi.
Riduzione stress ambientali - Irrigazione climatizzante
Le sperimentazioni attualmente in corso stanno evidenziando l'utilità di intervenire direttamente sul microclima dell'actinidieto quando la coltura è esposta a condizioni ambientali particolarmente critiche, come le ondate di calore estive. In questi contesti, una strategia promettente è rappresentata dall'irrigazione climatizzante, che permette di mitigare gli effetti dello stress termico sulla vegetazione.
In particolare, la metodologia sovrachioma, utilizzata per brevi intervalli nell'arco della giornata e come integrazione al normale sistema irriguo aziendale, si sta dimostrando efficace nel ridurre la temperatura fogliare e lo stress evapotraspirativo. Questo intervento consente inoltre di mantenere una maggiore superficie inerbita, contribuendo così a migliorare il bilancio idrico e termico dell'impianto.
Gestione delle giovani piante
Nelle prime fasi di sviluppo dell'actinidia è importante adottare una gestione equilibrata della nutrizione e della crescita vegetativa, evitando fenomeni di lussureggiamento legati a eccessivi apporti azotati o all'impiego di fitormoni. Una crescita eccessivamente vigorosa può infatti alterare l'equilibrio tra parte aerea e apparato radicale e aumentare la suscettibilità delle piante alla batteriosi causata da Pseudomonas syringae pv actinidiae, rendendo l'intero impianto più vulnerabile anche ad altre problematiche fitosanitarie, inclusa la moria del kiwi.
Parallelamente, è utile effettuare un controllo periodico degli apparati radicali, così da valutare tempestivamente il loro stato di salute e il loro livello di sviluppo. Questo monitoraggio consente di individuare prontamente eventuali anomalie e di garantire alle giovani piante le migliori condizioni per un accrescimento regolare e funzionale.
Portinnesti dell'actinidia
Negli ultimi anni la ricerca agronomica ha confermato che la scelta del portinnesto può diventare una leva strategica per aumentare la resilienza degli impianti di actinidia di fronte alla moria del kiwi e agli stress abiotici e biotici, in particolare ristagni idrici, siccità e patogeni tellurici (es. Phytophthora, Pythium, Phytopythium, ecc.). Anche il progetto SOS-KIWI prevede attività dedicate alla valutazione di diversi portinnesti, con l'obiettivo di individuare materiali più tolleranti e meglio adattati a queste condizioni critiche.
Come è noto però, la valutazione dei portinnesti richiede tempi lunghi e, seppur i primi risultati risultino promettenti, occorrerà ancora attendere qualche anno prima di avere a disposizione dati comprovati in tutti gli areali di coltivazione.
Conclusioni
La moria del kiwi rappresenta oggi una delle sfide più complesse e rilevanti per la frutticoltura italiana. Essendo una sindrome multifattoriale che nasce dall'interazione fra suolo, clima, fisiologia della pianta, patogeni e gestione colturale, non esistono soluzioni semplici né interventi risolutivi isolati.
Il progetto SOS-KIWI contribuisce a comprendere meglio il ruolo del suolo, della biodiversità microbica, dell'irrigazione e dei materiali vegetali nella prevenzione della moria. Le attività attualmente in corso, dal monitoraggio del potenziale idrico del suolo alle prove con consorzi microbici, rappresentano passi concreti verso sistemi colturali più resilienti.