Iscriviti alla nostra newsletter giornaliera e tieniti aggiornato sulle ultime notizie!

Iscriviti Sono già iscritto

State utilizzando un software che blocca le nostre pubblicità (cosiddetto adblocker).

Dato che forniamo le notizie gratuitamente, contiamo sui ricavi dei nostri banner. Vi preghiamo quindi di disabilitare il vostro software di disabilitazione dei banner e di ricaricare la pagina per continuare a utilizzare questo sito.
Grazie!

Clicca qui per una guida alla disattivazione del tuo sistema software che blocca le inserzioni pubblicitarie.

Sign up for our daily Newsletter and stay up to date with all the latest news!

Registrazione I am already a subscriber
App icon
FreshPublishers
Apri nell’app
APRI
I commenti degli operatori campani presenti ai presidi

Una serie di manifestazioni per chiedere misure straordinarie a tutela dei produttori agricoli

Moratoria, crisi di mercato, concorrenza sleale e comunicazione uniforme ed efficace: questi sono solo alcuni tra i temi che hanno dato vita e animato lo sciopero cosiddetto "Lumaca", tenutosi lo scorso 3 febbraio in Campania, dove sono stati allestiti 6 presidi, su un totale di 44 che hanno interessato il territorio nazionale, a dimostrazione del fatto che gli agricoltori si sono uniti per una battaglia comune. Hanno preso parte alla manifestazione agricoltori, allevatori e pescatori, che hanno sposato un unico obiettivo: veder migliorare la situazione in cui versano le aziende agricole, ma soprattutto le piccole e medie imprese per poterne salvaguardare il reddito.

Ieri in Campania sono stati 6 i presidi organizzati: tre casertani (Casal di Principe, Capua e Santa Maria Capua Vetere), insieme ai due Presidi della Provincia di Avellino (quello organizzato dall'Associazione UNIAGRI a Flumeri e quello del Comitato Agricoltori Avellinesi ad Avellino) e al presidio di Salerno organizzato dal Comitato Agricoltori della Piana del Sele.

Luigi Iovine, agricoltore e presidente dell'Associazione Coltiviamo Futuro, sottolinea i motivi per cui gli agricoltori casertani, costituiti in associazione autonoma, sono in mobilitazione da oltre un anno e sono in presidio anche stavolta: "Siamo invasi da prodotti senza sicurezza e qualità, realizzati senza il rispetto dei diritti del lavoro che da noi sono invece la regola. Una simile concorrenza sleale ci colloca fuori mercato. L'aumento dei costi produttivi di tutta l'ortofrutta, insieme alla pretesa dei commercianti e della grande distribuzione di pagarci sottocosto, ci costringono alla chiusura. Per questo abbiamo scelto la via di organizzarci con il Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani e per questo chiediamo al Governo atti straordinari, per salvarci dalla chiusura".

Giuseppe Di Niola, anch'egli frutticoltore della zona di Capua e referente dell'Associazione Terra Mia C'È ricorda i rischi per il casertano di perdere le sue eccellenze, che hanno fatto grande il territorio: l'ortofrutta e l'agricoltura. "In realtà stiamo producendo debiti e, se non cambiano le cose, del nostro grande patrimonio di lavoro rimarrà ben poco. La prima delle misure straordinarie che ci serve è una ristrutturazione e abbattimento delle situazioni debitorie e una forte iniziativa di rilancio del settore. Ma sono innumerevoli le problematiche che da anni attanagliano il nostro settore, e noi siamo stanchi di dover essere sempre l'anello debole di tutta la filiera, pagandone sempre lo scotto".

Michele Conte, coordinatore del presidio salernitano e portavoce del Comitato Agricoltori della Piana del Sele, annunciando la partecipazione al presidio, chiama tutte e tutti al coinvolgimento: "Lo dobbiamo alle nostre famiglie e al futuro dell'agricoltura. Non possiamo assistere al degrado economico e sociale di un territorio dall'agricoltura e dell'allevamento come è stato per secoli la Piana del Sele in cui, oggi, le imprese sono a rischio crescente di non farcela".

"Per le comunità delle aree interne montane e collinari (dove si è perso il 75% dell'oltre milione di aziende che hanno chiuso in venti anni) l'agricoltura è la vita. Per questo siamo in mobilitazione per garantirci il diritto a continuare a vivere nelle nostre terre". Queste le parole di Antonello Nudo, dell'Associazione UNIAGRI di Flumeri.

"Buona è stata la partecipazione degli agricoltori campani alla manifestazione, anche se potevamo essere più compatti – riprende Giuseppe Di Niola - Sono accorsi anche altri produttori provenienti da altre regioni come: Calabria, Sicilia, Lombardia, e di questo siamo contenti, perché una volta tanto siamo riusciti a fare aggregazione. La manifestazione si è conclusa ieri, anche se siamo certi di dover continuare a combattere tutti insieme per poter migliorare la situazione delle nostre aziende agricole".

Articoli Correlati → Vedi