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Castanicoltura fra tradizione e innovazione: il settore altoatesino fa il punto in un convegno

Dalla conservazione dei frutti alla lotta alle principali fitopatie, dalla modernizzazione della raccolta alle esperienze imprenditoriali oltre confine: il primo convegno sulla castanicoltura in Alto Adige, organizzato dal Centro di Sperimentazione Laimburg e svoltosi ieri 25 febbraio, ha proposto una fotografia aggiornata di un settore in evoluzione fatto di sperimentazione e innovazione. Oltre 120 persone dai settori della ricerca scientifica, associazioni e aziende produttrici hanno condiviso dati, soluzioni pratiche e nuove prospettive per rafforzare la resilienza del comparto locale.

© Laimburg Research Centre / Agnese MartinelliCastagna (Castanea sativa), specie simbolo delle aree montane europee

La castanicoltura è un settore in evoluzione tra tradizione, innovazione e nuove sfide. Il castagno (Castanea sativa) è una specie simbolo dell'Alto Adige, capace di vivere per secoli e di adattarsi a diversi contesti. Storicamente definito il "pane dei poveri", oggi torna al centro dell'attenzione per il valore nutrizionale delle castagne e per il ruolo del castagneto nella tutela del paesaggio e della biodiversità.

In Alto Adige la castanicoltura rappresenta una produzione agricola di nicchia: i castagneti produttivi si estendono complessivamente su circa 400 ettari, distribuiti soprattutto nelle aree collinari e di media montagna, e sono gestiti da molte piccole aziende agricole a conduzione famigliare.

© Laimburg Research Centre / Agnese MartinelliGiacomo Gatti e Irene Perli, del team di ricerca del Centro di Sperimentazione Laimburg

"La castanicoltura può contribuire allo sviluppo sostenibile dell'Alto Adige valorizzando paesaggio, biodiversità e reddito per le piccole aziende agricole, mantenendo al contempo vivo un patrimonio culturale importante del territorio. Alla luce degli effetti del cambiamento climatico, è fondamentale sostenere questo settore con ricerca applicata, consulenza tecnica e misure mirate all'innovazione e all'adattamento", sottolinea l'assessore all'agricoltura, Luis Walcher.

"Estati calde e siccitose danneggiano le piantine, arrivando addirittura a scottarne i fusti", afferma Giacomo Gatti, ricercatore del Centro di Sperimentazione Laimburg, "mentre autunni più miti aumentano la diffusione di funghi patogeni responsabili dei marciumi dei frutti. Il cambiamento climatico impone così nuove strategie in castanicoltura." I funghi patogeni sono invisibili al momento della raccolta. "Nel 2021 abbiamo raccolto campioni di castagne sane alla vista", spiega Gatti, "Dopo soli cinque giorni a temperatura ambiente erano già evidenti le infezioni fungine sul 25 % dei frutti". Un dato che conferma quanto il frutto sia deperibile.

© Laimburg Research Centre / Agnese MartinelliIl convegno sulla castanicoltura organizzato dal Centro di Sperimentazione Laimburg

La difesa inizia nel bosco
In un contesto di cambiamento climatico, la prevenzione diventa centrale. Nei sistemi agroforestali la prima forma di difesa è una gestione attenta del castagneto e la pulizia del sottobosco. Alla luce dei cambiamenti climatici risulta necessario raccogliere i frutti ogni giorno per evitare che restino a lungo a contatto con il suolo, dove l'umidità e, soprattutto le temperature elevate, favoriscono la proliferazione dei funghi.

Secondo il team di ricerca è necessario un cambio di mentalità: "La castagna non è un frutto secco, bensì un frutto fresco. Noi consigliamo di raccogliere ogni giorno le castagne cadute e di refrigerare immediatamente i frutti, mantenendo una temperatura vicina allo zero", aggiunge Gatti.

© Laimburg Research Centre / Ivo CorràCastagne colpite da un fungo patogeno

Inoltre, questa catena del freddo va mantenuta fino al consumo, il che significa che sia al supermercato che a casa le castagne vanno conservate in frigo. Le attività di ricerca intorno al castagno si inseriscono nel programma di ricerca NURBS (Nuts&Herbs), svolto in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach e promosso dalle Provincie autonome di Bolzano e Trento.

Dal pendio alla raccolta smart: una storia di adattamento e creatività
Un'esperienza di innovazione dalla prassi locale arriva da Johann Laimer, che gestisce un piccolo maso a quasi 600m s.l.m. a Postal, Merano. Fino a 25 anni fa i ripidi pendii intorno ad esso erano coltivati a melo. Sotto la chioma dei due grandi castagni secolari presenti in azienda è sorta l'idea: trasformare i versanti scoscesi in castagneto da frutto. Johann inizia a moltiplicare lui stesso giovani piantine, tentativo dopo tentativo. Oggi, l'azienda agricola Kösti può vantare un ettaro di castagneto da frutto produttivo nonché un vivaio specializzato nella produzione di giovani piante di castagno di alta qualità.

© Johann LaimerIl castagneto di Johann Laimer a Postal con le reti per la raccolta

Ma il tempo delle sfide non è ancora finito: la carenza di manodopera ha reso negli anni la raccolta sempre più difficoltosa e incerta. Grazie a scambi di idee ed esperienze anche internazionali, Johann ha trovato la soluzione adottando grandi reti per la raccolta delle olive da distendere sotto le chiome dei castagni prima che i frutti inizino a cadere. La presenza delle reti unitamente alla pendenza garantisce un rapido rotolamento delle castagne verso valle dove dei punti di accumulo preventivamente costruiti permettono l'ammasso dei frutti.

Questo viene poi raccolto con una speciale macchina aspiratrice che divide i frutti dai ricci, che vengono successivamente sminuzzati per farne nuova sostanza organica in un'ottica di economia circolare. "Grazie anche alla collaborazione con il Centro di Sperimentazione Laimburg abbiamo potuto perfezionare la conservazione dei nostri frutti", spiega Johann Laimer, "ci siamo infatti dotati di una cella frigo nella quale conservare le castagne a basse temperature. Questo ci permette di mantenerne inalterata la qualità anche per due mesi".

© Alice ChiaraniIl castagneto di Alice Chiarani a Drena

A vent'anni alla guida della tenuta di famiglia: l'esperienza di Alice Chiarani
Nel corso del convegno, anche Alice Chiarani ha presentato la propria esperienza imprenditoriale, offrendo una testimonianza concreta di gestione e rilancio di una realtà castanicola in Trentino. Alice ha assunto la conduzione della tenuta di famiglia a Drena nel 2012, all'età di vent'anni, subentrando al padre, venuto a mancare improvvisamente, in una fase particolarmente complessa per l'azienda.

Il castagneto, esteso su circa cinque ettari e composto in larga parte da piante secolari di Marone di Drena, era fortemente compromesso dalla diffusione del cinipide galligeno, una piccola vespa invasiva, che aveva causato una drastica riduzione della produzione, passata da 50-60 quintali a circa sei.

© Laimburg Research Centre / Agnese MartinelliI rappresentanti delle associazioni castanicole dell'Alto Adige insieme a ricercatrici e ricercatori (da sinistra: J. Laimer, M. Mayr, S. Barić, S. Prospero, G. Gatti, M. Gögele, P. Kofler, A. Chiarani)

Nel corso degli anni, Alice ha intrapreso per l'azienda un percorso di recupero e consolidamento. La problematica legata al cinipide è stata risolta grazie alla ricerca scientifica della Fondazione Edmund Mach, attraverso la lotta biologica con l'introduzione di un antagonista naturale. Oggi le rese del castagneto si attestano nuovamente intorno ai 50 quintali. Parallelamente, Alice ha diversificato l'attività aziendale, producendo crema di marroni bio, e certificando la struttura ad agriturismo B&B.

"La ricerca scientifica resta un elemento centrale per il futuro della castanicoltura", afferma Alice Chiarani. "Il cambiamento climatico impone soluzioni basate sulla ricerca scientifica, anche grazie al contributo di enti come la Fondazione Edmund Mach e il Centro di Sperimentazione Laimburg".

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