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Tutti i numeri presentati in occasione di Rivoluzione Bio 2026

Nel 2025 le vendite di biologico nel mercato italiano hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro

Il mercato del biologico in Italia ha raggiunto una dimensione complessiva di 6,871 miliardi di euro, confermandosi un settore solido e in crescita nonostante un contesto macroeconomico caratterizzato da inflazione e incertezza geopolitica. Con una penetrazione che coinvolge il 93% delle famiglie italiane, la sfida strategica non risiede più nell'ampliamento della base di acquirenti, ma nel consolidamento della frequenza di consumo.

© Nomisma

I dati, presentati ieri 23 febbraio a Rivoluzione Bio 2026 - la manifestazione promossa da BolognaFiere in collaborazione con FederBio e Assobio, con il supporto di ICE Agenzia e a cura di Nomisma - hanno evidenziato che il biologico sovraperforma il comparto alimentare convenzionale, crescendo sia a valore (+5% nella Grande distribuzione organizzata) sia, soprattutto, a volume (+3,6% contro lo 0,8% del totale alimentare). Sebbene i consumi domestici rappresentino il pilastro principale (5,5 miliardi di euro), il canale fuori casa (1,3 miliardi di euro) emerge come l'area a più alto potenziale di sviluppo.

Per trasformare questa crescita in un consolidamento strutturale, è fondamentale lavorare sull'ampliamento degli assortimenti, sulla comunicazione dei valori distintivi del marchio Bio (spesso confuso con il "chilometro zero") e sul ruolo del ristoratore come ambasciatore della qualità.

© Maria Luigia Brusco | FreshPlaza.it

Nel contesto attuale, segnato da una forte incertezza economica e da un progressivo indebolimento del potere d'acquisto, il consumatore italiano si muove con maggiore cautela, razionalizzando la spesa senza però rinunciare ai propri valori di riferimento. "Le scelte alimentari restano infatti saldamente ancorate a principi come salute e benessere, criteri che guidano il 61% degli italiani e rappresentano un driver decisivo, soprattutto per il comparto biologico – ha illustrato Silvia Zucconi, New Market Intelligence Director di Nomisma – Parallelamente si osserva una crescente ricerca di semplicità e autenticità, con un progressivo abbandono dei cibi ultra-processati a favore di prodotti tipici e tradizionali. In questo scenario emergono anche dinamiche di crescita: oltre il 30% dei consumatori dichiara l'intenzione di aumentare l'acquisto di frutta e verdura entro il 2026. Allo stesso tempo, per proteggere il bilancio familiare, il 40% delle famiglie adotta strategie di risparmio mirate, privilegiando prodotti in promozione, marche del distributore e soluzioni di trading down nei consumi fuori casa, orientandosi verso locali più accessibili".

© Maria Luigia Brusco | FreshPlaza.it
Silvia Zucconi, New Market Intelligence Director di Nomisma durante il suo intervento

La Distribuzione Moderna si conferma il primo canale di acquisto di biologico, pesando per il 64% del totale delle vendite legate ai consumi domestici degli italiani. Nel 2025 le vendite di biologico nel canale si attestano a 3,5 miliardi di euro (+6,1% rispetto al 2024 - fonte: stime Nomisma su dati Nielsen IQ – dati anno 2025 perimetro omnichannel). Il 20% dei consumi interni passa, invece, dai negozi specializzati nel Bio, che nell'ultimo anno hanno visto un incremento del valore delle vendite del 7,5%.

© Maria Luigia Brusco | FreshPlaza.it

L'analisi delle quote di mercato evidenzia dinamiche particolarmente interessanti all'interno del comparto biologico. Emblematico è il caso delle banane, per le quali la quota di prodotto bio venduto nella Grande Distribuzione raggiunge il 40%, un dato decisamente superiore alla media delle altre categorie e indicativo di una forte propensione all'acquisto in questa specifica referenza. Quanto al posizionamento, sebbene le prime cinque categorie di vendita del biologico siano costituite prevalentemente da prodotti quali uova, gallette e sostituti del latte, frutta e verdura (comprese quelle di IV gamma e secca senza guscio) si collocano tra gli ambiti in cui il consumatore riconosce in modo più evidente il valore aggiunto del marchio bio. Si tratta tuttavia di segmenti che presentano ancora ampi margini di crescita, sia in termini di penetrazione sia di sviluppo dell'offerta.

© Maria Luigia Brusco | FreshPlaza.it

Canale away from home, potenziale e criticità
Il canale fuori casa (away from home) si configura come un'area di straordinaria sperimentazione per il biologico, ma resta ancora ampiamente sottoutilizzato rispetto al suo potenziale. "Se da un lato l'86% dei locali dichiara di utilizzare ingredienti bio e l'85% propone almeno un vino biologico in carta, dall'altro il consumo continuativo da parte dei clienti rimane limitato: il 70% degli italiani ha scelto almeno una volta un'opzione bio fuori casa, ma solo il 17% lo fa con frequenza settimanale", ha sottolineato Zucconi.

© Maria Luigia Brusco | FreshPlaza.it

Persistono inoltre criticità nella percezione dell'offerta: quasi la metà dei consumatori segnala una scarsa disponibilità di prodotti bio nei bar, il 35% lamenta un assortimento insufficiente nei ristoranti e oltre il 50% degli utenti di mense aziendali, scolastiche e ospedaliere giudica inadeguata la presenza di referenze biologiche. Dal canto loro, i ristoratori introducono il bio soprattutto per rafforzare un posizionamento premium e accrescere la qualità percepita del menu, ma devono confrontarsi con ostacoli concreti, tra cui il costo più elevato delle materie prime e la persistente confusione dei consumatori tra biologico, prodotto locale o a Km0 e certificazioni come DOP e IGP.

© Maria Luigia Brusco | FreshPlaza.itSergio Marchi (direttore generale Ismea) ed Eleonora Iacovoni (direttore Ufficio agricoltura biologica e sistemi di qualità alimentare nazionale e affari generali del Masaf)

"Il settore del biologico in Italia si conferma un comparto in solida crescita e un pilastro fondamentale dell'agricoltura nazionale. Con 2,5 milioni di ettari coltivati a biologico, l'Italia detiene il primato europeo per incidenza sulla Superficie agricola utilizzata (SAU), raggiungendo il 20,2%, avvicinandosi sensibilmente all'obiettivo Ue del 25% fissato per il 2030", ha dichiarato Eleonora Iacovoni, direttore Ufficio agricoltura biologica e sistemi di qualità alimentare nazionale e affari generali del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf).

L'analisi di Iacovoni ha evidenziato una dinamica positiva non solo nelle superfici, ma anche nel mercato e nella struttura aziendale: le aziende biologiche (quasi 98.000 operatori) stanno evolvendo verso l'integrazione della trasformazione interna per trattenere valore aggiunto. "Il Masaf sta sostenendo questa transizione con investimenti significativi: circa 29 milioni di euro nel 2025 focalizzati su filiere, biodistretti e innovazione".

Tra le novità di rilievo evidenziate da Iacovoni spiccano il lancio del Marchio Biologico Italiano e una posizione ferma dell'Italia in sede europea per la semplificazione del Regolamento 848/2018, con una netta opposizione a deroghe che possano compromettere la trasparenza verso il consumatore.

© Maria Luigia Brusco | FreshPlaza.it

Sergio Marchi, direttore generale Ismea, ha sottolineato come, "dal punto di vista strutturale, emerga un elemento distintivo: le imprese biologiche risultano mediamente più grandi e organizzate rispetto alla media nazionale, con una dimensione di circa 28 ettari, quasi il triplo rispetto al dato generale. Segnale di minore frammentazione e maggiore capacità di investimento e di integrazione di filiera".

Marchi ha inoltre evidenziato come la maggiore strutturazione si rifletta anche sul piano economico: analizzando lo Standard Output, ovvero il valore della produzione standard, le aziende bio risultano mediamente superiori in quasi tutti i principali comparti, dal cerealicolo alla frutta a guscio, dall'olio al vino fino al frutticolo, evidenziando performance più robuste rispetto alle realtà non biologiche. "Questa solidità dimensionale ed economica si traduce in un più alto livello di professionalizzazione, nella possibilità di attivare sinergie di scala virtuose e in una maggiore capacità di aggregazione, innovazione e investimento, elementi chiave per la competitività del settore nel medio-lungo periodo".

Ismea opera attraverso due strumenti principali: il programma DIMECO Bio, giunto alla quinta edizione, dedicato al monitoraggio statistico, all'analisi dei mercati e alla gestione del sistema informativo SINAB, fondamentale anche per la trasmissione dei dati a Eurostat; e il PAN Bio (Piano d'Azione Nazionale), orientato allo stimolo della domanda, in particolare nella ristorazione collettiva e nelle mense scolastiche, e al rafforzamento della fiducia dei consumatori verso il marchio biologico. Un impulso rilevante arriva anche dai fondi PNRR e dai contratti di filiera: nel quinto bando, circa il 30% degli 88 programmi analizzati è classificato come biologico, assorbendo quasi mezzo miliardo di euro su 1,7 miliardi complessivi, con l'obiettivo di contrattualizzare ulteriori 2 miliardi entro l'estate 2026.

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