Si è svolto ieri 25 febbraio a Firenze, nella sede dei Georgofili e on-line, un convegno promosso dalle Sezioni Sud-Est e Sud-Ovest dell'Accademia, presiedute rispettivamente da Luisa Rubino e Alessandra Gentile, intitolato: "Gestione ed uso delle collezioni di germoplasma vegetale e microbiche per la tutela e la valorizzazione economica dell'agrobiodiversità".
Alla luce delle sfide odierne che deve affrontare l'agricoltura, le collezioni di germoplasma rivestono un ruolo strategico nel supportare la ricerca scientifica, l'innovazione, lo sviluppo tecnologico industriale, innanzi tutto per tre motivi: esse mantengono memoria della tipicità dei territori e del lavoro delle generazioni di agricoltori e studiosi che ci hanno preceduto, forniscono varietà che possono essere tutt'oggi utilizzate in campo, costituiscono un serbatoio di geni da utilizzare per il miglioramento genetico delle specie agrarie.
© Accademia dei GeorgofiliLe professoresse Luisa Rubino e Alessandra Gentile
Grazie ad un progetto della FAO chiamato "RGV" (Risorse Genetiche Vegetali), in Italia gli enti pubblici di ricerca come il CREA e il CNR sono molto impegnati nella conservazione del germoplasma ma anche le varie Università e altre istituzioni pubbliche hanno delle loro collezioni, diversificate in base ai territori in cui esse si trovano. "Per valorizzare questo patrimonio genetico, occorre innanzi tutto mettere ordine a questa ricchezza", ha sottolineato la Professoressa Alessandra Gentile, Presidente della Sezione di Sud-Ovest dei Georgofili, proseguendo: "le collezioni di materiale devono essere controllate dal punto di vista genetico e fitosanitario, catalogate e messe a disposizione della ricerca scientifica, delle aziende private e anche dei semplici consumatori, promuovendo la condivisione del sapere".
La professoressa Gentile ha inoltre evidenziato: "Il materiale delle collezioni di germoplasma proviene da secoli di domesticazione o da programmi di breeding del passato; quindi, rappresenta una riserva inestimabile di geni che possono essere utilizzati oggi nei programmi di miglioramento genetico per dare alle piante maggiore resistenza a stress di natura biotica o abiotica. Non deve essere quindi considerato soltanto una risorsa di valore museale, per quanto i 'musei viventi' delle diverse specie rappresentino un'attività di valorizzazione importante, ma anche un contenitore che si alimenta anno dopo anno di nuovo materiale genetico, andando ad arricchire il serbatoio di germoplasma e arginando in qualche modo il naturale processo di erosione genetica".