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Confronto con Germano Gabanini, presidente Agricoltori Attivi Romagnoli

Perché gli agricoltori protestano ancora?

Non vi è stata solo la plateale protesta di Milano: nei giorni scorsi, diversi presìdi hanno punteggiato le campagne italiane. Uno di questi è stato organizzato a Cesena dall'Associazione Agricoltori Attivi Romagnoli.

© Agricoltori Attivi Romagnoli

"Abbiamo voluto attirare l'attenzione della gente, dei consumatori – spiega Germano Gabanini, presidente Associazione Attivi romagnoli Aps – perché ancora una volta la categoria degli agricoltori viene bistrattata. L'accordo dell'Unione europea con il Mercosur, vale a dire con il sud America, ci preoccupa. Un libero scambio con nazioni che hanno un costo di produzione molto inferiore al nostro, che hanno regole molto diverse e molto meno restrittive, non farà altro che danneggiare il mondo agricolo italiano, già alle prese con problemi di produzione, con prezzi bassi per molti prodotti, con la mancanza di principi attivi per contrastare malattie e insetti".

© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.it

"Tutti questi accordi con aree di tutto il mondo – aggiunge Gabanini – porteranno sulle nostre tavole derrate con meno controlli, coltivate o allevate senza i principi di tutela che vi sono in Europa, di certo il continente più restrittivo da questo punto di vista. In pratica, andiamo a farci del male da soli, perché abbiamo leggi stringenti a casa nostra, che possono pure starci bene, ma poi andiamo a importare carne, vino, miele, frutta e verdura da altre nazioni dove non hanno gli obblighi che abbiamo noi. Che senso ha tutto ciò, se non far fallire le piccole e medie aziende italiane ed eliminare così la nostra agricoltura?".

© Agricoltori Attivi Romagnoli

"Siamo concordi con la manifestazione avvenuta a Milano – conclude Gabanini – ma abbiamo voluto organizzare anche un presidio qui a Cesena, perché il nostro tessuto agricolo sta andando in frantumi, eppure nessuno sembra preoccuparsene. Senza il lavoro degli agricoltori, viene a mancare la territorialità delle produzioni. Per questo vogliamo che ci sia più attenzione anche sul fronte dell'etichettatura, dove siano chiaramente indicati i Paesi di origine delle materie prime, e non la nazione in cui avviene la trasformazione dei prodotti".

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