Valorizzare i prodotti biologici ottenuti da materie prime coltivate o allevate in Italia. Con questo obiettivo, la Conferenza delle Regioni ha espresso lo scorso 5 febbraio l'Intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni sul decreto che definisce le condizioni e le modalità di attribuzione e di utilizzo del "Marchio Biologico Italiano". Nel corso della seduta, le Regioni hanno chiesto al Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste la costituzione di un gruppo di lavoro dedicato al monitoraggio dell'utilizzo del marchio e alla definizione di iniziative di divulgazione, con particolare attenzione ad alcuni mercati target, come quelli del Nord Europa.
Istituito nel 2022 come marchio nazionale aggiuntivo rispetto al logo biologico dell'Unione europea, è finalizzato a rafforzare la riconoscibilità e la competitività dei prodotti biologici italiani, in coerenza con il Piano d'azione nazionale per la produzione biologica 2024-2026. Il suo utilizzo è volontario e può essere richiesto dagli operatori biologici con sede legale e produttiva nel territorio dell'Unione europea, a condizione che sia in corso di validità la certificazione biologica, attestante la conformità alla normativa europea e nazionale.
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Immagine generata con intelligenza artificiale (ChatGPT/OpenAI)
FederBio: "È un passo importante per la crescita del settore"
"L'intesa che dà il via libera al decreto sul Marchio Biologico Italiano è un altro tassello per l'avvio di una misura che può contribuire allo sviluppo del settore, costruendo fiducia e tracciabilità, sostenendo i nostri produttori e garantendo ai cittadini la massima riconoscibilità del biologico nazionale – dichiara Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio – Non è solo un elemento distintivo, ma uno strumento concreto di rilancio che permette alla filiera biologica nazionale di distinguersi e competere a livello internazionale, valorizzando qualità, sostenibilità e trasparenza".
"Il marchio contribuisce a rafforzare il ruolo degli agricoltori che coltivano senza chimica di sintesi, tutelando ecosistemi e biodiversità, l'identità e il legame con i territori, unendo tradizioni agricole e sostenibilità, e può accelerare la crescita del comparto, facendo dell'agroecologia un riferimento per l'intero sistema agroalimentare. Le anticipazioni dei dati dell'Osservatorio Sana lo confermano: nel 2025 le vendite di alimenti biologici in Italia sono aumentate del 6,2%, raggiungendo 5,5 miliardi di euro, mentre l'export sfiora i 3,9 miliardi. Si tratta di un segnale chiaro: i cittadini sono sempre più attenti alla sostenibilità e questo marchio aggiunge un'ulteriore garanzia per chi acquista consapevolmente".
Anabio-Cia: "Con il marchio italiano più valore, trasparenza e fiducia"
Il via libera al "Marchio Biologico Italiano" da parte della Conferenza Stato-Regioni segna un passaggio cruciale per la tutela dell'origine dei prodotti e la valorizzazione della filiera bio nazionale. Lo dice Anabio-Cia, accogliendo con soddisfazione l'intesa raggiunta, che ha sbloccato il decreto, considerato un tassello fondamentale per consolidare la fiducia dei consumatori e sostenere la crescita del comparto. Per Anabio-Cia, infatti, si tratta di uno strumento strategico, una certificazione volontaria che si affianca al logo europeo sulle produzioni biologiche.
"Il marchio del biologico italiano – sottolinea il presidente di Anabio-Cia, Giuseppe De Noia – dà valore alle nostre materie prime e rafforza la trasparenza nei confronti dei consumatori, rappresentando un passo decisivo per lo sviluppo del settore. Arriva a sostenere concretamente i produttori, a garantire tracciabilità, a migliorare la competitività sui mercati esteri e a promuovere qualità e sostenibilità, nel rispetto del regolamento Ue. Soprattutto, offre ai cittadini una riconoscibilità immediata delle produzioni biologiche italiane".
Secondo Anabio-Cia, i dati parlano chiaro. "Questo marchio – conclude De Noia – aggiunge un'ulteriore garanzia per chi acquista consapevolmente".
Coldiretti: "Con marchio italiano più trasparenza per i consumatori"
"I numeri in costante aumento del biologico italiano – afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – rendono il nostro modello agricolo tra i più sostenibili al mondo. In un contesto difficile per le imprese agricole, il biologico è protagonista della transizione ecologica e del rilancio sostenibile dei territori. Il nuovo marchio, che abbiamo fortemente voluto, potrà rappresentare un elemento innovativo per coniugare sostenibilità e origine territoriale, rispondendo alle aspettative dei consumatori italiani ed esteri".
"È fondamentale sostenere gli agricoltori che scelgono il biologico per affrontare le sfide del clima e dei mercati – aggiunge la presidente di Coldiretti Bio Maria Letizia Gardoni – Stiamo lavorando per costruire filiere solide e riconoscibili del biologico italiano, capaci di valorizzare la produzione nazionale sia sui mercati internazionali sia nelle filiere corte. Il nuovo marchio sarà un'occasione significativa per le aziende, che auspichiamo si accompagni a semplificazione normativa e a una maggiore garanzia del sistema, in un contesto di importazioni sempre più consistenti dai Paesi terzi".
Confeuro: "Ottimo segnale. Tutelare eccellenze italiane"
"Si tratta di un elemento positivo e di un ulteriore, autorevole strumento di distinzione delle produzioni agroalimentari e della qualità del nostro Made in Italy – dichiara Andrea Tiso, presidente nazionale Confeuro – È una conferma concreta di quanto il nostro Paese stia investendo nel biologico, nella produzione sostenibile e nella tutela dell'ambiente. In questo ambito l'Italia ha saputo fare scuola in Europa, diventando un punto di riferimento per innovazione e qualità".
Secondo Confeuro, la valorizzazione delle eccellenze deve però andare di pari passo con una maggiore attenzione all'intero sistema produttivo nazionale: "Se da una parte è giusto promuovere i prodotti di punta – prosegue Tiso – dall'altra è doveroso monitorare con attenzione l'andamento generale della produzione agricola italiana. È fondamentale puntare su una maggiore produttività complessiva del sistema agricolo italiano. Solo rafforzando la filiera e tutelando i produttori potremo difendere davvero le nostre eccellenze e garantire un futuro sostenibile all'agricoltura nazionale".