"Purtroppo il settore delle patate è fra i più frammentati nell'ambito della già parcellizzata galassia ortofrutticola. E questo lo si nota dalla mancanza di una strategia comune. Ormai gli operatori si lasciano condizionare dagli intermediari, dalla paura e da whatsapp. Nessun dato oggettivo e scientifico, ma molta ansia. E poi ci stupiamo poi se le cose non vanno bene".
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itMatteo Freddi
Matteo Freddi dell'azienda "Freddi 1926" fa una disamina circa l'attuale situazione del mondo delle patate. "La realtà è ben diversa da quella che alcuni nei mesi scorsi sono andati raccontando. Prima di tutto, io non vedo questa grande esplosione o aumento dei consumi, anzi. In seconda battuta, in Europa i principali Paesi produttori hanno mantenuto o aumentato le proprie produzioni, per cui la merce non manca. Terzo: l'industria sta assorbendo meno patate; tuberi che non vengono mica gettati via, ma immessi sul mercato del fresco, intasandolo".
Secondo Freddi, il quale è sempre molto attento al mercato europeo "anche grazie all'informazione che viene dalle newsletter specialistiche del network di FreshPlaza, come www.uiennieuws.nl/ , in Europa avremo prodotto dello scorso anno fino a giugno. Infatti le celle attualmente sono abbastanza piene, come non dovrebbero esserlo a fine febbraio. E poi vi è tutta la questione delle novelle".
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Dal punto di vista strettamente del mercato, "il prodotto generico lo stiamo vendendo nella media anche se durante il mese vi sono i momenti in cui la richiesta rallenta e in altri aumenta, in base a quando arrivano gli stipendi. Sembra fantascienza, ma è così, la gente ha più o meno soldi da spendere. C'è molta pressione da parte del prodotto estero in quanto arriva a prezzi molto competitivi e quindi quello italiano ne soffre".
Precisa l'operatore: "In marzo cominceranno ad arrivare le patate novello da Cipro, seppur in quantità limitate, poi dall'Egitto. A quel punto si rischierà la corsa a voler vuotare le celle, con tutti i problemi connessi ai prezzi. Invece non dovremmo concorrere a questo gioco al massacro, ma fare squadra a livello nazionale. Dovremmo riunirci attorno a un tavolo, includendo sia i consorzi sia i privati, e fare massa critica ragionando in sintonia e perseguendo un unico obiettivo: salvaguardare la produzione italiana", conclude Freddi.
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