"Alla fine della settimana 1 del 2026 il Perù aveva esportato circa 340mila tonnellate di mirtilli, con una crescita di circa il 20% rispetto alla stagione precedente. Tuttavia, oltre al volume, il fattore più importante in questo momento è il modo in cui il settore sta perfezionando la propria strategia per puntare a mercati più competitivi ed esigenti", afferma Luis Miguel Vegas, CEO di Proarándanos.
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Gli Stati Uniti rimangono la principale destinazione dei mirtilli peruviani, con circa il 47% di tutte le spedizioni, seguiti dall'Europa con il 28%. "Il mercato statunitense continua ad essere importante, ma stiamo assistendo a una crescente diversificazione. L'Europa sta registrando una crescita significativa, con aumenti di circa il 36% rispetto alla scorsa stagione, il che riflette la maggiore capacità del settore di adattarsi ai diversi profili dei consumatori".
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La Cina, dal canto suo, continua a consolidarsi come mercato rilevante, con aumenti annuali di circa il 18%. "L'Asia mantiene la sua importanza strategica, anche se è un mercato ancora sensibile alla qualità, alle condizioni del frutto e alla regolarità dei programmi", continua Vegas. A ciò si aggiunge la crescita del Regno Unito e di altre destinazioni, che insieme rappresentano già oltre il 10% delle spedizioni totali.
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In termini di produzione, La Libertad mantiene la sua posizione di leader con 164.848 tonnellate, che rappresentano circa il 48% del volume esportato, seguita da Lambayeque, con 83.060 tonnellate (24%). Tuttavia, degni di nota in questa stagione sono i dati registrati da Ica, che ha raggiunto le 48.082 tonnellate, registrando una crescita del 52% rispetto all'anno precedente, la più alta tra le principali regioni produttrici. "La crescita di Ica è stata possibile grazie a una combinazione di maggiore efficienza produttiva, nuove aree di produzione e un chiaro impegno verso genetiche ad alta resa".
In termini di varietà, il portfolio esportato è sempre più diversificato. La Ventura è in testa con una quota del 19%, seguita dalla Sekoya Pop (14%), dalla Biloxi (12%) e dalla Mágica (11%), che rappresentano la maggior parte delle spedizioni verso gli Stati Uniti e l'Europa. "Oggi le decisioni varietali sono completamente in linea con le richieste del mercato in termini di consistenza, sapore e durata di conservazione post-raccolta", afferma Vegas.
Per quanto riguarda i mirtilli biologici, il Perù ha esportato 29.205 tonnellate, con un contributo significativo da parte di aziende come Agrícola Cerro Prieto, Agualima e Camposol. Nonostante i costi più elevati, il ruolo di questo settore rimane strategico nei mercati premium.
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Infine, Vegas sottolinea che la sfida non è più solo quella di crescere in termini di volume. "La campagna 2025/26 conferma che il settore peruviano è ora in una nuova era in cui l'efficienza, l'interpretazione del mercato e il coordinamento logistico sono decisivi. La leadership è sostenuta dalla capacità di prendere decisioni più precise e tempestive".
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Luis Miguel Vegas
ProArándanos
Peru
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