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La presentazione di Ismea a Sigep

Frutta a guscio in Italia: produzione, mercato e consumi in crescita tra sfide climatiche e valorizzazione delle DOP e IGP

La frutta a guscio italiana attraversa una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da una domanda interna in costante crescita e da un contesto produttivo sempre più complesso. I dati più recenti, presentati da Ismea al Sigep di Rimini, mostrano come il comparto continui a espandersi grazie sia al consumo diretto sia al forte assorbimento da parte dell'industria dolciaria, che oggi utilizza oltre la metà della disponibilità complessiva. Questa dinamica positiva convive tuttavia con le criticità legate ai cambiamenti climatici e alle problematiche fitosanitarie, che negli ultimi anni hanno inciso in modo significativo sulle rese agricole, riducendone la stabilità.

Nel panorama internazionale, l'Italia si conferma un attore di primo piano. Nel 2024 la produzione nazionale ha superato le 280mila tonnellate, collocando stabilmente il Paese nella Top-10 dei produttori mondiali di frutta a guscio. L'Italia consolida il proprio ruolo di hub strategico nel commercio globale della frutta a guscio posizionandosi come il sesto importatore mondiale con un volume di 476mila tonnellate, una dinamica divenuta strutturale per compensare la flessione del 2,1% della produzione nazionale colpita da avversità climatiche e fitosanitarie. Nonostante la contrazione dell'export di materia prima, il settore dimostra una spiccata resilienza grazie all'industria di trasformazione che gestisce il 55% dei flussi totali.

© ISMEA

A fronte di un aumento delle superfici coltivate del 6% negli ultimi cinque anni, la produzione complessiva è cresciuta in misura più contenuta, con un incremento medio annuo dello 0,8%, penalizzato da una flessione costante delle rese, diminuite dell'1,3% l'anno. La resa media per ettaro è infatti passata dai 16,3 quintali del 2020 ai 14,7 del 2024, principalmente a causa di eventi climatici avversi e della diffusione di insetti e patogeni alieni.

Nocciole
Le nocciole rappresentano il cuore del comparto nazionale, sia in termini di volumi sia di valore economico. L'Italia rimane uno dei principali produttori mondiali, ma il grado di autoapprovvigionamento si attesta al 55%, rendendo necessario il ricorso alle importazioni per soddisfare la domanda dell'industria di trasformazione. La Nocciola Piemonte IGP guida il settore delle Indicazioni Geografiche con un fatturato all'origine di 6,38 milioni di euro nel 2024, pari al 45% del valore complessivo delle IG della frutta a guscio. Anche il biologico mostra una crescita rilevante in questo segmento, con le superfici bio dedicate alle nocciole in aumento dell'8,6% annuo dal 2020, a conferma dell'interesse del mercato per produzioni certificate e ad alto valore aggiunto.

Mandorle
Le mandorle occupano il secondo posto nel panorama produttivo nazionale, ma con un livello di autosufficienza limitato al 41%. La domanda interna, trainata soprattutto dall'industria dolciaria e dalla crescente popolarità del consumo quotidiano, continua a superare l'offerta nazionale. Nel biologico, le mandorle rappresentano la quota più rilevante in termini assoluti, con oltre 22.300 ettari coltivati nel 2024. Anche sul fronte retail, le mandorle sgusciate sono tra i prodotti più apprezzati, inserendosi pienamente nella tendenza verso la destagionalizzazione dei consumi e la ricerca di referenze pratiche e pronte all'uso.

© ISMEA

Pistacchi
Il comparto dei pistacchi, pur avendo un peso produttivo più contenuto, riveste un ruolo strategico dal punto di vista del valore. Il grado di autoapprovvigionamento è particolarmente basso, fermo al 12%, rendendo l'Italia fortemente dipendente dalle importazioni. Allo stesso tempo, il Pistacchio Verde di Bronte DOP si colloca al secondo posto tra le produzioni IG per fatturato all'origine, con 5,79 milioni di euro nel 2024, pari al 40% del valore totale delle Indicazioni Geografiche del comparto. Il biologico è il segmento più dinamico, con pistacchi e altre specie minori che hanno registrato una crescita media annua del 31,2% delle superfici dal 2020, segnale di un forte potenziale di sviluppo.

Noci
Le noci presentano una situazione strutturalmente più fragile, con un grado di autoapprovvigionamento che si ferma al 20%. La domanda interna è sostenuta soprattutto dal consumo domestico e dai mix di frutta sgusciata, che hanno registrato nel 2025 un incremento del 13% in quantità. Questo prodotto si inserisce pienamente nella nuova logica di consumo non più legata alle festività, ma distribuita in modo uniforme durante l'anno grazie al riconoscimento delle proprietà nutrizionali e salutistiche.

© ISMEA

Castagne e marroni
Le castagne costituiscono un caso a parte nel panorama della frutta a guscio italiana. Con un tasso di autoapprovvigionamento del 104%, l'Italia si configura come esportatore netto. Tuttavia, il consumo rimane fortemente stagionale, con il 93% degli acquisti concentrati in soli tre mesi. Dal punto di vista delle Indicazioni Geografiche, il Marrone di Castel del Rio IGP e la Castagna di Montella IGP rientrano tra le prime cinque produzioni per fatturato all'origine, pur in un contesto che nel 2024 ha visto una drastica riduzione dei volumi certificati, in calo del 57% rispetto all'anno precedente a causa delle avversità climatiche.

Mercato italiano
Sul fronte del mercato interno, la domanda continua a crescere con decisione. Il consumo apparente ha registrato un aumento del 7,5%, mentre nel 2025 gli acquisti retail di frutta a guscio confezionata hanno superato il valore di 1,1 miliardi di euro, con una crescita del 13% rispetto al 2024 e volumi pari a 89.000 tonnellate, in aumento del 6%. La domanda è fortemente orientata al consumo domestico, con il canale retail che concentra il 73% dei flussi totali, trainato in larga parte dalla Distribuzione Moderna, che intercetta il 65% delle vendite attraverso ipermercati, supermercati e discount, mentre il dettaglio tradizionale mantiene una quota significativa pari al 35%.

© ISMEA

Le preferenze dei consumatori si orientano in modo deciso verso le referenze pronte all'uso, con i prodotti sgusciati che dominano il mercato: le mandorle sgusciate rappresentano il 22% delle quantità acquistate, seguite dal mix di frutta sgusciata con il 15% e dalle noci sgusciate con il 13%. Particolarmente dinamica è la performance dei mix sgusciati, che hanno registrato una crescita del 13% in volume, superando l'incremento delle mandorle singole, fermo al 7%, mentre si osserva un vero e proprio boom delle castagne sgusciate e cotte a vapore, segnale di un'attenzione crescente verso l'innovazione di prodotto. L'analisi congiunta di volumi e spesa mostra inoltre differenze significative: se le mandorle sgusciate, pur prime per quantità, incidono per il 19% sulla spesa complessiva, le arachidi sgusciate, con il 7% dei volumi, arrivano a rappresentare il 14% del valore.

Parallelamente, il mercato sta vivendo una progressiva destagionalizzazione degli acquisti, favorita dal riconoscimento delle proprietà nutrizionali della frutta a guscio: referenze come mix sgusciati, arachidi, mandorle e noci sgusciate vengono consumate in modo continuativo durante l'anno, con solo il 27-31% degli acquisti concentrato nei tre mesi di maggiore picco. Restano tuttavia forti differenze tra le tipologie, poiché prodotti come le castagne mantengono una stagionalità molto marcata, con il 93% degli acquisti concentrato in soli tre mesi, così come il mix in guscio e le arachidi in guscio, che presentano rispettivamente una concentrazione stagionale del 56 e del 47%. In prospettiva, cresce anche nel canale retail l'interesse verso il prodotto italiano certificato DOP e IGP, non più appannaggio esclusivo dell'industria di trasformazione, ma sempre più richiesto dal consumatore finale, spingendo l'intera filiera verso una maggiore valorizzazione della qualità e dell'origine territoriale.

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